Castelbasso - Progetto Genesi
Installation view 4

WE ARE EMOJI: Andrea Crespi racconta il nuovo linguaggio universale dei simboli digitali

La mostra WE ARE EMOJI di Andrea Crespi esplora il linguaggio universale delle emoji, trasformandole in strumenti di riflessione sulla comunicazione, sull’identità e sul modo in cui interpretiamo la realtà contemporanea.

Dal 5 al 20 luglio 2026 l’Art Lucerna Gallery di Castiglione della Pescaia ospita WE ARE EMOJI, mostra personale di Andrea Crespi a cura di Alisia Viola.

Il progetto introduce un nuovo capitolo nella ricerca dell’artista, da sempre concentrato sul rapporto tra immagine e percezione, realtà e rappresentazione, visibile e invisibile. Attraverso l’utilizzo delle emoji come elemento costitutivo dell’opera, Crespi indaga il modo in cui i simboli contemporanei influenzano la comunicazione, la costruzione dell’identità e la lettura del mondo che ci circonda. Esiste oggi un linguaggio condiviso, quello delle immagini, che supera confini geografici, differenze culturali e barriere linguistiche. Le emoji, nate come strumenti della comunicazione digitale quotidiana, sono diventate vere e proprie unità visive capaci di sintetizzare emozioni, concetti e stati d’animo. Nella ricerca di Andrea Crespi questo codice immediato viene trasformato in materia pittorica, diventando il punto di partenza per una riflessione più ampia sul rapporto tra simbolo, interpretazione, costruzione del significato.

Il lavoro di Crespi si sviluppa attorno a un principio di ambivalenza. Ciò che appare immediatamente riconoscibile da lontano, avvicinandosi allo sguardo, rivela una struttura complessa e frammentata. Le immagini prendono forma attraverso migliaia di emoji organizzate in una fitta trama di segni digitali, creando una tensione continua tra percezione globale e dettaglio. L’opera esiste dunque al contempo come ciò che viene mostrato e quello che invece viene nascosto, un’immagine composta da una molteplicità di elementi minimi che emergono solo attraverso un’osservazione più lenta e ravvicinata. Questa dinamica tra superficie e profondità rappresenta uno degli aspetti centrali della pratica di Crespi, che da sempre lavora sul confine tra illusione e realtà. L’artista costruisce immagini che chiedono allo spettatore un cambiamento di prospettiva, con il primo impatto che restituisce una visione chiara e immediata, mentre il successivo avvicinamento mette in crisi quella stessa certezza, mostrando il processo attraverso cui l’immagine viene generata.

All’interno del percorso espositivo, le emoji diventano anche strumenti di rilettura della storia dell’arte e della costruzione dell’identità degli artisti. Crespi realizza infatti una serie di ritratti dedicati a quattro figure che, in epoche differenti, hanno riconosciuto nel simbolo e nella sintesi visiva un elemento fondamentale della propria ricerca. Attraverso una selezione di icone associate alla loro storia e al loro immaginario, l’artista trasforma il linguaggio digitale contemporaneo in un sistema interpretativo capace di intrecciare memoria culturale, riferimenti estetici, nuovi codici comunicativi. Un ulteriore livello di comprensione della mostra riguarda il rapporto tra parola e immagine. Crespi mette in discussione il significato convenzionale dei termini attraverso un processo di inversione semantica, nel quale le emoji utilizzate entrano in contrasto con le parole che rappresentano. Il simbolo si fa quindi non tanto semplice traduzione visiva del linguaggio, quanto piuttosto uno spazio di ambiguità nel quale il senso può modificarsi e aprire nuove possibilità interpretative.

In questa prospettiva, le emoji vengono sottratte alla loro funzione quotidiana e ricondotte a una dimensione più ampia, quella del simbolo come strumento fondamentale della rappresentazione umana. Il collegamento con gli antichi sistemi pittografici evidenzia come, dalle prime forme di scrittura fino ai codici digitali contemporanei, l’immagine abbia sempre svolto il ruolo di mediatrice tra esperienza e conoscenza. Come i geroglifici, anche le emoji condensano in un unico segno emozioni, azioni e concetti, costruendo una sorta di alfabeto universale della contemporaneità. Con WE ARE EMOJI, Andrea Crespi riflette dunque sul modo in cui il linguaggio visivo continua a trasformarsi nell’epoca digitale. Le sue opere raccontano una società sempre più abituata a comunicare attraverso immagini istantanee ma invitano altresì a interrogarsi sulla complessità nascosta dietro ogni simbolo. L’emoji, apparentemente semplice e immediata, diventa una lente attraverso cui osservare il presente, un piccolo segno capace di contenere molteplici significati e di rivelare quanto il nostro modo di vedere sia profondamente legato al modo in cui interpretiamo ciò che ci circonda.

×