La proposta espositiva, caratterizzata anche questa volta, oltreché dalla presenza dell’opera di Consani, da lavori di artisti che sono suoi amici, sodali o sostenuti dalla galleria MEVannucci, è ben calibrata nell’itinerario che si sviluppa in assoluta essenzialità negli spazi di quella che era un tempo residenza di famiglia.
Il progetto attuale contempla la mostra Personal Jesus con Michelangelo Consani stesso (Livorno, 1971) e Davide Rivalta (Bologna, 1974), i quali espongono un’opera ciascuno nello spazio a pianterreno, mentre al piano superiore è allestita la personale Tempra di Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, 1994), a cura di Gabriele Tosi.


A sinistra, Davide Rivalta, Chimpanzee, 2025. Bronzo, 110 x 60 x 70 cm.Courtesy dell’artista, Galleria Fuocherello Volvera. Ph Erika Pellicci. A destra, Michelangelo Consani, Un peso specifico da sollevare (A Specific Weight to Lift), 2025. Bronzo, ferro e acciaio, 210 x 175 x 115 cm. Courtesy ieedificio57 San Gimignano, ME Vannucci Pistoia. Ph Erika Pellicci
Personal Jesus si connota, fin dal titolo scelto, di reminescenze musicali e tematiche per il riferimento al brano omonimo risalente al 1989 del gruppo Depeche Mode: un testo di forte intensità a livello semantico inerente la figura di un ‘Gesù’ incarnato nella realtà e ogni volta identificabile in chi conosce l’ascolto e la cura. Il rimando allusivo non riguarda, quindi, un dio che dall’alto risolve i conflitti ed elargisce soluzioni, ma un essere che ogni persona può riconoscere attorno a sé, dotato di empatia verso il mondo umano, animale e nei confronti della natura.
Significative sono, in tal senso, le due sculture figurali in bronzo, che si guardano e guardano il visitatore in un comunicare sottile, in virtù della collocazione di entrambe nelle particolari aperture negli spazi della struttura: sono opere inedite, contraddistinte sia dall’essere espressione singola che in rapporto duale. Nell’opera di Consani, titolata Un peso specifico da sollevare (A Specific Weight to Lift) del 2025, vi è un’altalena a reggere una figura umana che richiama l’immagine di un Cristo deposto, la cui forma scultorea non è realizzata ex novo, ma reperita dall’artista, secondo una sua costante progettualità in cui etica ed estetica si coniugano insieme; nell’opera di Rivalta, titolata Chimpanzee del 2025, emerge un possente animale in una postura di viva partecipazione rispetto all’ambiente a cominciare dal corpo e dallo sguardo, fattezze queste che dichiarano la ben nota cifra compositiva del suo autore. Fra la le due opere si genera nel contesto, e in modo simultaneo, un dialogo e si sviluppano rimandi concettuali riguardanti la ragione e l’istinto, la natura e la coscienza e una spiritualità insita nell’universo che interagisce come aspetto unificante.
Ecco che i concetti sottolineati con tanta poeticità dai Depeche Mode tornano attualizzati nel lavoro degli artisti, suggerendo, in questo scambio a due, possibilità impensabili a prima vista, sia nella visione della sofferenza umana esplicitata nel Cristo della figura di Consani, seppure trattata con ironia e leggerezza, sia nella presenza forte dell’animale di Rivalta che troneggia in quel suo silenzio eloquente.
Le opere di Consani e Rivalta, conosciute internazionalmente ed esposte in prestigiose istituzioni italiane e straniere, sono in questa sede manifestazione esemplare delle loro grammatiche distintive, delle possibilità di collegamento con concetti trasmessi in altri linguaggi, utilizzati qui come stimolo, provocazione e risonanza.





Bekhbaatar Enkhtur, in alto a sinistra, Senza titolo (Untitled), 2025. Ottone, foglia d’oro, scotch. Dimensioni spaziali. In alto al centro, Hello Kitty, 2025. Cera d’api, sabbia da lettiera, scatole di plastica, scultura, scrittura, 47 × 27 × 52 cm. In alto a destra, Mangusta (Mongoose), 2025. Bassorilievo su ottone, 60 × 50 cm. In basso a sinistra, Veduta della mostra Tempra, ieedificio57, San Gimignano, 2025. In basso a destra, Serpente (Snake), 2025. Bassorilievo su ottone, foglia d’argento, 102 × 115 cm
Courtesy dell’artista, Galleria Materia Roma. Ph Erika Pellicci
Tempra di Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994), a cura di Gabriele Tosi, cita innanzitutto le parole dello scrittore Emanuele Trevi tratte dalle narrazioni dei suoi “Viaggi iniziatici”, che – a sua detta – implicitamente cambiano il lettore per le “forme necessarie e irripetibili” che vengono a si cristallizzarsi nella mente. E sembra proprio il percorso di un viaggio, di storie passate, vere o scaturite da immaginarie epifanie in un dicotomico gioco di costruzione e decostruente, fino alle tradizionali culture della sua terra d’origine a determinare le forme di Enkhtur, le medesime cui alludeva Trevi. Le creazioni in mostra, oltre ad alludere ad affascinanti patrimoni narrativi, scaturiscono da un’ esplorazione dell’artista incentrata sul contatto con la materia attraverso il disegno, come ad esempio in Inalchuq dove questo è realizzato su foglio d’argento, e attraverso il modellare e la fusione. Sono proprio i due bassorilievi raffiguranti uno il serpente, l’altro la mangusta, sia l’uno che l’altro in ottone finemente lavorato, a suggerirci le tradizionali storie di coraggio e di lotta dei due soggetti leggendari, storie tramandate oralmente e non solo. Le installazioni Hello Kit del 2025 e Zampe dello stesso anno evocano, invece, la suggestività della lavorazione della materia, lasciata qui allo stato grezzo, con le impronte della mano che l’ha modellata.
Il titolo Tempra, in definitiva, oltre a richiamare principi tecnologici che determinano il mutamento delle materie nei vari stadi, rende ben visibile la metamorfosi compiuta da Enkhtur, il quale si sofferma su un bagaglio identitario a livello personale e collettivo di notevole spessore, valorizzato dalla sua ricerca e in essa trasposto.

