Diego Marcon / Ludwig, 2018 [still] / Video, CGI animation, color, sound / loop of 8'14" Credit: © Diego Marcon / Courtesy Sadie Coles HQ, London

I Dramoletti

I Dramoletti sono brevi drammi, da consumarsi preferibilmente in tutta velocità, proprio come omelette. Così sono chiamati gli schizzi compulsivi, vertiginosi, dissacranti, caustici e feroci ad opera del drammaturgo austriaco Thomas Bernhard (1931-1989).

Dramoletti è anche il titolo della prima mostra antologica italiana dedicata all’artista Diego Marcon che, proprio come Bernhard, racconta con le sue opere storie irrisolte, ricostruite attraverso confidenze o memorie, spesso incomplete o inattendibili, che intrecciano i micro mondi interiori dei personaggi a quello macroscopico della società.

La mostra in corso fino al 30 giugno 2023 al Teatro Gerolamo in Piazza Cesare Beccaria 8, Milano è organizzata da Fondazione Trussardi che, in occasione del suo ventesimo anno di attività, è tornata nella città del suo primo progetto, Short Cut (2003) del duo artistico Emgreen & Dragset.

La cornice questa volta è Teatro Gerolamo, un teatro di marionette chiamato anche “La Piccola Scala”, considerato il gioiello architettonico in miniatura di Giuseppe Mengoni, l’architetto che realizzò Galleria Vittorio Emanuele.

La mostra porta in scena alcuni dei drammi da camera realizzati da Diego Marcon (Busto Arsizio, 1985). Bambini, pupazzi e creature non meglio identificate abitano film, video e installazioni dell’artista descrivendo un’umanità intrappolata in un loop di azioni angoscianti come in un girone dantesco.

Nella sala centrale, dietro a un lussuoso sipario attorniato da balconate, è proiettato  Ludwig (2018). L’animazione digitale ha come protagonista un bambino a bordo di una nave, sballottato in balia delle onde durante una notte di tempesta. Illuminato solo dalla luce di un fiammifero, Ludwig canta allo spettatore tutta la sua fatica. La voce è quella del Coro di Voci Bianche dell’Accademia Teatro della Scala, mentre il testo dell’aria e’ stato scritto dallo stesso Marcon:
“Dio, come sono stanco mi sento proprio giù, vorrei tirar le cuoia e non pensarci più…”

Al piano inferiore Il malatino (2017) appare febbricitante e allettato, animato solo dal suo continuo respiro faticoso. 

Untitled (Head falling) (2015) sono una serie di film realizzati su pellicola 16mm, esposti negli spazi della galleria e del loggione del teatro. Marcon ha disegnato e inciso la pellicola raffigurando volti assopiti e teste pesanti che continuano a cadere e ri cadere senza mai trovare riposo.

Al piano superiore si trova la sala dedicata a The Parents’ Room (2021), film in 35 mm presentato al Festival di Cannes 2021 e incluso nella 59ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, Il latte dei sogni (2022).

Un uomo dalla fisionomia deforme appare silenzioso, in piedi, davanti a una finestra nella camera da letto di un ambiente domestico. Mentre guarda cadere la neve un merlo poggia sul davanzale. L’uomo allora inizia cantare degli omicidi della moglie e dei due figli e poi del suo suicidio. Musica e testi evocano in maniera inquietante il linguaggio utilizzato negli anni d’oro del musical mentre i volti dei personaggi, realizzati con maschere prostetiche, simulano grossolanamente le reali fattezze degli attori. L’ostinato realismo accentua il senso di turbamento dello spettatore che assiste a una tragedia cantata da fantocci privi di espressività.

Le storie narrate da Marcon si svolgono in tempi e luoghi privi di coordinate, che sono il tempo e il luogo della rappresentazione.
“Se fossimo onesti / rinunceremmo a scrivere testi teatrali / e a interpretare testi teatrali / Se fossimo onesti /non potremmo far altro / che suicidarci / Ma poiché non ci suicidiamo / perché non vogliamo suicidarci / non oggi almeno / non ora / e poiché fino a oggi e almeno per ora non ci siamo suicidati / ritentiamo sempre con il teatro / scriviamo per il teatro / rappresentiamo teatro / anche se è la cosa più assurda / e bugiarda” scriveva Bernhard per Bruscon, il protagonista de Il teatrante (1985).

Ironica, amara, finemente spietata, Dramoletti è l’inno al mal de vivre di uno degli artisti più interessanti dell’ultima generazione che, come un Mastro Geppetto, ancora si prende cura di ogni elemento dell’opera, dalle luci ai costumi, dal suono al copione.

Una mostra spettacolare e aberrante al tempo stesso, che lascia lo spettatore uscire dal teatro con gli occhi pieni di bellezza e un nodo in gola.