Serena Vestrucci, Testa di cavolo, 2021, bronzo, quattro mesi, dimensioni variabili. Fotografia di Alberto Fanelli. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea, Milano.


Serena Vestrucci, Fioritura. O dell’elogio della quotidianità

Fioritura è la prima mostra personale che la galleria Renata Fabbri arte contemporanea di Milano dedica all’artista Serena Vestrucci (Milano, 1986), mettendo in relazione due opere inedite – una famiglia di sculture e una serie di disegni – concepite in dialogo con gli spazi espositivi che le accolgono.

Si incomincia così, con dei cavoli a terra. Con sculture di varie dimensioni, distanze piccole e mobili che rendono tutto come intensificato. Questione di scala probabilmente e di rapporti interni, della relazione con un nocciolo di materia primordiale, che é la natura, che é la cosa stessa, appresa prima ancora che imparassimo a ragionare. Si incomincia così, con dei cavoli a terra. Quasi a enfatizzare il divario tra il codice di condotta postulato dalla cultura ufficiale e il costume reale del quotidiano.

“Io mi definisco curiosa di quella che é l’esperienza quotidiana, dell’oggetto comune a tutti. Essere come tutti gli uomini di tutti i giorni, potrei dire citando Umberto Saba. Mi interessa sempre chiedermi come un oggetto comune o come un’esperienza comune possa, e se possa, trasformarsi in un’opera d’arte. Laddove io considero opera d’arte quel gesto anche minimo, irriducibile a parole, capace di mostrarci la forma altra di qualcosa che pensavamo di conoscere. Mi piace lasciarmi investire, in modo anche molto accidentale, da qualcosa che tutto sommato mi è sempre appartenuto e poi capire di volta in volta il mezzo più idoneo ad esprimere il mio pensiero. Alcune volte questo si può tradurre in scultura, altre in pittura, altre volte – sebbene più di rado – si manifesta in performance o semplicemente disegni o suoni, dato che ho realizzato anche due opere sonore. Dipende molto dal contesto nel quale sono chiamata a lavorare e dal concetto che voglio esprimere.”

Al piano terra, nello spazio principale della galleria, troviamo un ciclo di sculture in bronzo realizzate partendo dall’antico procedimento della fusione a cera persa. Queste opere, intitolate “Teste di Cavolo”, nascono dall’esperienza fisica, reale, dell’artista che ha scelto le verdure al mercato, ne ha realizzato il calco in cera e sui diversi calchi ha lavorato affinché in alcuni punti specifici emergessero dei lineamenti umani. Vi si può scorgere infatti la più varia umanità: visi di fanciulli, di uomini e donne affiorano quasi come tentativo artistico di restituire dignità a un comune cavolo, qualcosa che tocchiamo, vediamo ed entra nelle nostre case tutti i giorni, attraverso una tecnica che è la più consolidata e monumentale della storia dell’arte.

“Per questo progetto ho scelto il bronzo, innanzitutto per il dialogo che volevo intessere con l’arte del passato, con l’arte classica, con l’obbiettivo di capire come oggi il contemporaneo possa relazionarsi ad essa. Ma poi c’e anche la questione importante della malleabilità del bronzo. Queste infatti non sono sculture scolpite bensì modellate. Partivo da una forma data e la difficoltà era cercare di inserirmi il più possibile in punta di piedi in questa forma già esistente e già talmente bella e preziosa da non richiedere un intervento di chissà quale portata. L’elemento più complesso è stato proprio decidere dove fare emergere i volti, cercando di snaturare il meno possibile la forma di partenza.”

Tutte le sculture presentano delle patinature diverse e la patina riconduce a questa idea di fioritura. Ma nel cavolo, la fioritura è quello specifico momento in cui la verdura inizia a spendere tutte le sue energie nella produzione di semi, quindi fondamentalmente diventa dura e fibrosa e non più commestibile. Essa é qui intesa come momento di decadenza, di macero e di invecchiamento. Un senso di disfacimento, sottotesto di tutto il progetto espositivo, che la patina cerca di riportare alla memoria. 

Al piano inferiore della galleria, con un allestimento di tipo verticale che sfrutta l’altezza delle due sale, ritroviamo le opere dal titolo Batter d’Occhio”. Si tratta di disegni realizzati dall’artista con i battiti delle proprie ciglia, precedentemente colorate di tempera. Questo leggero movimento, che intervalla uno sguardo dall’altro, imprime il proprio segno sulla carta lasciando traccia di un moto connaturato all’esistenza umana, ancestrale e in qualche modo fuori dal nostro controllo. Registrazione di un atto involontario che compiamo incessantemente e che declinato in gesto lento e paziente, prezioso perfino, si trasforma in prodotto artistico. 

“Quando ho iniziato a lavorare a questi disegni é subito affiorata nella mia mente l’immagine della fioritura e il significato che essa ha nell’ambito della letteratura scientifica dove è intesa come quel particolare momento, all’interno della problematica della restauro del libro, in cui la carta svela piccole macchie, piccole pigmentazioni. E’ proprio quello il momento in cui il restauratore dovrebbe intervenire per fermare il processo di invecchiamento, di macerazione della carta, cercando di riportare il foglio al suo stato originario. E così ho collegato questo concetto di fioritura alla fioritura del cavolo, trovando il filo conduttore di una riflessione che, a dispetto del titolo, ruota tutta intorno al processo di invecchiamento e di degradazione.”

Fioritura | Serena Vestrucci

Galleria Renata Fabbri, Milano Via Stoppani 15

Teste di cavolo, 2021, Bronzo, quattro mesi Dimensioni variabili 

Batter d’occhio, 202, Battiti di ciglia su carta, tempera, tre mesi 200 x 200 cm 

La mostra proseguirà fino all’11 settembre 2021