Siamo foresta

Riforestare le menti per curare la Terra

Siamo Foresta è la mostra in corso fino al 29 ottobre 2023 a Triennale Milano, a cura di Hervé Chandès, Direttore della Fondation Cartier; Bruce Albert, antropologo che dal 1975 si batte in difesa della tribù degli Yonomami e Luis Zerbini, artista brasiliano che ha progettato l’allestimento.

L’esposizione porta nello storico Palazzo dell’Arte l’opera di 27 artisti di di diversa provenienza. Brasiliani, cinesi, colombiani, francesi e indigeni (dal Nuovo Messico al Chaco, passando per l’Amazzonia), tutti accomunati da un credo: che si possa, come dice un detto Brasiliano, “riforestare le menti per curare la Terra”. 

Appassionati osservatori della diversità vegetale e animale, offrono la possibilità, attraverso la loro opera, di scoprire sguardi divergenti sul mondo.

La mostra si apre con l’opera congiunta dell’artista yonomami Sheroanawe Hakihiiwe e del francese Fabrice Hyber, realizzata dopo il loro incontro a La Vallée, la foresta creata da Hyber piantando circa trecentomila semi di alberi di specie differenti dagli anni ’90 a oggi in una zona di terra sterile nella Francia Occidentale. Interessato alle più recenti ricerche scientifiche sull’intelligenza e sulla comunicazione degli alberi, Fabrice Hyber vede nella produzione artistica un processo naturale, parallelo alle infinite capacità di rigenerazione del mondo vegetale. 

Luiz Zerbini realizza grandi dipinti dalle complesse composizioni che sono luogo d’incontro per la selvaggia natura amazzonica e gli oggetti contemporanei. In mostra sono esposti, tra gli altri, anche i suoi monotipi, opere ottenute impressionando foglie, rami, fiori su carta, e un tavolo erbario abitato da prodotti artificiali e vegetali raccolti vagando come un flaneur tra zone di foresta e territori urbani.

Con la grande tela World II, dipinta con terre e tinture vegetali locali, Solange Pessoa immagina il mondo a venire. Per l’artista brasiliana ci aspetta ciò che ci ha preceduti: sulla tela appaiono fossili di specie estinte, figure primitive non meglio identificate, misteriose forme astratte in continua evoluzione.

Adriana Varejão si reca ad Amazonas nel 2003, dove comincia il dialogo con le forme di vita che abitano la foresta pluviale, con miti e con le credenze locali. Il risultato sono dipinti di grandi dimensioni che applicano il linguaggio dell’illustrazione scientifica a rilievi di piante dai poteri psicotropi o a iconografie tipiche locali. Il disegno di un apprendista sciamano il cui corpo fisico appare diviso da quello spirituale, realizzato dall’artista yonomami Joseca Mokahesi, è ripreso da Varejão nella provocatoria opera esposta in mostra in cui il corpo dello sciamano finisce per alludere all’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci interrogando lo spettatore sulla possibilità di ripensare in modo radicale a cultura, tecnologia e teorie antropologiche.

Il grande albero realizzato dall’artista colombiana Johanna Calle si compone di documenti dattiloscritti su carta notarile che riportano un testo di legge sulla restituzione di terre indigene. Il testo sancisce la possibilità di rivendicare il diritto di proprietà elencando a memoria gli alberi che vi si erano piantati.

La politica della Foresta introdotta dagli artisti in mostra disegna un “multiverso egualitario” che pone sullo stesso piano umani e non. 

Più del 70% delle opere esposte in mostra è parte della collezione Fondation Cartier pour l’Art Contemporain che da anni porta avanti un programma di sostegno per gli artisti indigeni e promuove lo scambio interculturale. Triennale Milano è partner di Forestami, progetto comunale che prevede l’inserimento nel contesto cittadino di tre milioni di alberi entro il 2030.