Gianluca Ragni

Gianluca Ragni intervistato da Lorenzo Kamerlengo per The Hermit Purple, Luoghi remoti e arte contemporanea su Segnonline.

Parlami di un tuo maestro, o di una persona che è stata importante per la tua crescita.

Non penso di aver avuto un unico maestro, mi sono sempre rapportato con le perplessità e le domande che in me da anni costruiscono dei piccoli tasselli, grazie ai quali riesco ad apprendere delle parole o delle frasi fondamentali alla comprensione di ogni singolo passo fatto. Non ho molta memoria, è genetica non posso farci nulla, ma ricordo frasi che mi conservo con gelosia all’interno del mio vento e del mio flusso.

Quali sono secondo te il tuo lavoro/mostra migliore ed il tuo lavoro/mostra peggiore? E perché?

Sono pieno di lavori che non sopporto, li detesto ma li apprezzo perché sono coraggiosi e scavano dentro di me delle consapevolezze, dopo anni mi rispondono ad alcune domande che mi sono posto in precedenza. Le mostre a cui ho partecipato non sono abbastanza da farmi pensare ad una in particolare che sia stata percepita da me come negativa, se dovessi intuire delle negatività cercherei di evitarle insomma, ma sono sicuro di non poterci riuscire, saranno le opere a dirmi cosa devo fare.

Se ti ritrovassi su un’isola deserta, proseguiresti la tua ricerca artistica? Se sì, in che modo?

Ma sono da anni nel deserto, nel deserto totale dove intorno non riesco ad appoggiarmi a nulla, ma ci sto bene mi sento a mio agio e sono felice di esserci entrato molto giovane in questo deserto che ho dentro, proseguo senza una rotta e facendomi trasportare dal garbino tiepido, quello che piace a me.

In che modo sta influendo l’isolamento di questo periodo su di te?

Ibidem la domanda precedente.