Si è spento all’età di 95 anni Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi fotografi italiani del Novecento, testimone sensibile e acuto delle trasformazioni sociali, culturali e paesaggistiche del nostro Paese. Nato a Santa Margherita Ligure nel 1930, Berengo Gardin ha attraversato oltre settant’anni di storia con la macchina fotografica sempre pronta a cogliere l’anima delle persone, la dignità del lavoro, la bellezza fragile della quotidianità.
Autodidatta, profondamente influenzato dalla fotografia umanista francese e da autori come Cartier-Bresson, ha collaborato con grandi testate giornalistiche e realizzato oltre 250 libri, divenuti pietre miliari del fotogiornalismo e del racconto visivo. Indimenticabili i suoi reportage sugli ospedali psichiatrici, sulle comunità Rom, sul lavoro operaio, sulle grandi architetture e sulle trasformazioni urbane.
Ha sempre rifiutato l’uso del colore, convinto che il bianco e nero fosse più essenziale, più onesto. Il suo archivio, sterminato e meticoloso, rappresenta una delle testimonianze più vaste e coerenti della società italiana del secondo dopoguerra.
Con la sua scomparsa, il mondo della cultura perde non solo un fotografo straordinario, ma un intellettuale lucido, ironico, sempre coerente con i propri ideali. Le sue immagini continueranno a parlarci, insegnarci a guardare, e a ricordarci che la fotografia è prima di tutto uno strumento di conoscenza e rispetto.

