David Tremlett:stupenti carte alla Galleria Studio G7 di Bologna

La Galleria Studio G7 ospita la quarta personale di David Tremlett, un progetto che evidenzia un nuovo approccio dell’artista. raccontato dalla critica Marinella Paderni.

DAVID TREMLETT, 2019 2020 2021 LAVORI SU CARTA è il titolo che accoglie il pubblico a scoprire inediti lavori realizzati dall’artista negli ultimi tre anni, delineando un dialogo site specific tra gli spazi di Studio G7 e lo spazio ‘ideale’ indagato da Tremlett, o ciò che la storica dell’arte e critica Marinella Paderni ha definito ‘Architetture dello sguardo’ nel testo che accompagna il progetto espositivo.

Se la galleria bolognese ha la capacità di trasformarsi metamorficamente seguendo le visioni degli artisti transitanti nella ricerca portata avanti dalla gallerista Giulia Biafore, ecco che, al contempo, tali mutazioni assumono un ruolo intrinseco alla costruzione in itinere della dimensione, privata prima e pubblica poi, con la quale le opere d’arte interagiscono con lo sguardo degli altri. La mostra che ha dato il via alla nuova stagione espositiva della G7 reca con sé la traccia – tangibilissima – di un inusitato approccio indagato da David Tremlett. Ciò che ho chiamato ‘stupenti carte’ definisce un itinerario di ricerca nuovodell’artista, o meglio, emerso ora, il quale, nell’arco dei tre anni evidenziati, ha posto al centro del proprio agire una riflessione che ha che vedere con il tempo, con il viaggio, con la parola e la sua formalizzazione all’interno di una mappatura unica e filosofica.

Cosa è successo all’immaginazione quando siamo rimasti confinati in casa, circoscritti a perimetri limitati, ad azioni essenziali? E alla creatività degli artisti, impossibilitati come tutti noi a viaggiare, ad abitare il mondo secondo scale e proporzioni dal respiro esteso?

Marinella Paderni

La questione su cui si è interrogata la curatrice Marinella Paderni è complessa ed è la medesima che Ella si è posta allorquando ha dato avvio al dialogo con David Tremlett. Una analisi che può apparire ancora oggi sconfinata e che, negli anni a venire, mostrerà la risultanza di una serie incommensurabile di dinamiche interiori formalizzate attraverso e grazie agli artisti.

Se la clausura pandemica ha mutato il nostro consueto paesaggio mentale, ha anche aperto ad altre configurazioni spaziali e temporali sorte da abitudini, movimenti, processi mai esperiti nella quotidianità di prima, come vivere un lungo tempo dilatato stando nello stesso luogo o viaggiare tanto con lo sguardo nella stasi spaziale. Un rapporto di metriche, proporzioni, traiettorie fisiche e psichiche da reinventare ogni giorno che per gli artisti ha rappresentato una sfida, e anche una risorsa dagli esiti incredibili. Le immagini che sono nate durante questo periodo hanno qualità singolari, uniche e irripetibili, perché esprimono l’espansione del tempo interiore su quello fisico e un senso relativo dello spazio.

Nella relazione con lo spazio ed il tempo David Tremlett ha dedicato l’esperienza del confinamento allo studio del proprio archivio, dando corso ad un viaggio del tutto inusuale, le cui tappe sono state una esplorazione ontologica e concettuale delle identità altere dei luoghi, un errare unico e primigenio, afferente al mondo delle idee più che a quello del corpo fisico. Movimento e Percezione sono stati due dei punti cardinali di una bussola originale quanto necessaria, cui ha fatto da contraltare una geometria dell’astrazione fenomenica e lirica tesa verso un altrove probabilmente irrintracciabile. Enigma che viene svelato in una atmosfera in cui parola, segno, cromia e materia si traducono in un conglomerato espresso secondo i termini di una allegoria iconica.

In quella capsula temporale nuova l’artista si è dedicato ancora di più al disegno lasciando che la mano esprimesse le sensazioni del presente mediante la costruzione di spazi dell’altrove, immaginati o suggeriti dalle memorie dei viaggi e dal carattere dei luoghi incontrati. L’emergere di una nuova architettura dell’immagine ha fatto da eco a una diversa architettura della mente, figlia di un momento e di un’esperienza irripetibili.

Narra Marinella Paderni nel testo critico. Ed è attraverso il suo racconto che le carte di David Tremlett assumono connotati traducibili emotivamente, comprensibili mediante l’intelligenza emotiva e la sensibilità che affida alla geometria e al tratto grafico una valenza sensibile. Si legge ancora:

A quei disegni se ne sono aggiunti altri in questi tre anni, espressione di una visualità inedita e di tessiture spaziali che s’arricchiscono di schemi differenti, dove spicca la presenza della parola. I grandi disegni della serie My places sono straordinarie costruzioni che si muovono tra i due elementi che definiscono il nostro essere nel mondo – l’immagine e la parola – alla ricerca di una sintesi dinamica che parli della cultura dell’uomo, del suo divenire. La parola nomina, l’immagine rappresenta, insieme esplorano i territori della conoscenza. Pagine strappate, ingiallite dal tempo, liberamente sovrapposte a disegnare mappature mobili che s’incontrano e s’intrecciano alle geometrie care a Tremlett; frammenti di discorsi scientifici e trattati d’epoca stampati con una calligrafia manuale che ci riporta in un tempo dove la parola aveva un’identità autografa, una cifra stilistica originale.

Una identità autografa in grado di trasformarsi in un non-luogo sostanziato dall’illusione, dove reale e surreale si incontrano, si confondono, rendendo unica l’una e l’altra dimensione.

Le sue geometrie astratte sono presenze che evocano un segreto da ricercare nel gioco di apparizione-sparizione delle forme le une nelle altre: “Credo che in ogni edificio, in ogni strada, ci sia qualcosa che fa scalpore e fa scalpore ciò che è inintelligibile.”

Nell’intellegibile appare ciò che altrimenti resterebbe invisibile, ed è in questo universo che matura il pensare libero e affascinante, curioso e gioioso del mondo e dell’altro da sé. Il progetto di David Tremlett per Studio Galleria G7 assume, dunque, connotati plurimi: spazio, materia, parola, segno interagiscono con il passato, il presente ed il futuro in maniera consapevole ma sorprendente.

Sono un artista astratto e lo sono sempre stato. Sento che l’astrazione ti costringe a pensare, a guardare, e a prendere decisioni in un modo completamente diverso. Questo perché non hai nessun appiglio a cui ti puoi attaccare velocemente. Perciò per il pubblico significa fare uno sforzo nel guardare e cercare di capire cosa sta guardando. Quindi la parte concettuale di questo lavoro è nell’idea di libertà di pensiero, è su cosa un’opera ti permette di pensare

David Tremlett

2019 2020 2021 LAVORI SU CARTA interpola viaggio e confinamento come semi ontologici attorno ai quali l’artista ha concentrato una formalizzazione idea_le tra il 2019 e il 2021 ed ora tocca al pubblico incamminarsi lungo tale percorso indicato da David Tremlett.

David Tremlett, In Space #1, 2021, collage e grafite su carta / collage and graphite pencil on paper, cm 59×84
Courtesy l’artista e Galleria Studio G7, Bologna. Foto Francesco Rucci

DAVID TREMLETT. 2019 2020 2021 LAVORI SU CARTA
con un testo critico di Marinella Paderni
Galleria Studio G7
Via Val D’Aposa 4A, 40123, Bologna
20 settembre – 27 dicembre 2022
Martedì-Sabato 15.30 – 19.30. Mattina, lunedì e festivi per appuntamento 
051 2960371 | info@galleriastudiog7.it | www.galleriastudiog7.it
Ufficio stampa Sara Zolla | 346 8457982 | press@sarazolla.com

Azzurra Immediato

Azzurra Immediato, storica dell’arte, curatrice e critica, riveste il ruolo di Senior Art Curator per Arteprima Progetti. Collabora già con riviste quali ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista Segno, ed alcuni quotidiani. Incentra la propria ricerca su progetti artistici multidisciplinari, con una particolare attenzione alla fotografia, alla videoarte ed alle arti performative, oltre alla pittura e alla scultura, è, inoltre, tra primi i firmatari del Manifesto Art Thinking, assegnando alla cultura ruolo fondamentale. Dal 2018 collabora con il Photolux Festival e, inoltre, nel 2020 ha intrapreso una collaborazione con lo Studio Jaumann, unendo il mondo dell’Arte con quello della Giurisprudenza e della Intellectual Property.