Flavio Favelli

Flavio Favelli intervistato da Lorenzo Kamerlengo per The Hermit Purple, Luoghi remoti e arte contemporanea su Segnonline.

Parlami di un tuo maestro, o di una persona che è stata importante per la tua crescita.

In un biglietto da visita di mio padre c’era scritto: Manlio Favelli e subito sotto Artista. Scriveva poesie, si sentiva artista, poi è finita male. Credo che sia partita da lì tutta la faccenda, più che importante direi che è stata la scintilla. In fondo la mia necessità di fare opere nasce dal rivedere e ricostruire certe immagini non chiare nel mio passato di bambino e adolescente.  Che poi oltre ad essere il mio passato è quello della famiglia borghese italiana, in fondo la storia del mondo occidentale moderno.

Quali sono secondo te il tuo lavoro/mostra migliore ed il tuo lavoro/mostra peggiore? E perché?

Cambiano di volta in volta, dipende dai momenti, da come ci si sente, dal clima culturale dal contesto. Come si dice c’è una riscoperta di … lo  stesso avviene con le proprie opere. Ricordo l’intensa mia personale al Museo Marino Marini a Firenze nel 2009 Abito vs Habitat con Alberto Salvadori e infatti la videro in pochi e se ne parlò poco. Peggiore… ma alla fine credo che l’artista in fondo sia l’unico che fa prodotti senza un piano di vendite, certo ci sono quelli che fanno i conti, ma in generale direi proprio per questa rara condizione rispetto alla società, le opere sono tutte le migliori. Anni fa ho esposto una grande opera dopo mesi di lavoro in un capannone in disuso vicino casa sull’Appennino bolognese. Feci una specie di apertura, dove nel grande spazio di circa 300 mq si trovava l’opera. Un imprenditore mi disse: e tu tieni questo grande spazio solo per esporre un’opera?

Se ti ritrovassi su un’isola deserta, proseguiresti la tua ricerca artistica? Se sì, in che modo?

Scriverei, non farei opere concrete, ma pensieri, idee, con l’idea che un giorno qualcuno mi leggesse.

In che modo sta influendo l’isolamento di questo periodo su di te?

Mah, in pratica faccio un po’ le stesse cose, stando in una casa un po’ isolata sull’Appennino, è tutto tranquillo. In fondo mi piace anche, certo qui la situazione non è così drammatica come le zone più colpite. Giusto un pensiero: speriamo che ritorni la normalità, anche se in modo diverso, è comunque un inferno.