For IRAN – a contribution to the present

Intervista a Mohammad Fallah, Matteo Innocenti, Zoya Shokoohi

For Iran –Cambiamento È Resistenza, è il progetto espositivo e di ricerca collettivo che suggella la più ampia programmazione di For Iran – a contribution to the present avviata lo scorso 12 ottobre 2022, presso La Portineria (Firenze), dagli artisti iraniani Zoya Shokoohi e Mohammad Fallah in risposta alla situazione critica del proprio paese attraversato, a seguito della morte della giovane Mahsa Amini lo scorso 16 settembre 2022, dalle proteste in difesa dei diritti umani fondamentali e martoriato dalla repressione delle stesse da parte del regime iraniano. 

In mostra le opere che ventotto artist* di diversa provenienza e residenza (Iran, Italia, Afghanistan, Armenia, India, Polonia, Sudafrica, Russia, Stati Uniti, Ucraina) hanno proposto in risposta alla complessa domanda “in che modo la lotta iraniana sta in rapporto sinonimico con le nostre lotte, con la mia lotta in quanto artista, nel luogo in cui mi trovo?”. L’esposizione si compone di opere a stampa, video, installazioni, performance, scultura, pittura: una serie di contributi che – seppur condizionati dalle forti distanze tra i luoghi e dalle limitate risorse economiche che caratterizzano gli spazi non-profit – rispondono in modo insieme personale e collettivo a una questione, quella della libertà e della dignità dell’essere umano, rispetto alla quale nessuno può dirsi indifferente e distaccato.

Da ottobre 2022 La Portineria ha inaugurato il nuovo ciclo di progetti Emerge, in diretta relazione con eventi, fenomeni, problematiche e urgenze dell’attualità, indagando varie declinazioni del rapporto tra arte e società e rendendosi agente attivo di azione e sperimentazione. Da cosa nasce questa urgenza?

M.I.: Emerge nasce al crocevia del percorso personale con una riflessione di natura più generale, ovvero dall’incontro dell’esigenza di spingere la mia ricerca curatoriale in un ambito per me sostanzialmente nuovo – quello che indaga il rapporto tra arte e questioni sociali – e la necessità contingente di mettere in relazione in maniera più pervasiva l’arte contemporanea con le urgenze dell’attualità. Ed è proprio questo il nucleo fondamentale del nuovo ciclo di progetti proposto da La Portineria: provare tramite l’arte ad interrogarsi sulle questioni del presente utilizzando un linguaggio che dismetta la veste elitaria per ridurre la propria distanza anche rispetto ad un pubblico generalista, di non addetti ai lavori.  

Che significato ha per uno spazio progettuale come La Portineria aprirsi a un tipo di programmazione che si colloca sul crinale tra arte e attivismo sociale?

M.I.: La Portineria, proprio per la natura del luogo nel quale si colloca e dal quale trae il proprio nome, si è contraddistinta da subito per la sua dimensione relazionale. Negli ultimi anni Firenze se da un lato ha mostrato una forte attenzione all’arte contemporanea, anche a livello istituzionale, dall’altro ha visto la chiusura di spazi espositivi “not-for-profit” solitamente più sensibili alle tematiche sociali. Riteniamo, quindi, che un progetto come Emerge possa essere utile e funzionale all’intero circuito dell’arte, locale e non.

Come nasce l’idea di convertire La Portineria in emergency room?

Z.S. e M.F.: Da iraniani che vivono lontano dalla propria nazione la prima reazione alla crisi sociale e politica in corso è stato domandarci che cosa potessimo fare per il nostro paese e se fosse eticamente giusto continuare a produrre arte come forma di protesta o scevra da tali scopi. Le uniche certezze immediate erano l’urgenza di voler rispondere attivamente a ciò che stava accadendo e il desiderio di convogliare tutte le energie in luogo per realizzare qualcosa collettivamente. Pertanto, la prima risposta che ha soddisfatto i nostri interrogativi è stata la trasformazione de La Portineria in emergency room. Da fuori lo spazio si presenta come un ufficio, solo la vetrofania “For Iran” palesa, in parte, ciò che accade all’interno. La proposta che offriamo, infatti, è articolata: l’aspetto divulgativo è affiancato a quello di documentazione e archivio oltre che al più recente progetto espositivo. Il programma si compone, quindi, di laboratori didattici per le scuole superiori, di una pagina Instagram (@for_iran__) e di un sito (www.for-iran.cloud) dove è documentata la cronologia degli eventi – presentati con un approccio artistico, senza pretese storico-archivistiche – accaduti giorno per giorno con un corredo di fotografie e video. Abbiamo voluto renderne la dimensione numerica per sottolineare come anche un giorno in più di protesta significhi moltissimo.

Tutto quanto descritto lo portiamo avanti affrontando le difficoltà date dalla indeterminatezza e dalle incertezze di un progetto basato su un’emergenza che accade e si evolve in tempo reale e in continuo divenire.

Dal punto di vista più strettamente artistico il progetto espositivo For Iran che tipo di riflessione critico-curatoriale promuove? 

Z.S. e M.F.: Anche la genesi del progetto espositivo è avvenuta in forma interrogativa, ovvero non è stata nostra intenzione dichiarare un messaggio o fornire risposte precise, bensì abbiamo ritenuto essenziale riunirci in gruppo e interrogarci su un tema, quello delle libertà fondamentali che, partendo dal caso specifico iraniano, si estendesse anche ad altri contesti. A ogni artista presente nella collettiva è stata lasciata libera scelta riguardo all’opera da portare in mostra in risposta alla domanda “in che modo la lotta iraniana sta in rapporto sinonimico con le nostre lotte?”

Come si può contribuire al presente del proprio paese, anche se a distanza, mediante l’arte e la cultura? In che relazione sono i contesti locale e globale, e le dimensioni particolare e universale in riferimento a tematiche come quelle della difesa di valori fondamentali come la libertà?

Z.S. e M.F.: Crediamo che tematiche come la questione iraniana siano da approfondire attraverso il racconto delle storie intime e personali, quelle che sono in grado di suscitare empatia; sono le vicende delle persone comuni ad avvicinare, le narrazioni dal basso, non le conversazioni sui macrosistemi. Le situazioni più circostanziate riescono a rappresentare il contesto generale rendendolo più reale, concreto, tangibile. È così che ci si riscopre parte di un’umanità che non ha separazioni in quanto specie umana. A livello geopolitico, da quando è avvenuto il movimento “Donne Vita Libertà” in Iran, altre popolazioni si sono riunite in nome di questo slogan, con azioni che vanno dalla distribuzione di manifesti a vere e proprie proteste: partendo da una crisi nazionale si scopre che è possibile cambiare le cose anche a livello globale.