Le case squarciate di Niscemi, ritrovatesi per la recente frana sul ciglio dell’abisso, nelle loro aperture traumatiche sono una metafora emblematica dello sguardo contemporaneo, della rete che indaga il nostro privato trovando interni senza più soglia. Il tecnologico che erode progressivamente le superfici e i confini della privacy, producendo ambienti domestici sempre più leggibili e attraversabili, è il metro col quale leggiamo il presente. Le abitazioni aperte mettono in scena un panopticon rovesciato e instabile in quanto non c’è un centro che guarda bensì una molteplicità di sguardi che si fondono: media, droni, telecamere, spettatori, utenti. Lo spazio non è razionalizzato, è franato, ed è la catastrofe che produce questa virulenta visibilità. Le stanze divengono corpi trasparenti, narrabili dall’esterno e per questo violati due volte, mentre l’interno esposto non ci seduce e, al contrario, disturba, perché costringe a riconoscere quanto il nostro sguardo, quando non incontra resistenza, diventa occupazione aggressiva.

L’estetica dell’immagine presentata in copertina ricorda quella di videogiochi e piattaforme PC che usano case aperte, interni sezionati o vista a spaccato, dove l’abitazione è resa leggibile attraverso un dispositivo di controllo e di voyeurismo. The Sims, il celebre gioco ideato dall’informatico Will Wright, è un’opera del 2000 acquisita nella collezione del Museum of Modern Art, ed è un simulatore di vita domestica in cui il giocatore governa le esistenze e le case di personaggi in un micro-mondo suburbano, rendendo visibili e navigabili gli spazi privati come elementi di progetto e osservazione sociale.


Colpisce, sempre in questa prima foto, l’esposizione di una cameretta, probabilmente di un adolescente, e il pensiero va ad una serie di lavori nei quali l’abitare coincide con l’essere osservati. Scandalishious di Ann Hirsch è una performance su YouTube durata diciotto mesi, tra il 2008 e il 2009, in cui l’artista interpretava Caroline, una “matricola hipster” che balla e fa vlog interagendo con i follower. L’opera è stata tra le prime a esplorare l’intimità domestica, anticipando l’estetica dei canali attuali live che espongono il corpo in modo sessuale. From My Bedroom to Yours, organizzata nel 2016, è stata invece la prima mostra personale di Molly Soda fuori dagli Stati Uniti. L’esposizione includeva venti opere recenti dell’artista digitale di Detroit, realizzate su varie piattaforme digitali come video, gif e NewHive. Nata nel 1989 e ventiseienne all’epoca, Soda racconta che il suo lavoro si concentra sulle ragazze nelle loro camere da letto, portando i comportamenti privati tipici di questi spazi nella sfera pubblica, mostrando così come tale cambiamento influisca sulla percezione e sul contesto di tali comportamenti. My City is Yours di Cao Fei del 2024 è infine una recente esposizione immersiva che trasformava la galleria in una città stratificata tra reale, virtuale e immaginario, nella quale le tecnologie digitali, la cultura pop e la memoria urbana pubblica e privata si intrecciavano per raccontare la trasformazione delle metropoli contemporanee.


L’installazione Tomorrow di Elmgreen & Dragset al Victoria and Albert Museum modificava nel 2014 le sale del museo nell’appartamento decadente di un architetto disilluso, invitando il pubblico a gironzolare tra stanze e oggetti domestici per ricostruire la sua vita e interrogarsi sul confine tra spazio privato, narrazione personale e scena espositiva. Nella grande installazione Storia della Notte e Destino delle Comete di Gian Maria Tosatti presentata al Padiglione Italia alla 59ª Biennale d’Arte di Venezia nel 2022, il percorso sensoriale comprendeva anche spazi che richiamavano ambienti domestici e interni familiari, come stanze apparentemente abbandonate con elementi quotidiani (telefono al muro, rete di materasso, luci basse, porte cigolanti), le quali evocavano l’intimità violata e lo sguardo sulla vita privata. Nelle sue installazioni le stanze abbandonate sono sovente post-evento: qualcosa è accaduto (industriale, naturale, storico) e gli spazi sono rimasti aperti perché è il mondo che ha ceduto.

Da The Sims fino a Tosatti la casa aperta e accessibile è la forma visiva dominante del presente digitale. Nella sua fruizione lo spettatore diviene un intruso, consapevole di violare la privacy ma anche di rendere lo spazio interno un dispositivo critico che non ci comunica più una dimensione pacifica. Questo lo ha compreso bene Rachel Whiteread la quale a partire dai primi anni Novanta, con i calchi di stanze e interni, trasforma lo spazio domestico in un negativo solido, rendendo visibile l’assenza e fissando la memoria dell’abitare come traccia monumentale di ciò che non c’è più. Anche a Niscemi vediamo ciò che non c’è più: la frana svuota le case e ne espone il negativo e quando una casa perde i muri e l’interno diventa, senza mediazione artistica, immagine pubblica di una perdita, assistiamo allo spettacolo come dopo una catastrofe.

