Uwe Jaentsch
Uwe ti ama (immagine da pinterest)

Invito al poliamore

Sulla rimozione di un discusso intervento di street art nel centro di Palermo.

Missione compiuta. L’abnegazione di un’artista può davvero cambiare il volto a un quartiere, rianimare una città. Questo mi sarebbe piaciuto leggere sul blog di Uwe Jaentsch, alla notizia che una sua opera, la scritta Uwe ti ama, impressa nel 2007 sulla facciata di palazzo Mazzarino Merlo a Palermo, sarebbe stata “rimossa e danneggiata” dalle maestranze che finalmente procedono al restauro dell’edificio.

Invece no. L’artista austriaco, ma palermitano d’adozione, che in quella casa si era stabilito trasformandola in studio e privata abitazione sino allo sfratto del 2018 per occupazione abusiva, non vuole proprio saperne: “Visto che la Direzione Lavori del cantiere edile del condominio intende mettere mano al restauro del prospetto del Palazzo Lo Mazzarino – bene storico architettonico inserito nel PPE del Centro Storico di Palermo – è opportuno che la Direzione dei Lavori renda pubblico, con le relative approvazioni e pareri degli enti preposti, il nulla osta ad intervenire […]. Riguardo all’opera ‘Uwe ti ama’, mi tutelerò secondo la legge nelle sedi opportune”.

Allucinante, non vi pare? Chi non si è certo distinto per regolarità amministrativa, chiede tutela legale. Sembrerebbe una di quelle farse del dopoguerra, stile Guardie e ladri, o Totò cerca casa, in cui i ruoli si ribaltano. Come tale, a giudicare dai commenti, che desumo dall’edizione online del “Giornale di Sicilia”, la hanno infatti intesa i cittadini: “Ma date un colpo di vernice bianca!”; “Solo a Palermo uno può imbrattare una parete ed essere considerato artista”; “Da questo ‘artista’ non mi farei pitturare neanche lo scantinato”; “Io di arte non ne capisco niente, ma se questa scritta è considerata ‘arte’ allora penso che essere artista è facilissimo”; “… E vedi che perdita per l’umanità! Ma quando la smettiamo con queste buffonate?”.

Va tuttavia precisato a discolpa di Uwe – ma non del suo operato – che, per circa vent’anni, nessuno gli ha impedito di trasformare Piazza Garraffello, in cui sorge il palazzo, in una sorta di feudo personale, prima realizzando un’enorme cattedrale di rifiuti all’interno dell’ex Loggia dei Catalani, poi imbrattando, e questo è davvero imperdonabile, con la scritta “Si Vende” la Fontana cinquecentesca della piazza: per protesta contro il degrado, s’intende. Ora, se la Fontana era lecito “venderla”, cosa impedisce all’artista di esportare la sua preziosa scritta altrove?

Momo Calascibetta, Momo ti Ama, 2018

Capisco che, nella nativa Austria, potrebbe essere difficile trovare il luogo adatto – l’ultima volta che sono stato a Vienna, sono rimasto quasi un’ora bloccato a un semaforo perché due operai erano intenti a … lucidarlo – ma qui in Italia di rifiuti e quartieri in rovina non ne mancano.

Coraggio, Uwe! A Palermo piace il poliamore: non te ne avrà, se concedi ad altri i tuoi favori. E soprattutto, non temere: come i nani della corte spagnola resi immortali da Velázquez – simboli di un destino anche più infame di quello della piazza – i prospetti coi tuoi murales continueranno a vivere nei dipinti di Guglielmo Manenti e Momò Calascibetta. Potrebbe forse attenderli un destino migliore?

Guglielmo Manenti, Beautiful Flash, 2019