Lo sbocco naturale dell’iter artistico di Giuliana Geronazzo, iniziato sui banchi di scuola all’Istituto Gambara a Brescia seguita a vista dal Prof. Mario Villani che ne aveva intuito il potenziale, è il diploma conseguito all’Accademia di Venezia nel ‘61.
Artista poliédrica, dal disegno all’olio, dalla ceramica al vetro, dall’acquarello al bronzo, dal restauro alla ricerca, Geronazzo ha “allargato” la sua vita percorrendo in parallelo più strade: ha collaborato con psichiatri nelle scuole speciali allora attive alle elementari a Brescia per gli studenti con insufficienza mentale, ha collaborato per 50 anni con il Museo Preistorico dell’Alto Mantovano a Cavriana dove fra l’altro ha sviluppato il percorso tattile per non vedenti, ha partecipato alle missioni archeologiche, poi sorride e precisa “picco, pala e badile” con i volontari del Museo, intrecciando le passioni con il suo impiego alla C.A.M.P.A. Cassa Assistenza Malattie Professionisti Artisti.
“Amo profondamente Cavriana, situato com’è in una zona particolarmente ricca di preistoria ai piedi delle colline moreniche. Vanta due siti palafitticoli facenti parte dei 111 insediamenti preistorici delle Alpi, dal 5.000 al 500 A.C.riconosciuti dall’UNESCO nel 2011, ed è per questo che il Museo è cosi ricco”.
Torniamo però a lei come artista. La sua prima mostra risale al 1971, anno in cui scopre anche la sua passione per l’archeologia grazie ad un viaggio aziendale nella penisola Calcidica, in Grecia, dove tornerà, proseguendo poi per la Turchia. Un piacere sentirla parlare dell’emozione provata sull’Orient Express, o nella città di Afrodisiac con i capitelli greco-romani affioranti, la città infatti non era stata ancora scavata, o a Pamukkale, l’ellenistica Hierapolis, un sito termale dove le acque calde calcaree creano stalattiti e rendono l’area simile a cascate di ghiaccio. Ancora poi a Urgup in Cappadocia, famosa per la città di 7 livelli scavata nella roccia, “ma scendendo – dice – non si soffre di claustrofobia perché si procede seguendo la spirale nell’arenaria che offre una ventilazione naturale”. L’attimo dopo “siamo” a Matera e alle “Domus de Janas” in Sardegna, hanno architetture simili perchė.
Intanto arrivano le prime committenze mentre le mostre si susseguono e tocca Bergamo, Genova Siena Milano Faenza Brescia Roma Bologna per poi approdare all’estero, prima a Lugano e Zagabria e poi con il CC Paraxo in Cina a Jingdezhen capitale mondiale della porcellana e Fu Ping al Museo della Ceramica. Tornerà ancora in Cina con Artour-o il MUST, a Shanghai e Yiwu, partecipando via via alle tappe successive del progetto tra cui citiamo solo Praga, Merida, Malta, Madeira, Matera e recentemente Asuncion in Paraguay al CC Nazionale del Cabildo e alla Dante Alighieri. Ancora in Brasile a Caraguatatuba – San Paolo e in Austri con l’IIC l’istituto Italiano di Cultura, che presenta una sua personale al Palazzo Imperiale a Innsbruck.
Vi basta? A lei ancora no!

Il progetto che le sta a cuore ora è la sperimentazione di cotture e tecniche innovative per la ceramica e il vetro. Non dobbiamo credere però che abbia pensato solo a sé stessa perché negli anni ha sempre trovato il tempo e il modo di aiutare altri artisti, e anche ora, nello studio polifunzionale a Poncarale – BS, il “laVoratorio”, aperto con suo figlio Giacomo Filippini, è diventato da tempo un punto d’incontro internazionale.
Entriamo in una cascina, una struttura settecentesca le cui ex stalla ricca di fascino grazie agli archi a tutto sesto e alle colonne su cui poggiano, ora sono un trionfo di vetri e ceramica, che a ben vedere non ha più segreti tanto che appunto inventa nuove tecniche… e il vetro come nasce? “Galeotta” fu la polvere di vetro usata per colorare la ceramica. Con il vetro passa decisamente all’informale e ora al LaVoratorio vetri di ogni forma, colore e dimensione, come la ceramica che è il m.c.d. con Giacomo – buon sangue non mente – che a sua volta farà del ferro il suo materiale emblematico, fino a cambiarne l’aspetto.
L’atmosfera nel laboratorio è sempre vivace, grazie agli artisti certo, ma non manca mai chi vuole avvicinarsi a questo mondo magico. Per questo sono nati poi anche i corsi: divertimento e soddisfazioni assicurati!
Dopo questo volo radente, ci sarebbe in effetti tanto altro da dire, dove la curiosità regna sovrana, non mi resta che augurarvi di lasciar correre la fantasia e mentre le mani si tuffano nell’argilla ascoltare i suoi racconti speciali, per esempio sulle Tavolette Enigmatiche conservate al museo, di cui si sa solo che sono state rinvenute, e si trovano, lungo tutto il percorso del Danubio.
Decisamente una vita “allargata” quella di Gero.
Buon lavoro a tutti!

