Iginio De Luca, Ca Maronn c'accumpagn 2013-2023, acrilico su tela, cm.180x120. ph. © Luis do Rosario

2013-2023. L’istanza temporale nel blitz di Iginio De Luca a Blocco13

Il 15 ottobre 2023, si è conclusa la mostra CA MARONN C’ACCUMPAGN 2013-2023 di Iginio De Luca, a cura di Adriana Polveroni, presentata nella sezione Focus della programmazione di Blocco 13, a Roma.

Nell’ambivalenza della significazione del termine “istanza”, ho voluto tracciare il nesso tra l’operato di Iginio De Luca e l’esplicitazione di un’“aspirazione che ha carattere di inderogabile necessità”, al di là dei limiti prescritti dalla legge. E il linguaggio espressivo – che individua l’opera nei due differenti archi temporali – è estrinsecazione del tempo mutato e che muta la condizione socio-antropologica del tessuto umano. Si attua un’amplificazione del gesto come durata decennale che rompe lo schema temporale del blitz, per affermare un’eco che assorbe i diversi stadi dimensionali tra le due istanze, e dipoi istituisce un’eternizzazione periodica di un valore sempre svecchiato dalla metamorfosi del dopo. L’azione performativa rapida, ironica-politica, sociale e culturale del blitz si dilata nella contemplazione della profondità pittorica, non solo sotto il profilo estetico-visivo ma soprattutto concettuale-mentale. «Ho impiegato dieci anni a fare questo quadro, mi piace che sia un ponte tra il blitz del 2013 e il lavoro statico, contemplativo, quasi accademico di oggi. Io nasco figurativo, la mia natura è pittorica e ho un desiderio di pittura molto intenso, perché la pittura ha una profondità enorme mentre la foto è piatta e anche nei miei blitz c’è una figurazione molto forte, un’attenzione ai colori, ma non ho mai mostrato questo lato del mio lavoro. Quindi, in un certo senso questo quadro diventa un blitz con me stesso» – afferma l’artista. Non è solamente la novità della tecnica esecutiva a porre in essere l’aspetto differenziale rispetto al primo intervento ma anche la spinta nel rivedere sé stessi in rapporto al proprio quotidiano e al circostante micromondo e macromondo, l’implicazione temporale e l’ingresso di un ossimoro nella fruizione del lavoro che, seppur da pubblico diviene intimo, convoglia l’osservazione del visitatore, per la sua fissità espositiva. Ciò che permane è l’atteggiamento denunziatore che, come esplicitato dal titolo Riso amaro. Dieci anni di blitz della mostra curata da Claudio Libero Pisano e tenutasi nel 2017 ad AlbumArte, assume, sin dal principio, una nota ironica, opposta ma non contraria al concomitante velo artistico-poetico di incursione. La fantasia e l’intenzionalità del recupero del fare dell’artista, in quel 4 aprile, ci colloca tutti come partecipi situazionisti. Il riso – che determina l’azione – è un comportamento umano che risponde a determinate esigenze della vita associata, essendo l’uomo un animale sociale. Consequenzialmente, se il dialogo del lavoro si esprime verso l’esterno e include che il percepito possa essere assimilato come risvolto critico, quel riso ironico è sua parte inderogabile. L’io nega il mondo, in cui momentaneamente pone un’alterazione paradossale, per evidenziare gli accaduti con una loro dissimulazione. Nella definizione di Henry Morier, l’ironia è quell’espressione che, per un senso di giustizia, si posiziona nell’inversione di un rapporto che si stima come morale e stigmatizzando, attraverso un rovesciamento di senso della situazione presa in analisi.

Il rovesciamento o rotolamento delle facce del dado si manifesta anche nel moto fisico che l’artista impone ai dadi, oggetto del blitz (giovedì 4 aprile 2013, ore 19.00), nel momento in cui toccano terra, dinanzi al Palazzo del Quirinale e sotto lo sguardo di Castore e Polluce. L’artista: «A me bastava che i dadi toccassero terra, anche per pochi secondi. Poi, come quasi in tutti i blitz, sarebbe arrivata la polizia, mi avrebbero fermato. Per giunta eravamo a piazza del Quirinale, a pochi metri dalla Presidenza della Repubblica, e quindi lo stop era molto prevedibile». Allo stallo istituzionale riguardo le elezioni del Capo dello Stato, il nostro replica pronunciando l’espressione napoletana Ca Maronn C’accumpagn, e affidandosi al fato nel lancio dei dadi sulla pavimentazione del Piazzale del Quirinale, secondo un gesto che sempre con cifra ironica riprende quella che sembra la modalità adottata dall’autorità, al fine di scegliere il nuovo Capo dello Stato.

L’augurio partenopeo, infatti, affonda le radici nella seconda metà del Settecento, quando il re Ferdinando IV riparò alla criminalità notturna dei banditi, tramite l’installazione dell’illuminazione artificiale nelle strade più importanti della città. Tuttavia, tale soluzione non fornì un risvolto anche nelle altre zone, allorché il domenicano Padre Maria Rocco propose al re un accomodamento non lucroso. Prelevò un dipinto della Madonna, scoperto nei sotterranei del Monastero del Santo Spirito, e lo replicò in centinaia di copie a colori, allestite in edicole votive disseminate per Napoli, sollecitando i concittadini a tenere sempre illuminata l’immagine. Così, ogni volta che si varcava la soglia della propria abitazione, si riceveva il saluto propiziatore “Va, ‘a Madonna t’accumpagna!”. Un auspicio, ancora attuale, con un ampio respiro di senso contro il buio che ha determinato i giorni precedenti alle elezioni. Il blitz è, inoltre, azione culturale, in quanto rispettare i propri diritti ed esserne consapevoli, tramite una bi-direzionalità – che va dal pubblico al privato e dal privato al pubblico – è pur sempre un gesto che rientra nella sfera sociale e politica e nella richiesta di una corretta forma di responsabilità nella condivisione dei diritti e dei doveri. La leggerezza è, invece, il modo indispensabile per l’artista al fine di aprirsi alla comunicazione che ha, in sé, quella richiesta di immediatezza e di lucidità verso la realtà in divenire. La curatrice afferma: “Possiamo anche chiamarla la seconda edizione di Ca Maronn c’accumpagn, l’opera che Iginio De Luca propone ora a Blocco 13. Ma chiariamolo subito: non è il semplice proseguimento o rivisitazione di un lavoro precedente. Perché tornare su un’opera del passato con un linguaggio diverso significa rivedere il proprio lavoro, sfidarlo con una nuova tecnica. E, in un certo senso, significa anche rivedere sé stessi. Interrogarsi rispetto a quello che si era e confrontarsi con quello che si è oggi. Sfidarsi, quindi, fino forse a esiti imprevedibili”. Raramente gli artisti hanno optato per un re-enactment di un proprio lavoro, ed è ancora più singolare l’adozione della rievocazione come pratica d’indagine, con un linguaggio diverso rispetto a quello proposto inizialmente o a un approccio solitamente scelto dall’artista. Ciò fa riflettere sulla ricerca del primo blitz, sul rapporto tra l’opera e lo spettatore e tra l’artista e il suo aspetto mentale e corporeo tra ieri, oggi e il tempo intercorso, oltre ad aprire un’importante parentesi storico-artistica e critica sul genere.

Viene pensato, originariamente, un detournement del dado che già contiene in sé la paronomasia con la parola Dada. Quel Caso fortuito che il lavoro sottintende può richiamare il Chaos, avvicinabile al concetto metafisico della materia aristotelica, un “qualcosa” che potrebbe diventare, tramite una sua massima possibilità di trasformazione, l’origine di ogni cosa in atto, non essendole stata impressa alcuna “forma”. D’altra parte, il dado è dotato di sei facce che chiudono apriori l’ordine di probabilità, marcandone l’immagine come simbolo di una riconduzione allo stesso ordine, attraverso un meccanismo di semplificazione della struttura delle possibilità. Inoltre, in araldica, riecheggia la liberalità e la fortuna, riannodando il suo significato al titolo che il nostro ha attribuito al blitz: Ca Maronn c’accumpagn. Ciò è espresso anche dallo sguardo dell’artista, conscio di aver affidato ai dadi una decisione così rilevante sul futuro italiano. Il grembiule, indumento con cui si è presentato al cospetto delle autorità, intensifica le vesti comunicative unitamente scientifiche e ironiche che non hanno tardato ad attrarre l’attenzione del carabiniere che ha posto fine all’azione. La critica politica trasmuta la sua attualità nella pittura che sostituisce il materiale video e fotografico del blitz, rivelatore di ciò che è successo in quel momento. L’artista non rinuncia al contatto con la dimensione urbana, di cui si caratterizza lo spazio per la sua posizione, all’interno della realtà cittadina. Blocco 13 è, infatti, un luogo sito in via Benzoni, 13, a Roma, e aperto al costante dialogo con i cittadini. Nato dalla volontà del critico d’arte Carlo Alberto Bucci, in arte Sir Charles Bucckingham, nel periodo post-pandemico, per “Dare voce e spazio alle idee emergenti, che siano di autori strutturati o artisti agli esordi o in ascesa. Le pareti della galleria ma anche il cortile saranno a loro disposizione”. La ragione del 13 nel nome riguarda sia la locazione, sia il numero degli amici-artisti coinvolti nel progetto. Lo spazio interno, con le sue tre pareti bianche, presenta un’attitudine che va a intensificare la resa pittorica del blitz nei suoi molteplici significati. Una pratica, quella di Iginio De Luca, in grado di sorprenderci di volta in volta.

Domenica 1 ottobre, si è svolto, alle ore 11, il talk in galleria, sulla mostra, con la presenza di Gaia Bobò, Adriana Polveroni e Giovanni Scibilia.


IGINIO DE LUCA | CA MARONN C’ACCUMPAGN 2013-2023

a cura di Adriana Polveroni
Blocco 13, Associazione culturale per l’arte contemporanea
Via Benzoni 13, Roma
Tel.: +39 3292866299
Email: blocco13roma@gmail.com