Fulvio Morella, Romanitas, Photo credits: ©Francesca Piovesan - Courtesy Fulvio Morella, Gaggenau e Cramum

Romanitas. L’Eterno Ritorno di Fulvio Morella

In occasione della giornata nazionale del braille, lo showroom GAGGENAU di Roma accoglie dal 21 febbraio 2023 la personale di Fulvio Morella, “Romanitas”, a cura di Sabino Maria Frassà, all’interno del ciclo di mostre “Scripta?”. Il progetto è promosso da CRAMUM insieme a GAGGENAU, DesignElementi e Lelièvre Paris.

“Di che colore è l’opera?” 

Inizia così la performance Romanitas di Fulvio Morella dove il pubblico viene bendato e invitato a fare esperienza delle opere con il solo tatto. La memoria compie un balzo temporale alla ricerca di un guizzo intuitivo per rispondere alla domanda.
Riaffiorano i ricordi di Mary, la neuroscienziata presa a modello per il suo esperimento mentale dal filosofo Frank Jackson: Mary conosce tutto delle “cose del mondo” ma vive in una stanza in bianco e nero, privata dell’esperienza cromatica. Saprà Mary riconoscere i colori non avendone mai fatto esperienza? E soprattutto, apprenderebbe qualcosa di nuovo vedendo per la prima volta una mela rossa, la foglia di un albero verde, il cielo blu?
Per molti studiosi, sembrerebbe corretto affermare che Mary impari qualcosa sul mondo così come accade ai partecipanti della performance di Morella: saprebbero riconoscere immediatamente quei colori se solo li “vedessero”. Non li vedono ma hanno qualcosa da imparare.

Fulvio Morella, Romanitas, Photo credits: ©Francesca Piovesan – Courtesy Fulvio Morella, Gaggenau e Cramum

Sovvertendo il paradigma visivo della fruizione delle opere, Morella stratifica, sedimenta e arricchisce il suo lavoro attingendo dalla storia di Roma, dalla sua cultura, dall’economia, scandendo il tempo ciclico di un Eterno Ritorno di matrice Nietzscheana in cui il concetto di limite implode su se stesso.
La vocazione dell’artista per la tornitura del legno è elemento fondante dell’intero percorso, insieme agli innesti di altri materiali come tessuti, metalli e un particolare esperimento di opera in NFT. La mostra ambisce ad un carattere di universalità che si avviluppa intorno alla dicotomia dell’umano, volgendo lo sguardo al passato di quella Romanitas, emblema di apollineo e dionisiaco trattenuto tra le righe de La Nascita della Tragedia di Nietzsche.
Ogni opera, pensiero, tensione di Morella pone al centro la vita dispiegata tra le virtù dell’ impegno civico e i vizi dell’edonismo, tra la magnificenza di opere architettoniche volte alla crescita culturale del popolo romano, allo sviluppo economico con l’introduzione di una moneta unica, fino alla loro degenerazione, alla disgregazione dell’Impero e alla deflagrazione di una civiltà spazzata via dal corso della storia. Il legno rappresenta, dunque, la traduzione di quell’energia vitale in materia attraverso il costante utilizzo di soli due tonalità di colore: da una parte il legno naturale simbolo di virtù e, dall’altro, l’amaranto simbolo del vizio. La vita, come la mostra, collega uomini e donne di ogni epoca, unendo il pubblico di una commedia teatrale o agli spettatori del colosseo a quelli presenti alla mostra. Le opere attraversano le differenze del tempo, includono esperienze multisensoriali anche per i non vedenti e diventano costitutive di un’etica del plurale declinata tra arte, design e architettura.

Il percorso espositivo si apre, a mo’ di sipario, dal tendaggio nero da cui emerge una grande clessidra composta dall’insieme della scrittura braille che Morella trasforma in costellazione su cui è trascritta la frase di Nietzsche de La Gaia Scienza:

L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!

La maggior parte delle opere collocate nelle tre sale si ispirano all’architettura romana: il teatro Tuscolo, di Ostia Antica e Ferrentino, il Colosseo, il Pantheon, il Mausoleo di Augusto. In una densità di concetti e continui rimandi simbolici, l’artista non perde la dimensione del gioco semiserio: in Buccus reinterpreta, in chiave contemporanea, la maschera teatrale romana mancante della sede degli occhi, metafora di quel vedere senza guardare; oppure, quando si ispira alla moneta unica del sesterzio, utilizza il Giano Bifronte del suo profilo da giovane. Tra le particolarità, le opere Dies Romana e Senatus Consultum, sono realizzate con un raro legno fossile di circa 2.800 anni mentre un’opera video in NFT si anima della frase di Nietzsche di punti braille che mutano in stelle.
L’ultima opera che dà il titolo alla mostra Romanitas è nuovamente una clessidra, questa volta non rappresentata sul tessuto ma realizzata in legno con all’interno quei granelli di polvere di tempo che passa e che segnano la fine di un nuovo inizio.

Fulvio Morella più volte ricorda che “con le mani non solo fai, ma conosci il mondo” e riflettere sulla mostra solo dopo aver fatto esperienza della performance in cui si viene bendati e costretti a scoprirla con gli altri sensi significa appellarsi alla propria memoria e immaginazione. Un colosseo può diventare uno spicchio di luna, le gradinate crateri, porzioni di una luna crescente o decrescente. I colori si compongono di una superficie più opaca o lucida al tatto in base alle emozioni del momento; le scritte in braille su tutte le opere solleticano i polpastrelli alla vana ricerca di senso.

C’è un prima senza vista, un poi con la vista; un prima lontano, un poi vicino che in mostra ricuce i limiti trasformandoli in firmamento di possibilità. È il tempo di un “oltreuomo”, di una nuova alba conoscitiva che vale per la Mary di Jackson quanto per il visitatore di Romanitas.


Fulvio Morella
Romanitas
A cura di Sabino Maria Frassà
Gaggenau DesignElementi
Lungotevere de’ Cenci, 4 – Roma