Portare uno schermo LCD in processione per le strade di un borgo del Cilento significa spostare un oggetto della quotidianità in un contesto carico di memoria e significati. Da questo cortocircuito è nato MACHINA SACRA, il progetto di Max Magaldi e Matteo Mandelli presentato a Bosco, frazione di San Giovanni a Piro, nell’ambito del festival MicroCosmi. L’azione è cominciata con un gesto destinato a segnare l’intero percorso. Gli artisti hanno inciso la superficie dello schermo, lasciando affiorare la luce che si nasconde dietro il display. La frattura è divenuta parte dell’opera e ha modificato la natura dell’oggetto, con il monitor che ha perso la sua funzione abituale per acquisire una presenza quasi scultorea. Da quel momento, lo schermo è stato trasportato a spalla lungo le vie del borgo, accompagnato dai partecipanti che hanno seguito il corteo.



Il pubblico ha avuto la possibilità di partecipare attivamente all’evento attraverso il proprio smartphone. Collegandosi all’opera tramite un QR code, ogni dispositivo riproduceva infatti una litania digitale che si diffondeva nello spazio urbano insieme alle voci degli altri partecipanti. Le luci degli schermi hanno illuminato il percorso e i volti; nel mentre, il suono dava vita ad una dimensione immersiva che ha accompagnato la processione fino alla Cappella del Carmine. Qui, lo schermo rimarrà esposto per tutta la durata del festival, in modo da conservare la traccia dell’azione performativa e invitare i visitatori a confrontarsi con l’opera anche nei giorni successivi. L’intervento dialoga con una tradizione profondamente radicata nel territorio senza riproporne semplicemente le forme. La processione ha mantenuto infatti il ritmo e la partecipazione collettiva tipici del rito religioso, sostituendo però i simboli tradizionali con strumenti che appartengono alla cultura digitale. Smartphone, display e connessioni di rete entrano così in relazione con uno spazio storicamente legato alla spiritualità, aprendo interrogativi sul ruolo che la tecnologia occupa oggi nella costruzione delle relazioni e delle esperienze condivise.

Anche la preparazione dell’opera ha coinvolto direttamente il territorio. Nei giorni precedenti alla performance, Magaldi e Mandelli hanno lavorato in residenza negli spazi di Casa Ortega, l’abitazione che accolse il pittore spagnolo José Ortega durante il suo esilio volontario nel Cilento. La permanenza degli artisti è divenuta così occasione di incontro con gli abitanti, la parrocchia e la Pro Loco, che hanno partecipato a momenti di confronto dedicati ai temi affrontati dal progetto. Il dialogo con la comunità è entrato così a far parte del processo creativo e ha contribuito alla costruzione della performance. MACHINA SACRA arriva in un momento in cui il rapporto tra esseri umani e tecnologie digitali occupa una posizione centrale nel dibattito culturale. Intelligenza artificiale, dispositivi connessi e comunicazione permanente stanno modificando il modo di vivere lo spazio pubblico e quello privato, influenzando anche le forme della socialità. L’opera raccoglie queste trasformazioni senza assumere un tono celebrativo o nostalgico. Al contrario, mette in relazione elementi appartenenti a mondi apparentemente distanti, lasciando emergere affinità e contraddizioni.
L’incontro tra Max Magaldi e Matteo Mandelli nasce proprio dalla convergenza di due ricerche che, pur seguendo percorsi differenti, condividono un interesse per il linguaggio tecnologico. Magaldi sviluppa da anni progetti performativi e installativi in cui musica, arte contemporanea e strumenti digitali dialogano con i meccanismi della comunicazione contemporanea. Mandelli concentra invece la propria ricerca sulla trasformazione fisica degli schermi LCD, sottoposti a interventi che alterano definitivamente la loro superficie. Tra i lavori più rappresentativi figura The Contact, ciclo di opere in cui la rottura del display diventa metafora della distanza che separa l’esperienza digitale dal contatto diretto con la realtà. In MACHINA SACRA questi due percorsi trovano un terreno comune. Il suono, la luce e la materia tecnologica costruiscono un’opera che vive nello spazio pubblico e coinvolge direttamente chi vi prende parte. La processione attraversa il borgo e, allo stesso tempo, il nostro immaginario quotidiano, dove gli schermi rappresentano ormai una presenza costante. Spostati all’interno di un rituale collettivo, quei dispositivi assumono un significato diverso e invitano a osservare con occhi nuovi il rapporto tra memoria, partecipazione e tecnologia.


