Jaguer e la moglie Simone, Jorn, Dendal, Malitte, Baj, Matta, Corneille, Fabbri, Tullio d’Albisola, Albissola. Ph Henny Riemens

BAJ. BajchezBaj

A Savona e Albissola, una mostra diffusa indaga le opere in ceramica di Enrico Baj a 100 anni dalla nascita. Dall’8 ottobre anche Palazzo Reale di Milano dedicherà le sue sale al maestro.

Enrico Baj (1924 -2003) è l’artista delle presenze inquietanti, dei guardiani sinistri, colui che anima la materia trasformandola in grotteschi esseri provenienti da chissà quale mondo parallelo. Riempie il vuoto con colori contrastanti e forme strampalate. Mostra un universo mostruoso e bellicoso, pieno di ammassi di colore, vivi e dissacranti allo stesso tempo. Non a caso, le sue prime esperienze pittoriche sono espressioni riassuntive e sperimentali ispirate al flagello nucleare della seconda guerra mondiale. L’artista per tutta la vita spazia tra informale e figurazione ed entra nel Movimento Nucleare dove riesce a eviscerare la realtà fino alle dimensioni atomiche; ma se ne distacca in seguito quando prende una strada personale che è la somma delle sue esperienze formative.

Dagli ammassi di colore, dai grovigli nucleari, dalle molteplici stoffe e materiali di scarto eterogenei nascono, montagne con mille volti nascosti che poi nel tempo si trasformano nei celebri “Generali”.

Esseri privi di nobiltà d’animo, tragici mostri votati alla violenza, privi di qualsiasi umanità.

Successivamente, sviluppa una figurazione più ludica e infantile e nasce la serie dei “Mobili Animati”. Quest’ultimi costituiti di sovente con pezzi di legno. Infine, il suo soggetto di studio principale non è più la guerra, ma al contrario il progresso. Un’evoluzione intimamente falsa, superficiale e nociva, dove il mondo è preda dell’industria, della meccanizzazione, della moda vista come forma degradata dell’arte e della tecnologia: ormai regina del genere umano, responsabile della sua robotizzazione e del moderno prevalere della forma sulla sostanza.

Enrico Baj sosteneva che la ceramica fosse «l’ideale della materia» e l’arte a lui più affine dopo la pittura. Effettivamente questo genere di opere si lega perfettamente alle altre, in termini di coerenza e indagine della realtà. 

In occasione dei 100 anni dalla nascita di Enrico Baj, dall’8 ottobre al 9 febbraio 2024, il Museo della Ceramica di Savona e il MuDA – Museo Diffuso Albisola di Albissola Marina, nelle sedi del Centro Esposizioni e di Casa Museo Jorn, ospitano “BAJ. BajchezBaj”. Una esposizione diffusa, a cura di Luca Bochicchio e dei curatori dei musei, che vedrà come protagonista principale, l’opera ceramica di Baj in tutto il suo sviluppo storico e cronologico, con un approfondimento tematico sull’Incontro Internazionale della Ceramica del 1954. L’artista infatti lavorò l’argilla e gli smalti di Albisola nel 1954, per poi produrre a Castellamonte nel 1994, passando per Laveno (1955), Imola e Faenza nei primi anni ’80 e ’90. 

Come spiega il comunicato stampa della mostra, il rapporto tra Enrico BajAsger Jorn e il resto della compagine internazionale post-surrealista si occuperà una specifica sezione al Museo della Ceramica di Savona, dedicata all’Incontro Internazionale della Ceramica del 1954, di cui, sempre nel 2024, ricorrono i settant’anni. Al Centro Esposizioni MuDA di Albissola Marina saranno allestite le grandi e coloratissime ceramiche figurative e mitologiche della fase kitsch, realizzate alla Bottega Gatti di Faenza nei primi anni ’90. Alcune di queste opere, così come le grottesche maschere tribali prodotte a Castellamonte, troveranno spazio nelle altre sedi museali, in un allestimento sincronico basato sui dialoghi tra le opere di diverse epoche, a dimostrazione dei passaggi ma anche della grande coerenza espressiva che contraddistinguono la scultura ceramica di Baj. 

In occasione del centenario della nascita dell’artista milanese, e sempre sotto il titolo di “BAJ. BajchezBaj”, inaugura l’8 ottobre un’ampia retrospettiva promossa dal Comune di Milano-Cultura, prodotta da Palazzo Reale con Electa, e curata da Chiara Gatti e Roberta Cerini Baj con quasi cinquanta opere distillate in un arco temporale che dai primi anni Cinquanta giunge all’alba del Duemila.

Enrico Baj si conferma ancora una volta come uno degli artisti più lungimiranti del ‘900 attraverso il suo linguaggio eclettico, mai privo di ironia e significato.