Davide Mancini Zanchi, Ritratto.

Davide Mancini Zanchi

Davide Mancini Zanchi intervistato da Lorenzo Kamerlengo per The Hermit Purple, Luoghi remoti e arte contemporanea su Segnonline.

Parlami di un tuo maestro, o di una persona che è stata importante per la tua crescita.

Maestro è un termine che risuona nell’antichità, reputo più influenti, non esclusivamente nel campo artistico, le persone che frequento da tempo e che, chi in un modo, chi in un altro, hanno avuto modo di vivere esperienze vicine alle mie. Oltre alle amicizie con alcuni coetanei, alle amicizie con i miei ex-professori dell’Accademia di Urbino: Luigi Carboni, Giovanna Salis, Alfredo Pirri, Ludovico Pratesi, Gabriele Arruzzo e Matteo Fato; ho modo di frequentare PierPaolo Calzolari e il suo studio, dal quale continuo ad assorbire questioni tecniche e non.

Quali sono secondo te il tuo lavoro/mostra migliore ed il tuo lavoro/mostra peggiore? E perché?

Non è possibile risponderti a questa domanda! non esiste un migliore o un peggiore, c’è una diversità e un contesto; di tutte le cose che ho fatto non ne sono sopravvissute molte, e magari, quelle rimaste con il tempo vengono modificate  o diventano tutt’altro; non penso di essere un artista maturo -andrebbe aperta una parentesi gigante sul termine “artista” e anche sul termine “maturo”- dunque capita che si facciano cose solo per vederle realizzate, ma se le cose escono dallo studio vuol dire che mi soddisfano. Per le mostre è un discorso diverso: per me fare una mostra è una festa, lo trovo bellissimo, lo spazio mi stimola, mi piace pensare la mostra, progettarla e realizzarla, poi andarla a vedere…non è affatto come stare in studio.

Se ti ritrovassi su un’isola deserta, proseguiresti la tua ricerca artistica? Se sì, in che modo?

Se mi trovassi in un’isola deserta per prima cosa farei un giro di perlustrazione per capire se mi piace o no, a quel punto avrei due possibilità: la prima sarebbe quella di fermarmi lì, se il posto mi piace; la seconda, in caso il posto non sia idoneo per me mi vedrebbe dover costruire una zattera per tentare la fuga. Quella zattera, che userei per “salvarmi la vita” farebbe parte della mia “ricerca artistica”?

In che modo sta influendo l’isolamento di questo periodo su di te?

Il mio studio è situato a Località Petriccio, si trova subito fuori Acqualagna, un paesino di circa 4.000 abitanti, a 30 minuti di macchina c’è Fano, con la stazione del treno e l’autostrada più vicine, siamo in provincia di Pesaro e Urbino, nelle Marche. Vivere qui è gia una sorta di scelta di isolamento. L’unica differenza è che non posso frequentare il paesaggio che mi circonda come avviene quotidianamente nella mia vita.