Art Basel Paris
Pino Musi, Polyphōnia, veduta dell’installazione. Fondazione Biscozzi-Rimbaud, Lecce, 2025. Foto © COMMED IA

Pino Musi. Polyphōnia

A Lecce, negli spazi della Fondazione Biscozzi | Rimbaud, il fotografo Pino Musi espone una personale declinazione del paesaggio architettonico contemporaneo, esito della sintesi tra sguardo poetico e rigorosa ricerca compositiva.

L’indagine fotografica di Pino Musi delinea i confini di scenari che si pongono sul limitare tra il dominio del reale e quello della finzione, similmente a quinte teatrali di uno spettacolo inafferrabile dai toni onirici.

Nelle fotografie in bianco e nero che compongono il progetto espositivo Polyphōnia, i caratteri singolari rintracciati in differenti periferie di importanti città europee – come Parigi, Anversa e Berlino – più che esplicitare le coordinate della propria locazione specifica, eludono qualunque riferimento al contesto di appartenenza; quelle definite dall’artista sono, dunque, vedute urbane ideali e rappresentative di un immaginario, di una certa idea di ordine piuttosto che mappatura veritiera dei reticoli urbani di una qualsiasi grande metropoli. La personale a cura di Stefania Zuliani, visitabile fino al 6 gennaio 2026, si dipana in tre atti a partire dal corpus di 56 opere fotografiche che costituiscono il nucleo portante del processo di restituzione di una complessa ricerca; le opere, lacerti di angoli cittadini sfuggenti e difficilmente collocabili, come fenditure stabiliscono un varco sufficiente a scrutare l’inclinazione delle nuove stratificazioni urbane, interrogarle e indagarne lo spirito. Nell’ultima delle tre sale espositive, un film di 25 minuti realizzato per l’occasione approfondisce la relazione del fotografo con la città, intesa come territorio simbolico di rapporti formali; il ritmo, scandito dall’avvicendarsi di immagini e dalla loro stessa composizione armonica, sembra cadenzare un passaggio attraverso luoghi sospesi che invitano all’attesa e all’osservazione. Infine, il libro d’artista, più che semplice catalogo, estende ancor più l’esperienza di esplorazione della spazialità contemporanea; il volume di ampio formato, pubblicato da Dario Cimorelli Editore, conduce l’indagine e la riflessione ad una dimensione privata di assoluta autonomia nell’andatura che solo lo sfogliare delle pagine consente. 

Se, nel suo insieme, l’azione fotografica di Pino Musi restituisce, per sua stessa necessità, un amalgama di città, nuovo organismo allegorico espressione di un soggettivo modo di intendere il luogo e lo spazio, similmente i tre diversi media attraverso cui la narrazione si esprime contribuiscono a determinare quel lieve scarto nella fruizione da parte dell’osservatore tale da restituire tridimensionalità e profondità alla geometria delle architetture rappresentate.

Attraverso una personale e particolare maniera innanzitutto di osservare il contesto cittadino, quindi di narrarlo, prendendo le distanze dal mero reportage urbanistico, Musi rintraccia o riscrive gli equilibri labili nella struttura della città, soprattutto nelle sue propagazioni più recenti, rintracciandone il fascino seppur non ancora comunemente avvalorato da un solido processo di storicizzazione. In Polyphōnia, i differenti profili architettonici in relazione reciproca diventano, così, regioni di più ampi scenari allegorici di cui sostanziale è soprattutto il loro valore formale e suggestivo; perduti i caratteri strettamente referenziali, si tracciano sensibilmente i limiti di uno spazio astratto, teorizzato più che propriamente vissuto, così reale e concreto da apparire pura inventiva.

Pino Musi. Polyphōnia
a cura di Stefania Zuliani
Fondazione Biscozzi | Rimbaud, Lecce
20 settembre 2025 – 6 gennaio 2026

×