Artissima
Giancarlo De Carlo

GDC attualità dell’opera

Sala editori pubblica un volume dedicato a Giancarlo De Carlo dove sono raccolti gli interventi alla giornata di lavoro, del 9 dicembre 2019, a tre giorni dal centenario della nascita.

“Questo libro è un “pro-memoria” è il titolo dell’introduzione del volume, curato da Federico Bilò, Antonio Alberto Clemente e Alberto Ulisse, edito da SALA Editori, in Pescara, nella collana “Arte: Cultura dell’immagine/immagine della cultura”, diretta da Lucia Spadano. Un pro-memoria per ricordare la figura di Giancarlo De Carlo, architetto, urbanista, teorico dell’architettura e docente. Nel volume sono raccolti gli interventi a una giornata di lavoro, svoltasi presso il Dipartimento di Architettura di Pescara il 9 dicembre 2019, a tre giorni dal centenario della nascita. Ricordare GDC ha lo scopo di indirizzare studenti e architetti ad approfondirne la conoscenza, poiché tale figura è ritenuta di fondamentale importanza nel presente e, di conseguenza, nel futuro. Il volume sceglie di presentare alcuni spunti di riflessione, senza alcuna pretesa di una descrizione esaustiva.

Il libro si apre con una raccolta di foto di GDC e di alcune sue opere, schizzi, disegni e copertine di libri, a sottolinearne la poliedricità e a fissare un immaginario decarliano minimo. 

In uno dei primi testi, Antonello Alici ne delinea il profilo professionale, dando la parola a John McKean che nel 2004 scrive: “He is not an architect who plays at being a theorist, but an intellectual whose medium is architecture”. E qual è l’approccio di GDC all’architettura? Egli parte dal luogo, rintracciandone i principi, ovvero il codice genetico, e risalendo al carattere del luogo e alle sue peculiarità sociali, ovvero a quell’equilibrio tra natura e storia con il quale il progetto architettonico dovrà colloquiare. Ne parla Domenico Potenza a proposito del libro “Viaggi in Grecia”: il viaggio, fondamentale per l’architetto, in quanto esperienza e osservazione diretta dei luoghi. Osservazione da affiancare ad una fase di studio euristica, fatta di riflessioni sul rapporto tra architettura e urbanistica e sulla lettura della città e del suo intorno, come specifica Antonio Clemente, il quale delinea i temi salienti della Collana “Struttura e forma urbana” che GDC ideò e diresse. Una raccolta di libri, quest’ultima, di grande rilevanza, ispirata dall’accostamento di architettura, letteratura, poesia. Come anticipato poco fa, l’attenzione dell’architetto è rivolta tanto al luogo fisico quanto alla sua caratterizzazione sociale. Vivaci sono, in tal senso, il racconto di Luigi Mandraccio sul lavoro di recupero dell’antico borgo di Colletta di Castelbianco, in Liguria, e la descrizione, condotta da Ettore Vadini, del processo che avvicinò GDC alla città di Matera e al concorso per Spine Bianche. GDC, in questa circostanza, osserva la «realtà» colta tra la civiltà contadina dei Sassi, per disegnare un progetto specifico. Una spiccata sensibilità dovuta anche al suo interesse per l’Architettura Spontanea, già studiata da Giuseppe Pagano. GDC osserva gli abitanti e chiede loro di partecipare attivamente al processo progettuale: egli è tra i pochi a teorizzare e sperimentare la partecipazione nell’ambito della progettazione. L’intento è di superare l’eccessiva autoritarietà del modo di progettare moderno e impegnarsi nella ricerca di un processo di coinvolgimento dei reali utenti, per raggiungere un’architettura che sia“sempre meno la rappresentazione di chi la progetta e sempre più la rappresentazione di chi la usa”. Donatella Radogna parla anche dell’approccio narrativo di GDC all’architettura, tramite il quale viene considerato l’uomo reale e non quello ideale e dove le costruzioni, soggette alle modificazioni del tempo, sono in costante divenire. Ne risulta una storia di storie, per riprendere la locuzione usata da Alberto Ulisse nel suo testo, quando si riferisce al lavoro di recupero del Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena a Catania. Ulisse sottolinea l’importanza, per GDC, dello sguardo nel profondo delle stratificazioni, per attingere alla sostanza delle cose e per dare avvio al processo di trasformazione dello spazio. Lo spazio, punto focale dell’intero lavoro di GDC. Qual è il suo approccio al tema? Ce ne parla, per esempio, Lorenzo Pignatti che, considerando il Collegio del Colle a Urbino, si sofferma sull’importanza per l’architetto dello spazio pubblico come occasione di incontro e sviluppo sociale. Come disse Italo Calvino, dopo aver soggiornato nel Collegio: “la tua vita cambia e la causa è l’architettura.” Tramite il progetto, mai realizzato, per l’ampliamento del Museo della Storia Locale di Salisburgo, Paola Misino si focalizza sul concetto di spazio interno come essenza profonda dell’architettura e getta una luce su un divario percepibile ancora oggi nell’architettura contemporanea, quello cioè tra spazio interno e suo involucro. Misino, come anche Tunzi e Mandraccio, evidenzia il modo di GDC di pensare e rappresentare lo spazio: egli lo immagina tridimensionalmente, servendosi soprattutto della sezione e dell’assonometria come principali mezzi di comunicazione.

Si conferma, dunque, la poliedricità di GDC. Claudio Varagnoli sottolinea la natura anarchica del pensiero decarliano: si sofferma, per esempio, sulla relazione dell’architetto con il passato, relazione che non vive sulla base di un rapporto formalistico, ma di ricerca con esiti spiazzanti e non “decorativi”; e sul progetto, inteso come ricerca e non come mera risposta precostituita. 

Subito dopo l’introduzione, Federico Bilò spiega il motivo per il quale GDC, il suo pensiero e la sua architettura, risultino oggi tanto necessari. Bilo’ nomina tre lezioni decarliane, “che ancora servono a capire e ad agire” (Fofi, 2019). La prima è la specificità, che risulta dalla comprensione della complessità della città e del territorio, per produrre appartenenza e “indicazioni generalizzabili”, come dice GDC stesso. La seconda è l’autografia eteroclita e la terza, la centralità dello spazio, assolutamente cruciale perché, come afferma Bilò, il suo modo di intendere lo spazio è medicina preziosa nel panorama architettonico contemporaneo, malato di spettacolarizzazione, di superficialità e di formalismo. Non a caso, la prima pagina del libro riporta le seguenti parole di GDC: “Lo scopo dellʼarchitettura non è di produrre oggetti ma di dare organizzazione e forma allo spazio in cui si svolgono le vicende umane, sviluppando processi; che a un certo punto danno luogo a configurazioni fisiche, ma cominciano prima del loro materializzarsi e continuano oltre il loro dissolvimento, prolungandosi nella memoria e proiettandosi su altri processi” (Giancarlo De Carlo, 1978).


GDC attualità dell’opera
a cura di Federico Bilò, Antonio Alberto Clemente, Alberto Ulisse
Sala editori, Pescara 2020, pp. 160, illustrazioni b/n, euro 14,00
ISBN 978-88-32196-10-8