Alberto Garutti e, sullo sfondo, Felice Levini

In ceramica

Alberto Garutti, Felice Levini, Donatella Spaziani, H.H. Lim, Gino Sabatini Odoardi sono i protagonisti di In ceramica a cura di Alessandro Cocchieri al MAXXI L’Aquila dal 20 luglio al 3 settembre 2023

Sotto certi aspetti il processo di lavorazione della ceramica può essere letto come una metafora della creazione artistica stessa. Quella della ceramica è “un’arte e tecnica […] di fabbricare, partendo da minerali incoerenti di tipo argilloso, oggetti plasmati (a mano o a macchina) che, previo essiccamento, vengono resi resistenti mediante cottura in appositi forni”. Così leggiamo alla voce ceramica nel vocabolario (Treccani) e quell’assemblaggio di minerali incoerenti assomiglia tanto all’insieme delle “idee incoerenti” dell’artista che, intento nella sua ricerca, plasma un’unica idea in un’unica immagine. Questa azzardata lettura permette di cogliere quella sottile ambiguità dell’arte ceramica tesa nel limbo tra arte e artigianato, che nella mostra In ceramica – presso il MAXXI L’Aquila, a cura di Alessandro Cocchieri – si scioglie con le opere degli artisti Alberto Garutti, Felice Levini, Donatella Spaziani, H.H. Lim, Gino Sabatini Odoardi. Sono tutti artisti caratterizzati per lo più dall’utilizzo di ben altri materiali nella loro ricerca artistica, ma che in questo contesto hanno affidato il risultato delle loro idee incoerenti alle mani di esperti ceramisti, in alcuni casi affiancandoli nella produzione, per cristallizzare in un’unica forma la visione di ciascuno. “Oggi – sostiene il curatore Cocchieri – si è portati a dire con troppa leggerezza che l’arte contemporanea ama la ceramica e che, grazie anche al differente approccio della critica, la ceramica non riveste più il solo status di arte minore e decorativa. Sarebbe necessaria una profonda analisi sul perché è sempre più frequente l’utilizzo di questa materia come medium e traduzione plastica e visiva di un linguaggio artistico e concettuale prima che contemporaneo”. 

L’arte della ceramica è un sapere antico che in Italia trova in diversi contesti tradizioni vernacolari. Non a caso la mostra In ceramica, nasce dalla collaborazione tra il Museo Chini e Contemporary di Borgo San Lorenzo, No Man’s Land Foundation di Loreto Aprutino, Zerynthia e il Museo Acerbo delle ceramiche di Castelli, tracciando perciò una linea geografica tra due dei centri d’eccellenza dell’arte ceramica, tra la Toscana e l’Abruzzo.

La Project Room del MAXXI L’Aquila ospiterà perciò il risultato di cinque distinti percorsi artistici, uniti dal materiale ceramico.

“​​Tutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui, ora” è la scritta dell’opera di Alberto Garutti che, incisa sulla maiolica pavimentale, richiama il modus operandi dell’artista rivolto a trovare nell’incontro con lo spettatore la compiutezza dell’opera intesa come momento di profonda riflessione sul percorso individuale e universale. Anche nei due vasi Sehnsucht l’artista gioca con la complementarietà dei due oggetti per esaltare lo spazio tra loro in quanto luogo di sospensione.Resistente e fragile, il medium protagonista della mostra enfatizza le opere di Garutti così come quella di H.H. Lim, Still Life: una bombola di gas arrugginita è immortalata come in una fotografia nel materiale ceramico, racchiudendo in sé tutta la poetica dell’impercettibile tensione di un oggetto potenzialmente esplosivo, ma allo stesso tempo appartenente ad un immaginario di utilizzo quotidiano. Ricalcando la scuola delle piastrelle ceramiche, l’opera di Donatella Spaziani è un tavolo la cui superficie è ricoperta da scarti di maioliche che, squadrate dall’artista, sono utilizzate come stralci di carta, dove il disegno si fonde con la superficie smaltata, conservando la naturalezza di entrambi i linguaggi. Gli orecchini di Venere, ovvero il Sole e la Luna è il titolo dell’opera di Felice Levini, una scultura aggettante che incarna l’idea temporale delle 24h con due mani che reggono il sole e la luna, invitando lo spettatore a riflettere sulla circolarità del tempo. L’opera di Gino Sabatini Odoardi invece si compone di una serie di 12 bicchieri da osteria – motivo caro all’artista – che nel supporto ceramico perdono la consueta trasparenza a favore di una trasposizione materica e cromatica.