Luc Delahaye (al centro), Saul Leiter (muri a destra e sinistra). Vista dell'esposizione. COLLECTION © Daniele Molajoli

COLLECTION
150 fotografie della collezione Bachelot a Villa Medici

Una delle più interessanti ed ampie collezioni fotografiche contemporanee è visibile all’Accademia di Francia a Roma, fino al 15 gennaio 2023

Una passione può nascere per caso e rivelarsi un cardine per una ricerca e un interesse costruiti accuratamente per anni. Questo è accaduto a Florence e Damien Bachelot che, a partire dal 2003, hanno iniziato a far germinare una collezione privata di fotografie da un semplice impegno professionale, che ha innescato la scintilla. Infatti, Damien Bachelot, come direttore del gruppo Aforge Finance e consulente strategico di Hachette Filipacchi (società editrice del settore dei periodici), impegnandosi a indirizzare il patrimonio fotografico di quest’ultima verso una valorizzazione, fa realizzare aste di fotografie presso Artcurial. La curiosità stimolata da queste nuove esperienze lo direziona, inizialmente con i soci, insieme a sua moglie, a procedere verso acquisti di stampe eccezionali. La coppia decide in seguito di proseguire in autonomia, riscattando le acquisizioni del gruppo Aforge per non disperdere la collezione raccolta fino a quel momento. Hanno seguito i consigli di esperti, e nel tempo si sono confrontati con agenzie fotografiche e gallerie, entrando in rapporto con i fotografi che suscitavano il loro interesse.

La mostra COLLECTION, inaugurata il 7 ottobre a Villa Medici, è a cura di Sam Stourdzé (nel 2020 nominato direttore dell’Accademia di Francia a Roma e consigliere di Aforge) che fino al 2010 ha seguito i Bachelot nell’impostare il loro progetto collezionistico.

La visione umanista dà la linea a una buona parte della collezione Bachelot, con nomi di fotografi e fotografe francesi che hanno fatto la storia della fotografia dagli anni ’30 del Novecento fino agli anni più recenti: da Brassaï (al secolo Gyula Halász), Henri Cartier-Bresson, Sabine Weiss a Véronique Ellena nell’ambito dei ritratti documentari. Oltre al focus sulla fotografia francese molti pezzi di grande interesse provengono da oltreoceano, dal modernismo americano verso un nuovo indirizzo, nella definizione comune della Street photography statunitense. Storie di una nazione, di strade, intimità e disvelamento di condizioni sociali ai margini caratterizzano la ricerca contemporanea. Questi elementi che si evidenziano nel percorso espositivo, dalla dimensione più intimista al reportage, sono tratti peculiari di una collezione fotografica sorprendentemente ricca di personalità internazionali come, tra gli altri e le altre, Helen Levitt, Paul Strand, Vivian Maier, Paul Fusco.

Florence e Damien Bachelot nell’intervista-dialogo in catalogo raccontano a Michel Poivert (storico della fotografia che ha curato i testi) del “desiderio di rendere conto del mondo e delle sue crisi, un desiderio che si esprime attraverso l’occhio del fotografo. Molti vogliono esserne testimoni, ma pochi hanno la capacità di farlo al di fuori del campo ristretto e arido del semplice discorso sociale, di difesa o di accusa. (…) Per la Collection, siamo costantemente alla ricerca di talenti fotografici con una prospettiva particolare sulle problematiche del nostro tempo.” La collezione racconta, in una progressione temporale, le realtà sociali dell’epoca, dando il polso di uno stato economico che fa il suo corso negli eventi, nelle distinte condizioni politiche e di classe, con degli elementi che si distaccano da questa linea e che contribuiscono a tratteggiare una ricerca fotografica artistica internazionale. La selezione di immagini d’epoca è intervallata da incredibili progetti fotografici come quello di Saul Leiter, noto fotografo di moda statunitense che ha portato avanti una produzione privata con sapienti inquadrature di particolari di strade newyorkesi e di vita quotidiana, tradotte con un colore dai toni caldi e squillanti proprie del Cibachrome. Altra sorpresa che si trova in mostra è il lavoro del 2003 del fotografo inglese Paul GrahamSenza titolo #27 (Memphis) – che, nella forte sottoesposizione della fotografia di grande formato, rimanda a un senso di vacuità e trasparenza in una immagine lattiginosa, al limite dell’astrazione.

Degli oltre 1000 pezzi raccolti dai Bachelot, a Villa Medici si ha la possibilità di vedere 150 fotografie, sia inedite che molto note, con una buona attenzione ai grandi nomi come Mario Giacomelli, Luigi Ghirri (con il ciclo dell’Atelier Morandi), Josef Koudelka e Diane Arbus. Le immagini rimandano a un tempo reale e poetico, con racconti che nella progressione cronologica si fanno più attuali. La messa in scena di soggetti e problematiche più correnti si evidenzia nel lavoro di Laura Henno, nelle sue foto e i suoi film in cui il tema delle migrazioni clandestine è espresso con una narrazione tra il realistico e lo spirituale.

Diane Arbus (sinistra), Joel Meyerowitz, Bruce Davidson, Susan Meiselas, Judith Joy Ross (destra).
Vista dell’esposizione. COLLECTION © Daniele Molajoli

COLLECTION
150 fotografie della collezione Bachelot a Villa Medici
A cura di Sam Stourdzé
Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Viale della Trinità dei Monti, 1 – Roma
dal 7 ottobre 2022 al 15 gennaio 2023