«Umido è uno stato intermedio, un modo di essere e di non essere al tempo stesso sulla terra e nell’acqua. Trovarsi tra due ambiti è una condizione condivisa da milioni di esseri — umani e non umani. È una condizione che ci obbliga a definire la vita e il comportamento in modo diverso». Con questa frase, tanto precisa quanto poetica, si apre il testo di Chus Martínez che accompagna la mostra Wetlands, dell’artista galiziana residente in Svizzera Paula Santomé. La citazione funziona anche come chiave di lettura di un’esposizione che si colloca, fin dall’inizio, nel territorio dell’ibrido, del liminale e dell’organico.
Questa condizione intermedia permea l’atmosfera del Palacete del Embarcadero di Santander, trasformato qui in uno spazio dalle risonanze organiche. Il rosa tenue che si estende sul pavimento della sala si riflette sulle opere e sulle pareti fino a impregnare l’intero ambiente, ma lo fa senza risultare eccessivo; al contrario, accoglie il visitatore e crea uno spazio interiore sicuro, non immutabile bensì mutevole.
La mostra si articola attorno a un numero contenuto di opere, per la maggior parte realizzate appositamente per l’occasione, che dialogano tra loro non solo attraverso l’immaginario evocato, ma anche grazie alla scelta dell’alluminio e all’impiego di tecniche artigianali e ancestrali come lo sbalzo e la fusione a cera persa. Nel lavoro di Paula Santomé, il recupero di questi procedimenti — complessi e oggi meno frequenti per i costi e l’elevato grado di specializzazione richiesto — non assume un carattere nostalgico, «bensì rappresenta un modo di intervenire nelle strutture visive che hanno configurato la rappresentazione del corpo femminile».
Con questa esposizione, Paula Santomé prosegue la propria ricerca sulle origini iconografiche del patriarcato. A tal fine, si addentra nelle radici dei miti e in alcune delle prime raffigurazioni della Grande Dea Madre, figura primordiale associata alla fertilità, alla creazione e ai cicli di vita, morte e rinascita. La costruzione visiva di questa divinità è mutata nel corso del tempo e, in alcune delle sue formulazioni, assume le sembianze della Dea-Uccello. A questo riferimento si ispira l’opera Bird Shape, nella quale una donna dal collo allungato si pone davanti a uno specchio e distoglie lo sguardo, come se evitasse di confrontarsi direttamente con un corpo che non corrisponde agli stereotipi contemporanei.
Paula si confronta inoltre con alcuni dei racconti narrati da Ovidio nelle Metamorfosi, fonte d’ispirazione per numerosi artisti e ancora oggi attuale per la sua capacità di rendere visibili la violenza patriarcale, il silenziamento e la reificazione del corpo femminile. Attraverso due sculture, Saved by a Donkey (Aftermath), 1/3 e Assault in Book I, Santomé rilegge rispettivamente la vicenda di Estia — salvata da un’aggressione grazie al raglio di un asino — e il mito di Dafne e Apollo, nel quale la metamorfosi agisce meno come salvezza che come forma di confinamento di fronte alla persecuzione.
L’opera da cui la mostra trae il titolo, Coroza, rimanda al mondo rurale galiziano, dove le donne confezionavano con la paglia un indumento destinato a proteggerle dalla pioggia. L’opera mette così in relazione l’universo femminile con i saperi della terra, con l’adattamento del corpo al territorio e, riletta dal presente, con una sensibilità ecologica e sostenibile che attraversa gran parte del progetto. In rapporto all’importanza della trasmissione orale e della sorellanza nelle società matriarcali, come quelle che veneravano la Dea, spicca inoltre The Mother of the Mother of the Mother, che si presenta come un ciclo infinito, senza principio né fine, quasi fosse un mantra.
Wetlands è una mostra delicata e al tempo stesso incisiva, ricca di sfumature, che rende la visita un’esperienza di riflessione profondamente contemporanea intorno alla donna, alla corporeità, all’identità, alla natura, alla sostenibilità, al radicamento e al legame con la terra; una proposta che attraversa territori umidi, ambigui e fertili, segnati dalla dimensione del liminale.
L’esposizione si inserisce inoltre nell’impegno dell’Autorità Portuale di Santander volto a rafforzare il proprio legame con gli eventi e le istituzioni culturali della città. In questo caso, il progetto nasce dal riconoscimento conferito a Paula Santomé in occasione di Artesantander 2025, dove il suo lavoro è stato insignito del II Premio Mostra “Puerto de Santander”.

