Lo spazio /f urbӓ/ si dimostra ancora una volta non solo un luogo di esposizione, ma un vero e proprio laboratorio, dove l’arte viene pensata e creata, non solo mostrata. Questo progetto è come un dialogo a distanza, un incontro tra gli sguardi di due fotografi, Simone Cerio e Iacopo Pasqui. Sebbene i due artisti abbiano stili e modi di esprimersi diversi, si ritrovano uniti dalla stessa ricerca: vogliono capire qualcosa di più profondo sul tempo, sulla memoria, su come le persone stanno insieme e lo fanno attraverso la fotografia. Non vogliono solo catturare un momento, ma scavare per trovarne il significato nascosto.
La mostra prende vita come un viaggio e le fotografie stesse sono come dei “viaggiatori” che si fermano per un po’ in diversi luoghi. Questa idea del fermarsi solo per un attimo, dell’essere temporanei, è al centro di tutto: ci parla di impermanenza. Le stanze che vediamo, le luci catturate e i frammenti di vita che Pasqui e Cerio ritraggono diventano uno specchio di noi stessi. Sono una metafora della nostra vita: siamo sempre in movimento, sempre di passaggio, ospiti tra altri ospiti in questo mondo. C’è delicatezza in queste immagini, una leggerezza che però non è superficiale, ma è frutto di una profonda consapevolezza. Questa mostra riesce a prendere le cose di tutti i giorni, la nostra quotidianità, e trasformarle in qualcosa di bello da guardare, un’esperienza che tocca le nostre emozioni.



I colori scelti nelle fotografie e la cura con cui è stato allestito lo spazio riflettono perfettamente questa sensazione ambivalente, che è il cuore del titolo stesso, Perenni Ospiti. Da un lato, c’è il comfort dato dall’essere accolti, protetti; dall’altro, l’irrequietezza che si prova sapendo di non poter restare, di essere destinati ad andare via. Ed è qui che la contraddizione del titolo, essere “perenni”, cioè eterni, ma allo stesso tempo “ospiti”, cioè provvisori, crea una tensione emotiva che ci tiene incollati. Ci fa sentire la scomoda verità che non apparteniamo veramente a nessun luogo o tempo in modo definitivo. Questo grande tema del tempo non viene urlato, ma scorre nascosto, costante, in ogni immagine. Oggi viviamo in un’epoca ossessionata dalla velocità e dalla distrazione continua e la mostra ci invita a fare l’esatto contrario: a rallentare lo sguardo, a fermarci davvero a osservare quelle piccole cose che di solito non notiamo.




Le fotografie in mostra hanno una potenza tale da non aver bisogno di didascalie elaborate; hanno la capacità di raccontare da sole l’intera storia della mostra. Sono cariche di significato, perché quello che vediamo è il mondo visto attraverso gli occhi dei fotografi che sono entrati in case, come invitati temporanei, per documentare una quotidianità che per chi la vive è perenne. Le immagini sono state, in alcuni casi, scomposte e poi ricomposte, quasi a voler mostrare il processo del ricordo, come si forma la nostra memoria. Sono una sequenza di scatti che narrano una quotidianità autentica e semplice, fatta di piccoli momenti e incontri. Per chi è “ospite” questi incontri sono una novità, un’emozione fresca, mentre per gli altri sono abitudini, incontri che si ripetono e che, in questo senso, sono “perenni”. Con questo progetto, lo spazio /f urbӓ/ rafforza la sua posizione come luogo che non si limita a esporre oggetti finiti, ma che genera un processo artistico vivo e sperimentale. È un ambiente dove la fotografia, grazie alla sensibilità e alla visione di Simone Cerio e Iacopo Pasqui, trova la sua funzione più profonda e autentica: essere una forma di pensiero, un modo per essere davvero presenti e per abitare il mondo con poesia e consapevolezza.

