A Giorgio Morandi interessava l’infinito dell’invisibile, a Lucio Fontana l’invisibile dell’infinito. Attraverso circa 60 opere provenienti dai più prestigiosi musei italiani e dalle più importanti collezioni private, si possono ripercorrere i linguaggi dei due grandi interpreti dell’arte d’avanguardia italiana.
Il percorso espositivo si apre con i Concetti Spaziali di Lucio Fontana, dagli anni ’50 agli anni ’60, partendo dai buchi e dalla tele con pietre, fino al periodo dei tagli, le emblematiche Attese. Ma già nella prima sala dedicata allo spazialista, una Natura morta del 1942, con bicchieri e bottiglie, anticipa il protagonista della seconda sala. Ed ecco che arriviamo a una selezione tra le più significative opere della produzione artistica di Giorgio Morandi, tra nature morte e paesaggi, a partire dagli anni ’20 fino agli anni ’60. Anche qua, uno splendido Concetto Spaziale su tela di juta del 1968, fa da apriporta per il contenuto della terza sala, dove campeggiano i celebri Teatrini e una maestosa Fine di Dio, tra le opere più famose dello spazialista. L’ultima sala è dedicata ai disegni, agli acquerelli e alle incisioni dei due Maestri, punti di partenza delle loro evoluzioni creative. Per quanto riguarda Lucio Fontana, non mancano neanche le Nature e i Concetti Spaziali in vetro e porcellana.
Osservando le opere di Giorgio Morandi, si vede una progressiva smaterializzazione degli elementi d’elezione, Nature Morte o Paesaggi di Grizzana, dove i piani d’appoggio o di visione lasciano il posto al vuoto. Un vuoto che si espande oltre i suoi supporti per immergersi nei vari tagli e buchi di Lucio Fontana che del vuoto stesso mostrano la rivoluzione. La presa dello spazio accomuna i due grandi Maestri che solo apparentemente appaiono creare linguaggi diametralmente opposti. Ma in fondo, che cos’è l’arte del Novecento se non una sfida che gli artisti intraprendono per uscire dal visibile, dal direttamente tangibile e dai preconcetti radicati ormai nel corso dei secoli? Entrambi, attraverso i loro linguaggi, cercano di superare i limiti dello sguardo e di offrire una visione rinnovata della realtà e dell’arte stessa, diventando due punti di riferimento essenziali per generazioni di artisti e influenzando l’arte concettuale, la minimal art e le pratiche che interrogano il vuoto e lo spazio.

Le opere di Giorgio Morandi raccontano un tempo sospeso, tra sonno e veglia, tra morte e vita, tra nulla e essere, in una perpetua dualità dove l’equilibrio viene stabilito grazie alla calma e alla meditazione che si espande come un inno alle piccole cose. Bottiglie, piatti, bicchieri, semplici paesaggi espandono i loro confini per assumere una dignità regale, diventando luce e puro colore prima materico e poi evanescente. Spogliando la realtà da ogni connotazione superficiale, l’artista si concentra sulla semplificazione degli elementi e sulla loro essenzialità, dando corpo ad attimi di quiete intensa.
La sua pittura, che unisce realismo e astrazione, ricerca la permanenza e il significato nella semplicità, distinguendosi per la sua visione intima e la sua fedeltà a un linguaggio personale.
Lo stile di Lucio Fontana è invece definito dalla corrente artistica da lui fondata, lo Spazialismo, che mira a superare la bidimensionalità della tela per introdurre la dimensione reale dello spazio nell’opera. I suoi Buchi e Tagli aprono dei varchi verso una nuova dimensione e verso infinite possibilità per l’arte stessa. L’artista non distrugge mai con i suoi gesti, crea invece mondi nuovi elevando i suoi supporti d’elezione alla condizione di varchi, portali, passaggi carichi di possibilità che tramite l’atto di apertura riesce a oltrepassare per indicare una nuova rotta e un nuovo futuro. Per lo spazialista inoltre è fondamentale l’uso del monocromo per mettere in risalto l’interazione tra luce, ombra e lo spazio creato dai tagli come lo è la sperimentazione su materiali non convenzionali all’arte come le strutture al neon utilizzate per la IX Triennale di Milano del 1951, volte anche in questo caso a esplorare la luce e lo spazio.
La pittura di Morandi è stata affrontata nel corso del tempo dai più eruditi e validi storici dell’arte, come del resto è successo per lo spazialismo di Lucio Fontana. Pertanto appare quasi impossibile non ripetere il già detto e creare un sunto piacevole e non troppo prolisso di questa esposizione, merita perciò andarla a vedere con i propri occhi e attraverso il proprio sentire.

