Ugo La Pietra, courtesy the artist

Ugo La Pietra. Ovunque a casa propria

Il TreviLab Centro Trevi di Bolzano presenta Ovunque a casa propria, in assoluto il primo approfondimento espositivo sulla ricerca cinematografica e sulle sperimentazioni audiovisive di Ugo La Pietra, instancabile sperimentatore della percezione visiva. Curato da Manuel Canelles, il progetto presenta anche le videoinstallazioni contemporanee di Lucio La Pietra, artista che lavora e fa ricerca nel campo delle arti visive, le cui opere, in dialogo con quelle del padre, esplorano i concetti di tempo storico e tempo soggettivo, e la necessità di accettare le differenze da cui può scaturire, persino, un’intima complicità.

Creativo a tutto tondo, architetto, artista, designer e teorico da sempre interessato a indagare i rapporti tra uomo e ambiente, a partire dal 1960 La Pietra ha attraversato diverse correnti artistiche: arte segnica, arte concettuale, arte ambientale, arte nel sociale, narrative art, cinema d’artista, nuova scrittura, extra media, neo-eclettismo, architettura e design radicale. Ha comunicato e divulgato il suo pensiero e le sue esperienze attraverso un’intensa attività didattica ed editoriale. Si è fatto promotore di gruppi di ricerca (Gruppo del Cenobio, Gruppo La Lepre Lunare, Global Tools, Cooperativa Maroncelli, Fabbrica di Comunicazione, Libero Laboratorio) e di attività espositive coinvolgendo un grandissimo numero di operatori (artisti, architetti, designer). Riconosciuto tra i protagonisti dell’architettura radicale, attraversa la controscuola della Global Tools che riuniva gruppi di artisti e architetti della cosiddetta “Architettura radicale”. 

Un artista che con le sue ricerche ha superato le separazioni disciplinari mettendo in atto quella sinestesia tra le arti, quel travaso, che nel fermento culturale della Milano degli anni Sessanta lo avvicinò a certe esperienze di architettura radicale europee. Muovendo da una pittura che intendeva liberarsi dagli stilemi delle ricerche informali degli anni Cinquanta, identificò in una forma essenziale – quello che i “segnici” come lui definivano un minimo sperimentale simbolico – il segno quasi primitivo utile a raccontare il mondo. Ecco allora l’interesse per l’urbanistica, la riduzione delle città e degli oggetti a punti rappresentativi di una società inflessibilmente organizzata che doveva essere in qualche modo superata, deformata, con un atteggiamento di decodificazione delle sue rigidità. Pittura randomica l’aveva definita Gillo Dorfles, che voleva rompere gli schemi precostituiti attraverso elementi segnici ma anche dinamici, ambienti audiovisivi e strutture modulari, ambienti immersivi e piani inclinati. Tutte espressioni del suo desiderio di rielaborare lo spazio, di rileggerlo superandone i parametri tradizionali. 

Per abbattere le strutture rigorose di una società, per rendere l’individuo urbanizzato un individuo che può non solo abitare la città ma anche utilizzarla, La Pietra comincia, tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta, tutta una serie di progetti “disequilibranti” con lo scopo di rompere le maglie precostituite, cercando la forma che nasce dall’esperienza piuttosto che quella data dagli schemi imposti. Manifesto di questo tentativo di riappropriazione della città, del tentativo di abbattere il muro che separa spazio privato e spazio pubblico, il celebre slogan “Abitare è essere ovunque a casa propria” a cui fa riferimento il titolo della mostra. Come a dire: lo spazio dell’abitare non è solo quello riconducibile alla nostra abitazione privata ma è anche quello che può essere sviluppato nello spazio collettivo. A questo substrato concettuale, sono ascrivibili tutte le sperimentazioni volte a trasferire le ritualità domestiche in una dimensione urbana, a proiettare gli oggetti domestici verso l’esterno, verso l’architettura, connotandola e dandole significato, a trasformare le panchine in punti di osservazione privilegiati per poter guardare la città in modo diverso. E, non ultima, l’ambizione di accorciare le distanze centro/periferia, portando la periferia verso il centro, con movimento che da centripeto si fa centrifugo. 

In accordo con la pratica dell’artista, l’articolato progetto espositivo offre la possibilità alle realtà coinvolte di rivisitare gli spazi di risulta della città di Bolzano, i luoghi intermedi, gli interstizi di sopravvivenza: dagli orti urbani, ai luoghi di scarto dei senza tetto, ai passaggi ferroviari in disuso, dove affiora una vita intermittente e sconvolta. Infatti, Spazio5 artecontemporanea, con la direzione curatoriale di Manuel Canelles, coinvolge nel progetto dedicato a La Pietra, spazi istituzionali (Centro Trevi, Università di Bolzano) e spazi alternativi insieme alle associazioni del territorio o collettivi impegnati in un’architettura di ritorno, sviluppi di comunità, centri giovanili, luoghi di didattica istituzionali (Liceo Artistico Pascoli) insieme a progetti indipendenti, al fine di riflettere sulla portata del tema della partecipazione e attivando al contempo laboratori, talk e performance artistiche. 

Durante i mesi dell’esposizione, sono previsti eventi ed happening artistici che si relazionano con l’opera e la poetica di La Pietra, oltre a laboratori che partono dall’esperienza didattica e pedagogico-artistica legata alla dimensione sociale e periferica svolta dagli artisti radicali degli anni Settanta.

Il progetto Ovunque a casa propria è una straordinaria opportunità per conoscere il lavoro di una personalità di assoluto rilievo del panorama culturale italiano capace di intuire, fin dai suoi esordi, che il tema dell’ambiente sarebbe stata la questione centrale della nostra contemporaneità e che, con la sua ricerca, è stato abile a immaginare condizioni più vivibili, e più poetiche, in cui collocare gli aggregati umani. 

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Ugo La Pietra, Ovunque a casa propria
Film e video 1973/2015 | A cura di Manuel Canelles

Centro Trevi, Via dei Cappuccini 28 – Bolzano

Fino all’11 marzo 2022

Il progetto, a cura di Manuel Canelles, è promosso da Spazio5 artecontemporanea e realizzato in collaborazione con TreviLab, Libera Università di Bolzano Unibz, Liceo Artistico Pascoli, Cineclub Bolzano, Officine Vispa, Vintola18 Centro di cultura giovanile, Spazio Macello – Meta, con il sostegno della Ripartizione cultura italiana della Provincia di Bolzano, del Comune di Bolzano e della Libera Università di Bolzano. 

Il programma è visitabile su www.spazio5.net/ugolapietra