Nu Barreto

Nu Barreto. La vertigine delle lucciole

Ultima settimana per visitare la mostra dell’artista Nu Barreto La vertigine delle lucciole, curata da Alessandro Romanini alla galleria LIS 10, al n. 5 di via Cavour, ad Arezzo.

La mostra è la prima personale in Italia per Nu Barreto, originario della Guinea-Bissau, che da oltre 30 anni vive e lavora a Parigi, portando avanti una ricerca improntata a raccontare le violenze e le disparità a cui è stato ed è tutt’oggi sottoposto il popolo africano, sempre da un punto di vista positivo, ovvero con la speranza nei confronti dell’umanità e l’augurio che si verifichi una trasformazione nell’avvenire.

Il titolo della mostra è un rimando al celebre articolo di Pier Paolo Pasolini – di cui ricorre il centenario – pubblicato sul Corriere della sera nel 1975, in cui lo scrittore denuncia il suo rammarico per il passaggio dai valori di un Italia rurale e contadina all’abbandono di questi per una cultura del consumismo derivata dal progresso industriale.

Allo stesso modo, Barreto per La vertigine delle lucciole realizza una serie di lavori pittorici, collage e assemblaggi in cui immagina figure con arti in più, lineamenti ed espressioni eccessive, ma anche figure appena accennate, corpi senza volto, come se dell’essere umano restasse solo l’ombra che adesso vaga in cerca di una dimensione spaziale e temporale, in seguito alla perdita della propria funzione originaria. Questo è ben visibile nelle opere Vultus ed Espanto in cui i corpi sembrano sospesi in aria, galleggiano e volano come in seguito ad un esplosione, sono persi e vagano in cerca di una stabilità che l’artista immagina come possibilità futura.

I collage sono composti da scarti di imballaggio, ogni materiale usato fa riferimento al consumismo, qui individuato quale espediente per rappresentare una delle cause dei disequilibri moderni .

Tra i materiali di scarto, Barreto recupera le infradito abbandonate sulle spiagge dai turisti, per trasformarle in volti, arrivando a realizzare la serie Tongs, dove umanizza il rifiuto, che acquisisce un valore alto e altro rispetto a quello originario.

Ogni opera affronta tematiche attuali ed urgenti, denuncia le sofferenze che tutt’oggi il popolo africano è costretto a vivere, attraverso un linguaggio multidisciplinare che ha origine nel disegno, per un linguaggio chiaro e di forte impatto emotivo.

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