Le chiavi e la soglia / Diario di viaggio #1

Le chiavi e la soglia è il titolo del progetto di Alessandro Fonte, classe 1984, con cui la Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso, Teramo, si è aggiudicato il sostegno del bando “Per chi crea”, promosso da SIAE e MIBAC.

Le chiavi e la soglia è il titolo del progetto di Alessandro Fonte, classe 1984, con cui la Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso, Teramo, si è aggiudicato il sostegno del bando “Per chi crea”, promosso da SIAE e MIBAC. Nelle parole del curatore, Pietro Gaglianò, che ha affiancato Fonte dalle prime fasi di riflessione e progettazione, “Segno” propone un diario di viaggio che, in diverse puntate, accompagna i passaggi della realizzazione delle opere, dalle iniziali indagini sul territorio fino alla presentazione pubblica delle due opere, che saranno installate in modo permanente nello spazio di Castelbasso.

Le chiavi e la soglia descrive in un’unica, breve locuzione gli elementi che hanno ispirato l’artista nella ricerca di una connessione tra le emergenze di Castelbasso, del suo spazio urbano, della sua architettura, soprattutto della sua comunità, e la propria estetica, profondamente legata alla conoscenza dei luoghi, ai legami sotterranei, alla possibilità di far riverberare storie taciute da tempo. Per questo motivo si è ritenuto necessario un lungo percorso di preparazione, iniziato nel mese di ottobre, che prevede l’incontro con gli abitanti, la presenza negli spazi e nei tempi della loro quotidianità, la raccolta delle loro storie e delle loro prospettive. A ottobre i residenti di Castelbasso e degli immediati dintorni sono stati invitati nella sede della Fondazione dove l’artista e il curatore hanno raccontato l’origine e lo svolgimento dei progetti e quanto siano necessari il contributo e un rapporto sincero con persone del luogo  per il successo delle opere stesse. Così, tra le domande, il dubbio, la curiosità e un nuova vibrazione tra il passato e il presente, si è inaugurato il percorso de  Le chiavi e la soglia.

Le chiavi sono quelle delle molte porte che a Castelbasso, come in larga parte dell’Italia interna, afflitta da emorragia demografica, non si aprono più su una casa, su un armadio, su spazi un tempo densi di vita e attività laboriose. Tutte queste chiavi, nel progetto di Fonte, verranno trasformate in una nuova forma, con una nuova funzione che l’artista ha concepito per loro: una campana che sarà installata in uno spazio pubblico del paese  e che verrà suonata in una cerimonia laica e collettiva, dove tutte le voci delle chiavi “perdute” suoneranno coralmente. 

La soglia invece rappresenta il luogo che primariamente definisce il rapporto tra pubblico e privato, tra la casa e la strada, nella dimensione dei piccoli centri. Sulla soglia di casa si trascorre il giorno, seduti su sedie che alla sera vengono rimesse dentro. Il percorso lungo le vie dei paesi è costellato da questi incontri con anziani e bambini che portano nello spazio comune un arredo domestico.

Le sedie, arcisimbolo del focolare e della convivialità, sono il fulcro dell’altra ala del progetto. Di alcune sedie del paese verranno infatti realizzate copie fedeli in materiale durevole che verranno installate in diversi luoghi del di Castelbasso. In questo modo verrà rinnovato il patto tacito della collettività che si incontra e si rigenera nello scambio e in un inestinguibile mutualismo.

Per la raccolta delle chiavi e per la scelta delle sedie è stato indispensabile un tempo lungo e disteso di incontri che hanno portato l’artista e il curatore casa per casa, perché il fattore più importante, il vero collante dell’intero progetto sono le storie narrate dai residenti, il loro saper osservare il linguaggio del contemporaneo e assumerlo nel proprio quotidiano, il loro voler condividere, nel racconto del passato, il proprio presente con chi “viene da fuori”.

Durante il soggiorno in Abruzzo, parallelamente alla dimensione relazionale, si è reso necessario anche un approfondimento sulle tecniche di realizzazione per entrambe le opere. Contando sulla lunga consuetudine della Fondazione Menegaz nella collaborazione con le eccellenze produttive dell’area, è stato possibile cominciare a delineare processi, metodi e forme sia per i calchi delle sedie sia per la fusione della campana. In quest’ultimo caso, seguendo la traccia della più autorevole tradizione fonditoria, il gruppo di lavoro si è spinto fino ad Agnone, in provincia di Isernia, dove è operativa la più antica fonderia italiana di campane, appassionatamente gestita da innumerevoli generazioni dalla famiglia Marinelli. Delle molte cose che in questa occasione si sono apprese sulle campane, sulla loro forma inevitabile e sui materiali si approfondirà nella prossima tappa del giornale di viaggio.