Con The Endless Diagram, P420 presenta la seconda mostra personale di Laura Grisi (1939–2017) negli spazi della galleria, a cura di Marco Scotini, proseguendo un lavoro di riscoperta che negli ultimi anni ha contribuito in modo decisivo a ridefinire la posizione dell’artista all’interno del panorama dell’arte concettuale internazionale. Dopo Hypothesis on Infinity (2018), l’opera di Grisi è stata oggetto di un’attenzione critica sempre più intensa, culminata nelle retrospettive al Muzeum Susch (2021) e al MAMCO di Ginevra (2022–2023), nella partecipazione alla 59ª Biennale di Venezia e nelle recenti acquisizioni da parte della Tate e del Centre Pompidou.
Come sottolinea il testo critico che accompagna la mostra, questa rinnovata attenzione ha contribuito a riposizionare Laura Grisi «come uno dei casi più originali e singolari di arte concettuale, fuori dalle narrative consolidate», fino a renderla «uno dei modelli artistici più contemporanei», anche alla luce delle letture eco-femministe e ambientaliste proposte da studiose come Teresa Castro e Giuliana Bruno.
The Endless Diagram interviene tuttavia su un piano ancora più radicale, riportando alla luce un nucleo di opere realizzate tra il 1961 e il 1965, recentemente rinvenute nell’Archivio Grisi di Roma. Si tratta di lavori che precedono di oltre un decennio le celebri sperimentazioni degli anni Settanta e che consentono di rileggere retrospettivamente l’intero percorso dell’artista. Come osserva il testo critico, «c’è qualcosa di più originario in Laura Grisi che sta a fondamento di tutto ciò»: un interesse precoce per i processi percettivi e cognitivi che mette in crisi l’idea di un oggetto stabile e univoco, sostituendola con un sistema di rappresentazioni, trascrizioni e registrazioni multiple.
La mostra dimostra come l’approccio diagrammatico, tradizionalmente associato alla maturità concettuale di Grisi, sia già pienamente operativo nei suoi esordi. «Non c’è bisogno di arrivare agli anni Settanta per trovare questi modelli operativi», si legge nel testo critico: essi sono già presenti «fin dai suoi primordi nel 1960», attraverso dispositivi di permutazione, scomposizione e traduzione da un linguaggio all’altro. Pittura, disegno e fotografia diventano così campi di verifica di un pensiero che rifiuta ogni gerarchia tra le forme di rappresentazione.




Courtesy P420, Bologna. Foto Carlo Favero
Il percorso espositivo si concentra in particolare su due cicli pittorici presentati tra il 1964 e il 1965 nelle prime mostre personali dell’artista – alla Galleria Il Segno di Roma, allo Studio Errepi di Bologna e alla Galleria dell’Ariete di Milano – oggi riproposti a distanza di sessant’anni e messi in dialogo con opere cardine degli anni Settanta. Nel primo ciclo emergono composizioni paratattiche di riquadri colorati, ideogrammi e scritture geometriche che rinviano solo a se stesse, mentre nel secondo l’attenzione si sposta sulla decostruzione dell’apparato fotografico: lenti, filtri, angoli di ripresa e calcoli ottici diventano il vero soggetto dell’opera.
Come afferma la stessa Grisi, si tratta di «un mondo visto attraverso una lente con una distanza focale alterata», in cui l’indeterminazione dell’immagine fa da contraltare alla precisione quasi scientifica delle annotazioni tecniche. Ne deriva una riflessione critica sullo sguardo meccanico e sul presunto carattere oggettivo della visione, che mette in discussione «gli apparati ideali con cui intenzioniamo il mondo», anticipando molte questioni centrali dell’arte concettuale.

Courtesy Laura Grisi Estate, Roma e P420, Bologna
Foto Carlo Favero
La mostra si chiude con opere emblematiche degli anni Settanta come Hypothesis about Time (1975) ed Endless Dialogue(1977), in cui la permutazione infinita di unità temporali e spaziali dissolve ogni linearità e ogni pretesa di commensurabilità. È qui che diventa evidente la coerenza di un percorso che, dagli esordi pittorici alle strutture algebriche e temporali della maturità, aderisce a «un’idea antideterministica del molteplice e del potenziale».
Riaccedere alle opere dei primi anni Sessanta, suggerisce infine il testo critico, significa comprendere la radicalità e la continuità di una ricerca che ha fatto del viaggio, della traduzione e della moltiplicazione dei punti di vista il proprio principio fondativo. The Endless Diagram restituisce così a Laura Grisi non solo la sua dimensione pionieristica, ma anche la sorprendente attualità di un pensiero che continua a interrogare i limiti della conoscenza e della rappresentazione.

