La sperimentazione libera e testarda di Corrado Cagli

Trovarsi difronte a circa 200 opere dell’anconetano di nascita, ma romano per tutta la vita, Corrado Cagli, non capita molto spesso, ma il Museo di Palazzo Cipolla, a Roma, l’ha reso possibile con la mostra retrospettiva ed antologica Corrado Cagli. Folgorazioni e mutazioni, curata da Bruno Corà, in collaborazione con l’Archivio Cagli e promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale

“Come il lavoro che vado facendo andrà collocato nell’ambito delle ricerche odierne non è un problema per me, ma potrà esserlo, eventualmente, per amici, critici e poeti”. Così Cagli parla delle sue sperimentazioni in un’intervista apparsa su «L’Europeo» il 14 febbraio 1965, ed effettivamente la sua “schizofrenia stilistica”, come la definisce Raffaele Bedarida, rende difficoltoso il compito di una sua precisa collocazione nella storia dell’arte. Questo solo, però, se teniamo conto di una scansione periodica formalista.

La sequenza di period rooms, che espongono ordinatamente i maggiori cicli pittorici, e non solo, dell’artista, sembrano mostrare al visitatore, di volta in volta, una personalità differente, che in realtà è una diversa sfaccettatura del suo lavoro, costantemente in trasformazione e reinvenzione, nella pura negazione di voler stagnare in un movimento artistico prestabilito o di ricercare un riconoscimento stilistico. Le sue ricerche iniziano a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, nell’ambito della Scuola Romana, alternative a quelle futuriste e in aperta polemica con Novecento, di cui però si trova concorde sulla forza del muralismo, che pratica di frequente, qui testimoniato con alcune fotografie dell’epoca e diversi disegni preparatori. In queste sale troviamo anche le sue grafiche, i disegni e le ceramiche dipinte, legati, come i quadri, che a volte sono più vicini ad un certo tipo di espressionismo, a volte alla metafisica, altre ad una semplificazione formale tipica degli anni ’30, al concetto di “primordio”, che contrapposto all’idea sironiana di recupero delle tradizioni, riprende iconologicamente il passato, soprattutto attraverso la pittura storica e mitologica, per scavare più profondamente nel proprio presente.

Obbligato durante la guerra a fuggire a New York a causa delle sue origini ebraiche, Cagli si arruolerà nell’esercito americano, parteciperà al D-day e nel 1947 tornerà a Roma, dove poco dopo presenterà le sue Prove neometafisiche. Queste riflessioni pittoriche non vogliono riprendere De Chirico ma sono legate alle nuove scoperte matematiche (la geometria non-euclidea di Donchian e le superfici continue di Moebius) in cui la drammatica inquietudine derivata dall’esperienza bellica è presentissima, quasi tangibile. Sulle stesse riflessioni sviluppa poco dopo una produzione del tutto diversa e meno emotiva: gli studi sulla Quarta dimensione, vicini in parte all’Informale segnico, ma anche ad una certa personale evoluzione astratto-cubista. Di queste opere negli anni ’60 realizzerà anche alcune sculture in acciaio entrando a tutti gli effetti in una riflessione di stampo spazialista. Da questi studi si svilupperanno due nuove serie tra il 1949 e il 1950, presentate, in questa mostra, nella stessa sala: i Motivi cellulari e le Impronte dirette e indirette, due diversi studi sulla purezza del valore segnico ma anche sul segno inteso come alfabeto, sull’automatismo psichico e, in contrapposizione, sull’impronta come unicum. Incredibile come tra queste opere si possano riconoscere elementi tipici di periodi storici passati e futuri alla loro creazione: dall’astrazione avanguardista di Klee al, seppur solo evocato, neoespressionismo, passando per riflessioni che saranno tipiche di Capogrossi, Accardi e Rauschenberg.

Continuando la visita, ci si trova ad ammirare, una ad una, le ultime quattro eterogenee serie in mostra, prodotte tra gli anni ’50 e ’60: le Metamorfosi, in cui torna forte la mitologia degli anni ’30 e in cui Cagli sembra fare una riflessione sulla sua natura artistica; le Variazioni orfiche, in cui attraverso immagini totemiche variopinte, senza tempo e poco rassicuranti riflette sull’immagine archetipica, materiale e mentale; le Carte, esposte nella stanza più affascinante della mostra (con le sue pareti totalmente nere e le luci indirizzate alla perfezione sulle opere), che difficilmente non stupiscono il visitatore che si rende conto di non trovarsi davanti a dei fogli piegati ma ad una loro perfetta mimesis, in un lavoro che riflette tra materia e immagine, nell’analogica azione (il disegno) di riportare il tridimensionale al bidimensionale; e infine le Mutazioni modulari, morfologie quasi biologiche che si sviluppano concentricamente attraverso l’elemento del cerchio, ripetuto, sovrapposto e affiancato. Qui troviamo anche una piccola serie di inchiostri su carta di riso dedicati all’opera più famosa di Erasmo da Rotterdam: “Elogio della Follia”, in cui i meandri della ragione umana si mostrano come una labirintica membrana che fuoriesce dalle teste degli eleganti personaggi, in una sorta di ibridazione stilistica tra le sue riflessioni degli anni ’30 e quelle degli anni ’60.

Inoltre la mostra ci ricorda l’assiduo lavoro di Cagli per il teatro, come scenografo (seppur lui si definì pittore di scene rifiutando quest’appellativo) e costumista, con una variegata serie di bozzetti, e la fertile collaborazione che ebbe con l’Arazzeria Scassa nella curiosa sperimentazione del connubio tra il proprio linguaggio pittorico e l’arte tessile.

In definitiva la produzione artistica plurale e multiforme di Corrado Cagli va ad inserirsi in un discorso sempre personalissimo che interessa l’immagine e la rappresentazione nella sua totalità: sia essa reale che astratta, su due simultanee strade sempre in relazione, nel rifiuto di qualunque catena stilistica, restando per tutta la vita libero come pochi altri artisti del suo periodo e presentando un atteggiamento verso tecniche, supporti e materiali molto contemporaneo. Questo allestimento lo dimostra, così come mette in luce la forte influenza di Cagli sulla generazione successiva alla sua, ponendo l’attenzione su un artista eclettico, di cui a volte non se ne parla abbastanza.

Corrado Cagli. Folgorazioni e Mutazioni.

a cura di Bruno Corà

Fino al 6 gennaio 2020

Museo di Palazzo Cipolla

Via del Corso, 320 – Roma

orario: dal martedì alla domenica 10.00-20.00; biglietto intero 7€, ridotto 5€; tel: 06 9837051