Il rapporto arte e musica si sa, avrebbe contenuti enciclopedici ma in questo caso l’attenzione si incentra a partire dagli anni 30 del “secolo breve”, e specificamente sulle cover dei vinili.
Come precisa Mauro Colombo di Caleidos “La felice intuizione di usarle come tele si deve ad Alex Steinweiss,“ graphic designer statunitense operativo negli anni trenta, un nome forse poco noto ma tutti noi lo conosciamo grazie alle illustrazioni delle copertine dei dischi, dei vinile, delle musicassette, fino al compact disc.
Vedremo ora di capire quando sono entrate a buon diritto nel mondo dell’arte.
La mostra, organizzata da BLU&BLU NETWORK e da ART BOOK WEB con la collaborazione dell’eccellente Alessandra Mammì, Red Ronnie, Sergio Secondiano Sacchi e Georgia Sanfo, è stata accolta nella splendida Lucca, alla Torre Guinigi evocativa di per sé, dove il contrasto tra i suoi spazi severi e le cover degli artisti rende la visita ancora più intrigante.
Entriamo.
Siamo subito sommersi dal tourbillon di colori delle cover, tante, 150, realizzate da firme conosciutissime, a partire dal mitico Picasso che illustrò, ben prima di Steinweiss, un Quartetto di Mozart, qui esposto, a Warhol con la banana a cui evidentemente si ispirò Cattelan. Cosí in maniera lieve esploriamo questo importante capitolo dell’arte degli ultimi cent’anni. Nonostante il piccolo formato, standard naturalmente, la creatività che ogni lavoro sprigiona, cattura l’attenzione, evocando musica “a colori” e icone “sacre”.
Le cover che oggi diamo per scontate si devono alla commercializzazione dei vinili che sostituirono i primi dischi in gommalacca, troppo fragili, e qui torna prepotente il ruolo di Steinweiss, ma ci vollero anni perché assumessero una loro dignità artistica. Il collezionismo ne decretó il successo che sommato alla passione per la musica, assunse valore anche a livello culturale. Con le cover è stata rispolverata la grande tradizione dell’incarico su commissione che nei secoli ha reso l’Italia lo scrigno di capolavori che è e che sia Michelangelo con la Cappella Sistina per Giulio II o Picasso per il suo committente il concetto non cambia. L’opera su commissione sprigiona la creatività dell’artista e lo rende paradossalmente libero.
È indubbio, e infatti la mostra presenta una nutrita serie di suoi lavori, che l’alfiere di questa piacevolissima rivoluzione sia stato Andy Wharol, si proprio lui, l’ideatore e anima della Factory, il suo luogo aperto a tutti e dove tutti erano invitati a partecipare attivamente.
La copertina commissionatagli per i Velvet Underground cambiò radicalmente la comunicazione nel mondo della discografia creando, probabilmente in maniera inconsapevole, il filone dell’Art Cover entrando cosí nel mondo ufficiale dell’arte.
Sappiamo però che il tutto ha origini ottocentesche. Il primo disco in gommalacca, fu inventato da Emile Berliner per la gioia di in ventiquattrenne Toulouse-Lautrec in piena attività tra Maison close, tabarin e café chantant.
Il discorso ci porterebbe molto lontano. Tornando a noi si dovrà aspettare appunto la scoperta del più resistente vinile al posto della troppa fragile gommalacca, per l’esplosione della diffusione della musica.

Lanciati dalla Columbia Records, i dischi in vinile che potevano contenere molte più tracce dei precedenti, vennero subito utilizzati in tutto il mondo e a partire dal primo, con inciso il “Concerto per Violino in mi minore di Mendelssohn”, e alimentando il collezionismo musicale che ancor oggi accompagna la vita di milioni di appassionati in tutto il mondo.
Designer e grafici imboccarono al volo questa nuova opportunità seguiti a ruota dagli artisti che trovarono in questa attività una nuova fonte di reddito grazie agli incarichi su commissione, che non intralciavano il loro cursus honorum, anzi.
Ricordiamo doverosamente Ben Shan, che “dipingeva” il Jazz. Fotografo e designer, divenne celebre per un suo dipinto dedicato alla tragica vicenda di Sacco e Vanzetti. Realizzò decine di cover, e fu mentore di tanti artisti tra cui il giovane Andy Warhol nei suoi primi e timidi tentativi di grafico. A proposito di Warhol senz’altro il protagonista di questa esposizione data la quantità di sue cover, la copertina commissionatagli per i Velvet Underground cambió radicalmente la comunicazione nel mondo della discografia creando, probabilmente in maniere inconsapevole, un nuovo modo di esprimersi a livello artistico da un lato e dall’altro la continuità con il passato grazie alla Committenza.
Era nata l’Art Cover.
In mostra Picasso, Matisse, Magritte, Dali, Mirò, Haring, Dubuffet, Beuys, Jim Dine, Bansky, Basquiat (di cui recentemente un disco, qui esposto, ha fatto record price in casa d’asta) Yoko Ono, Mapplethorpe, Schnabel, Kapoor, Baselitz, Marlène Dumas, Jenny Séville, Jeff Koons, Victor Vasarely, Ai Weiwei, Gilbert & George, Julian Schnabel, Robert Rauschenberg e gli italiani come Mimmo Paladino, Mario Schifano, Clemente, Lodola, Nespolo, D’Angelo, e tanti altri testimoniano il fascino esercitato da questo media, cosí piccolo e cosí potente.
Il percorso espositivo racconta inoltre delle importanti collaborazioni intercorse tra gli artisti dell’arte visiva e musicisti e cantanti. Quello ad esempio tra Lady Gaga e Jeff Koons, dei Rolling Stones con Andy Warhol, di Bruce Springsteen e Annie Leibovitz.
Il percorso della mostra è scandito dai testi di Alessandra Mammi, Sergio
Secondiano Sacchi e Red Ronnie che offrono una lettura illuminante e in grado di far capire e apprezzare, il mondo stupefacente il mondo delle Art Cover
Da non perdere.
Il catalogo completa la mostra aperta tutti i giorni fino al 28 settembre 2025,
dalle ore 10:00 alle 19:00.
I biglietti online sul sito della Torre Guinigi o direttamente in biglietteria.
Visite guidate ogni martedì, giovedì e sabato – in lingua italiana ore 16:00 e 17:00, in lingua inglese ore 16:30 e 17:30. Costo incluso nel biglietto d’ingresso alla mostra, prenotazione non richiesta.



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