Il 2026 è di certo un anno speciale per Gibellina, prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea. A distanza di circa sessant’anni dal terribile terremoto del Belice che rase al suolo Gibellina e la valle del Belice, Portami il Futuro è il titolo scelto per la manifestazione e mai avrebbe potuto averne uno più acconcio: l’arte viene riconosciuta nel suo valore di volano verso un futuro fatto di bellezza, di intelligenza emotiva, di trasversalità culturale.
Gibellina Capitale, promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e sostenuta da Regione Siciliana, Comune di Gibellina, Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao e Fondazione Orestiadi, sta presentando una programmazione estremamente eterogenea e densa di appuntamenti di alto valore tra arti visive, performance, musica e dibattiti critici.
Il principio essenziale è sempre la forte identità del luogo, la specularità -mai capziosa- tra arte e vissuto.
Un plauso speciale va certamente al Direttore artistico di Gibellina Capitale, Andrea Cusumano e ai tanti artisti, curatori, intellettuali invitati a partecipare a questo evento e a dialogare con dei luoghi già così fortemente caratterizzati e vivi.
Sempre presente e attiva la Fondazione Orestiadi che continua ad omaggiare la memoria di Ludovico Corrao e lo fa attraverso una periodica rifioritura delle sue intenzioni più pure.
Alla metà dell’anno della Capitale ho avuto il piacere e la curiosità di dialogare proprio con Francesca Corrao, Presidente della Fondazione Orestiadi, e figlia del visionario Ludovico Corrao.

Serena Ribaudo Cosa significa per Gibellina essere prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea? E, nello specifico, cosa significa per la Fondazione Orestiadi?
Francesca Corrao Essere la prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea significa per Gibellina vedere riconosciuta una storia unica. È il riconoscimento di un’intuizione nata dopo il terremoto del Belice: quella di scegliere la cultura e l’arte come strumento di ricostruzione civile, sociale e umana. Gibellina ha trasformato una tragedia in un laboratorio internazionale dove artisti, architetti, intellettuali e cittadini hanno immaginato insieme un futuro diverso. Oggi quel percorso diventa un modello per tutto il Paese, perché dimostra che l’arte può generare comunità, memoria, sviluppo e nuove opportunità. Per la Fondazione Orestiadi questo titolo rappresenta, prima di tutto una responsabilità. La Fondazione è nata proprio per custodire e alimentare la visione di Ludovico Corrao: costruire un dialogo permanente tra le culture del Mediterraneo attraverso l’arte contemporanea.
Da oltre quarant’anni lavoriamo affinché Gibellina non sia soltanto un luogo della memoria, ma una città viva, capace di produrre cultura, ricerca e relazioni internazionali. Essere protagonisti di questo anno significa proseguire quella missione con ancora maggiore intensità: valorizzare il patrimonio artistico e culturale che la Fondazione custodisce, sostenere i nuovi linguaggi della contemporaneità, coinvolgere le giovani generazioni e rafforzare il legame tra il territorio e una rete internazionale di artisti, studiosi e istituzioni; per tutti questi motivi la la Capitale dell’Arte Contemporanea non è per noi un punto di arrivo, ma un punto di partenza. L’obiettivo è fare in modo che il 2026 lasci un’eredità duratura: nuove conoscenze, nuove collaborazioni e una rinnovata consapevolezza del ruolo che la cultura può svolgere nello sviluppo dei territori. È questa la lezione che Gibellina offre all’Italia: la bellezza non è un lusso, ma una forma concreta di cittadinanza e di futuro.
S.R. Al giro di boa della prima metà dell’anno quali sono state le maggiori soddisfazioni e -se ci sono- i maggiori rimpianti?
F.C. Tra le maggiori soddisfazioni l’aver riportato in scena per l’Anteprima del Festival Orestiadi nella sua 45° eduzione, “L’Orestea di Gibellina”, l’opera iconica che nel 1982 diede il nome al Festival, nella nuova riscrittura installativaimmaginata per il Cretto di Burri dal Maestro Emilio Isgrò con la collaborazione di Alfio Scuderi che ha visto nel promo fine settimana di programmazione anchela partecipazione straordinaria di Pietrangelo Buttafuoco e dello stesso Emilio Isgrò.
Poi le mostre, presentate per il programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea: Colloqui: Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo, e Prisenti entrambe a cura di Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta. La mostra Colloqui è stata inaugurata dal Ministro Alessandro Giuli in occasione della giornata di apertura delle attività di Gibellina Capitale. E poi il progetto “Scuole a Gibellina” con cui abbiamo proseguito in una delle mission fondamentali delle attività della Fondazione, rivolta alla ricerca e alla formazione delle nuove generazioni. Tutte attività che confermano, giorno dopo giorno, la capacità della Fondazione Orestiadi di essere un luogo vivo, capace di mettere in relazione arte, cultura, educazione e territorio.
Per quanto riguarda i rimpianti, preferisco parlare di sfide piuttosto che di rimpianti, e il 2026 rappresenta per noi un’opportunità irripetibile. La seconda parte dell’anno sarà decisiva per trasformare il grande entusiasmo che si è creato attorno a Gibellina in un’eredità stabile.
S.R. Quali sono stati gli appuntamenti più significativi della FondazioneOrestiadi?
F.C. In questi sei mesi, sono oltre venti le iniziative realizzate dalla Fondazione, tra mostre, residenze di artisti italiani e stranieri, curatele editoriali, attività formative con le scuole medie e superiori del territorio, e le Università nazionali. Per citarne soltanto alcune, le residenze e la mostra curate dal Direttore del Museo delle Trame Mediterranee, l’architetto Enzo Fiammetta e realizzate nell’ambito del progetto PNRR “Terra di cieli, acqua e pietre” all’Eremo di Santa Rosalia alla Quisquina che presentano anche i lavori realizzati in occasione dei laboratori diretti da operatori culturali e gli artisti Cristina Bortolozzo, Jonida Xherri, Giovanni Gaggia e Domenico Pellegrino. Poi le iniziative di sostegno alla creatività giovanile con le attività dedicate a Giufà personaggio ponte nella tradizione narrativa orientale e occidentale: il progetto di lettura Giufà nella Valle del Belìce, e i Premi Giufà in Viaggio verso la pace, illustrazioni e poesie del Mediterraneo in collaborazione con il Festival Illustramente e Poesia giovani Mediterrraneo Ludovico Corrao, e il teatro d’innovazione per l’infanzia in scena alla scuola di Gibellina con Parole e sassi. La storia di Antigone in un Racconto-Laboratorio per le nuove generazioni con Simona Malato per la regia di Letizia Quintavalla e Un’Odissea di Divisoperzero con la regia di Fabrizio Pallara. Abbiamo realizzato anche due Summer school con l’Università IULM di Milano e anche un reading di poesie arabo-sicule con la scuola Garibaldi di Salemi, a cui si sono uniti gli studenti e i docenti di arabo dell’Università di Palermo. Tra le attività che hanno arricchito il programma dei primi sei mesi del 2026, ci sono inoltre la tavola rotonda per gli studenti del I.P. – M.A.T. Santa Ninfa sul tema Dal buio alla rinascita: le protagoniste del cambiamento, la presentazione del volume e della mostra Il Pane Santo, curato da Antonella Corrao, e le iniziative sviluppate insieme all’Europe Desk italiano di Europa Creativa che hanno contribuito a rafforzare la dimensione europea delle attività della Fondazione. Importante anche il contributo della Fondazione al dibattito culturale nazionale e internazionale, grazie alla partecipazione alla Giornata Internazionale dei Musei organizzata da ICOM International Council of Museums a Bari, occasione di confronto sulle sfide contemporanee della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale.
S.R. Può raccontare ai nostri lettori qualcosa del Festival Orestiadi da poco iniziato?
F.C. Oltre alla già citata Orestea, con le Orestiadi n. 45 celebreremo due importanti centenari, attraverso due progetti site specific, declinati negli spazi del Baglio Di Stefano: Dario Fo e Arnaldo Pomodoro. Due creazioni inedite saranno dedicate a questi due grandi artisti, che hanno avuto un rapporto speciale con Gibellina (Dario Fo venne a recitare il suo Mistero Buffo nelle baracche subito dopo il terremoto, Arnaldo Pomodoro con le scene dell’Orestea segnò quel percorso unico per cui l’arte a Gibellina diventava scena e si identifica con il Teatro). Un progetto particolarmente sentito, un gesto di sincero riconoscimento da parte del Festival a cui ha contribuito in maniera determinante, sarà rivolto poi all’artista Roberto Andò, per raccontare la sua multiforme carriera, il cui percorso artistico ha avuto un importante avvio proprio a Gibellina negli anni Novanta, con un suo particolare “Autoritratto” a cura di Vincenzo Trione. Al centro di questo percorso l’installazione immaginata con Mimmo Paladino “Qui la vita non è altrove”, progetto per Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea, con la voce di Toni Servillo, l’11 luglio. Il percorso dedicato a Roberto Andò si chiuderà con una speciale lettura di uno dei suoi primi testi “Diario senza date” con la partecipazione di Moni Ovadia, Marco Betta e Gianni Gebbia.
S.R. Che iniziative ci attendono nei prossimi mesi?
F.C. Vedremo i risultati delle residenze artistiche realizzate nell’ambito della Capitale, come per esempio il progetto di Jonida Xherri che ha coinvolto la comunità e i giovani del centro di accoglienza di Campobello di Mazara per realizzare il nuovo sipario dell’Auditorium del MAC; sarà esposto in Fondazione, nella sala intitolata alla storica ricamatrice Maria Capo, Il mantello di Ludovico, l’opera corale realizzata da Loredana Longo con le ricamatrici di Gibellina nell’ambito del laboratorio Artensis curato da Antonella Corrao. Mentre per quanto riguarda i progetti espositivi, di grande rilievo sarà il prossimo autunno una mostra dedicata all’Art Brut. E saranno come sempre centrali il sostegno alle giovani generazioni di artisti e di studenti, attraverso le residenze artistiche al nostro Museo delle Trame Mediterranee, e i progetti della nostra Biblioteca Empedocle insieme agli accordi di collaborazione con scuole e Università, che si rinnoveranno per tutto il corso dell’anno. Per citarne uno, la sinergia con le scuole del territorio per il progetto “Natura e cultura: i film dal Gran Paradiso al Belìce” nato grazie alla collaborazione con la Fondation Grand Paradis di Cogne (AO) detentore del progetto Gran Paradiso Film Festival, il festival internazionale dedicato al cinema naturalistico diretto da Luisa Vuillermoz.





