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Un dettaglio dell’opera You Know The Devil Is In The Details (Olio su tela, 100x140 cm. 2025) di Romane de Watteville vincitrice del Premio Illy SustainArt Acquisition Award. Courtesy Ciaccia Levi, Paris

Arte Fiera a Bologna, 2026: la Main Section

La nuova edizione di Arte Fiera a Bologna, quest’anno è sotto la direzione e la guida di Davide Ferri, già per sei anni curatore della sezione Pittura XXI, affiancato da Enea Righi, che per il quarto anno ricopre il ruolo di direttore operativo. 

Si inaugura a Bologna un nuovo ciclo con la 49ª edizione, in cui espongono 174 gallerie italiane, alle quali si aggiungono 12 espositori della sezione dedicata all’editoria e 15 di quella dedicata alle istituzioni, per un totale di 201 espositori. Il titolo di questa edizione, Cosa sarà, è un omaggio alla città di Bologna e al suo cantore Lucio Dalla, come ci ricorda Davide Ferri: «Viene da una canzone che amo molto di Lucio Dalla, del 1979, cantata con De Gregori, un omaggio implicito a Dalla, certo, ma mi piace anche l’idea di un Dalla “aperto”, in dialogo. Per me, però, non è solo un omaggio: è un titolo che segna un nuovo ciclo, inevitabilmente legato alla mia direzione». 

All’interno è presente la Main Section di Arte Fiera, suddivisa in arte storicizzata e contemporanea; ad essa si affiancano cinque sezioni curate da differenti personalità, tra cui Alberto Salvadori alla direzione di Venetismo+, Marta Papini per Fotografia e dintorni, Lorenzo Gigotti per Multipli, Michele D’Aurizio con Prospettiva e, infine, con Ilaria Gianni la sezione della Pittura XXI.

La sezione Main Section si configura come una miscellanea che spazia nella co-presenza, all’interno dello stesso spazio, delle più svariate forme d’arte, attraverso l’utilizzo di materiali e tecniche di ogni genere. Entrando in questo spazio immenso si viene travolti e investiti dalla potenza del colore, nelle sue diverse declinazioni e forme. La sezione è attraversata da diversi filoni artistici e tematici che la animano e che creano un rapporto germinativo tra le varie opere. Uno dei primi nuclei che emergono è quello dell’identità, accolta o negata. Da una parte l’auto-sguardo su noi stessi in senso riflessivo, nel ritrovarci inclusi nel quadro specchiante dell’opera di Michelangelo Pistoletto, Selfie Autoritratto(2023); dall’altra, lo sguardo ci viene sottratto, come nell’opera di Marcello Maloberti, La conversione di San Paolo(2025), dove Cristo stesso rivolge lo sguardo altrove, dandoci le spalle come gesto di denuncia e di negazione. Il percorso prosegue poi con il colore nella sua potenza espressiva ed emozionale, un’irradiazione di energia, con Mario Schifano, Isola di Capri (1971); la materia come veicolo emotivo, nei tessuti di Joel Andrianomeriosa, TOKOTANY ACT XIV(2025), o nella scultura come mezzo per liberare la materia dall’oblio e darle una nuova vita e una nuova memoria, che emerge nelle varie sculture di Chris Soal come un atto di rigenerazione della materia, che si fa vita; o negli studi più matematici dell’ingegnere Arcangelo Sassolino con Conseguenza come forma (2026), che lavora sul punto di massima compressione o di estroflessione della materia, prima di un suo possibile cambio di forma o di stato. Gli artisti della Transavanguardia si rivelano un terreno di gioco e confronto, anche nel dialogo stesso con i galleristi, nel ricercare riferimenti alla tradizione figurativa antecedente, come Sandro Chia, Scena agreste (1990), che richiama nel corpo della figura femminile le bagnanti di Paul Cézanne, il colore dei  Fauves, in questa ibridazione di stile che accenna alle tessere cromatiche del pointillisme, e anche Nicola De Maria con Bagno dei fiori: esplosione cosmica del profondo (2024), della stessa corrente ma contemporaneista, con riferimenti allo stile astratto di Joan Miró. Il richiamo a un primitivismo emerge con Carlos Amorales, che utilizza una tecnica africana particolare (bogolan) in cui applica il fango sul cotone, andando a lasciare un’ombra che crea delle sagome semi-umane dalla forma semplice, essenziale e allungata, rimandando agli archetipi delle anfore funerarie attiche del periodo geometrico (760 a.C.), e nell’opera Involution Report 01, omaggia quella danza nota nella celebre opera di Henri Matisse. La vincitrice del Premio Il Marval Acquisition Award è stato assegnato a Romane de Watteville, per il dipinto I could claim the dreamers from the dreams (2025), attraverso questo stile immaginifico, che si esprime in collage pittorici surrealisti, carichi di sogno e memoria. Il colore rosa diventa l’elemento predominante sotto un’ottica tutta al femminile, in cui l’artista ci permette di aprire una finestra sulla sua intimità, sul piacere di utilizzare abbigliamento, accessori e calzature altamente ricercate, ma indossandole solo per se stessa, per il suo piacere personale. Nelle varie sezioni espositive c’è questa volontà e il desiderio ludico di raccontarsi e condividere, e nei casi più fortunati si ha la possibilità di parlare con gli artisti stessi. Nel mio caso ho avuto l’opportunità di incontrare l’artista Gianni Asdrubali, che in un crescendo di considerazioni, inizialmente tecniche, e poi successivamente sul pensiero progettuale, è riuscito a portarmi dentro la sua visione, facendomi comprendere la necessità più profonda della sua opera Kazombo: l’angelo marziano (2024), rappresentare il vuoto e l’assenza, come ricorda l’artista: “Il segno che si dà e si nega allo stesso tempo, ciò che manca, che mi inquieta e mi dà lo stimolo ad agire, ma l’azione del segno è strumentale a quell’assenza. Il nulla emerge, e il vuoto non è più vuoto ma diventa pieno”. È questa la ricchezza più grande di Arte Fiera: la possibilità di confrontarsi e di conoscere ciò che per l’autore è la cristallizzazione della sua essenza artistica e per altri diventa desiderio di possesso collezionistico. Davide Ferri ha avuto la grande intuizione di collegare la fiera al contesto socio-culturale che l’accoglie, di cui Lucio Dalla è stato ed è icona culturale, stimolando ancora oggi un dialogo tra poesia, musica e immagine, come nel recente omaggio a lui dedicato dalla Fondazione Lucio Dalla, con un murales realizzato dall’artista Kotè nelquartiere Navile di Bologna. Cosa sarà non è solo il titolo di questa edizione, ma una ricerca che attraversa l’intera fiera: nel testo poetico di Dalla, non c’è una risposta, ma una tensione verso qualcosa che non si conosce, ma si avverte come necessario. Allo stesso modo, Arte Fiera, come afferma lo stesso Ferri, sembra interrogarsi sul proprio senso di esistere, trovando forse non nella certezza, ma proprio nell’apertura all’incertezza e alla curiosità, la sua forza. Se è da sempre la curiosità a muovere l’uomo verso la scoperta di nuovi orizzonti da abitare, questo è il luogo giusto: uno spazio accogliente, dinamico, ricco di nuove possibilità, per chi ama scoprire e riscoprirsi.

Arte Fiera 49ª edizione
da venerdì 6 a domenica 8 febbraio, 2026
Viale della Fiera 20, Bologna

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