La pratica di Alessio de Girolamo si concentra sulle relazioni tra ambiente, ascolto e processi generativi in tempo reale, attraversa i territori dell’ecologia acustica e dell’arte installativa, esplorando il suono come materia relazionale. Per dirla in modo semplice, si potrebbe affermare che si tratti di un processo volto a rivelare la dimensione cognitiva del suono, ma andiamo passo passo.
Nel corso degli ultimi anni e in collaborazione con il LIM – Laboratorio di Informatica Musicale dell’Università degli Studi di Milano, l’artista ha sviluppato “Real Time”, un software che utilizza suoni ambientali in streaming come interpreti di una partitura musicale che scorre in tempo reale. Il sistema, basato su algoritmi stocastici, non mira a rappresentare la natura, ma a rendere percepibile la relazione tra agenti umani e non umani all’interno del paesaggio sonoro.
Questo dispositivo colloca la pratica artistica in un terreno multidimensionale: il suono del paesaggio naturale, una volta emesso, è catturato, “ripescato” dal software tra le maglie della fitta rete del quotidiano per poi essere nuovamente restituito, senza essere elaborato. Diventa così il segno incidentale di una relazione con la partitura originale non del tutto legata alla volizione umana. In questa ottica, de Girolamo sembra mettere in atto una forma di “ascolto distribuito”, in cui la composizione emerge come evento più che come oggetto. Questa operazione richiama i postulati della cibernetica di Norbert Wiener e Julian Bigelow, secondo i quali il pensiero e la comunicazione sono processi di regolazione e scambio continuo tra sistemi aperti. Perciò, la musica in questo caso non è mero linguaggio, bensì un’interfaccia.



Courtesy of the Artist and Spazio C.O.S.M.O.
Le personali Real Time (Capsule Venice, Venezia) e ancor prima Tre (Linea Project, Lecce) possono essere lette come un prologo di queste individuazioni dell’essere attraverso l’ascolto che trova la propria estensione nella ricerca sui limiti del linguaggio della mostra 1×1. Realizzata presso SpazioC.O.S.M.O. (Milano) – realtà not for profit diretta da Luca Pancrazzi e Elena El Asmar dedicata a pratiche sperimentali site-specific – la mostra si avvale di un impianto installativo che articola suono, testo e dialogo tra due ipotetici “io” e “tu”. In questo modo, de Girolamo indaga come l’esperienza acustica possa trasformarsi in una forma di (auto)coscienza.
Metodologicamente, de Girolamo ricorre al dialogo socratico per confrontare ciò che emerge istintivamente con domande esistenziali, trasformando il linguaggio in uno spazio in divenire, dove il suono si tramuta in coscienza. In questo caso il suono è dato dall’incontro del paesaggio sonoro dello spazio espositivo con la partitura di Also sprach Zarathustra di Richard Strauss. Ciò che questo lavoro propone non è una metafora, ma un modo di comprendere cosa significhi ascoltare quando il suono smette di essere un fenomeno esterno e diventa segno di un corpo che lo riceve. In questa metamorfosi, il linguaggio diventa materia: ascoltare non significa più semplicemente ricevere un messaggio, ma lasciarsi attraversare da esso.
Sulla soglia tra tecnica e vita, l’attenzione posta dall’artista sui linguaggi frutto dell’inventiva umana e sulla spontaneità dei fenomeni naturali sbocca in un modello di composizione che concilia la logica meccanica con l’intenzionalità sensibile del compositore, dove la macchina non è un mezzo esterno, ma un agente che co-costruisce l’esperienza estetica.



Da sinistra: Alessio de Girolamo, Joog Box (Venice), 2024, custom-made jukebox, wood, super-mirror stainless steel, 111 x 86 x 63 cm. Ph. Riccardo Banfi. Copyright the Artist. Courtesy of the Artist and Capsule; Installation View. Alessio de Girolamo: Real Time. Capsule Venice, Venice, Italy. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy of the Artist and Capsule; Alessio de Girolamo, Real Time / Music Score (Venice, Sept. 21, 2024), 2024, audio and video projection, hand drawn music scores on canvas (audio and video projection: 5’52”; music scores on canvas (3 pcs): 39 x 27 cm / 15 1/2 x 10 1/2 in each). Ph. Andrea Rossetti. Copyright the Artist. Courtesy of the Artist and Capsule.
Donna Haraway sosteneva che ogni traduzione è un atto di simbiosi, una forma di negoziazione con l’alterità più che di dominio su di essa. E sì! L’opera di de Girolamo assume questa posizione in modo non speculativo, i suoi esperimenti non sembrano mirare a restituire alla natura ciò che l’uomo le ha sottratto, ma a mettere in luce l’impossibilità di una simile restituzione. La contraddizione diventa allora il nucleo della sua poetica.
Il lavoro di de Girolamo, quindi, non consiste solamente di esercizi compositivi dalla componente randomica, innesca anche una modalità di pensare la coscienza attraverso il suono mediato dalla tecnica. Tuttavia, contiene una riflessione che trascende il musicale: cosa significa tradurre l’esperienza sonora, sia naturale sia umana, quando ne siamo parte? L’opera ci confronta con questo paradosso. Tradurre implica distanza, ma anche desiderio di continuità. Forse, come suggeriva Deleuze, ogni ripetizione con differenza è un tentativo di risentire ciò che non è mai stato ascoltato del tutto. Con questo gesto di ascolto, la pratica di de Girolamo acquista un significato speciale: trasformare l’ascolto in una forma di pensiero e il pensiero in una forma di vita.



Installation View. Alessio de Girolamo: Real Time. Capsule Venice, Venice, Italy.
Ph. Riccardo Banfi. Courtesy of the Artist and Capsule.
1×1 / Alessio de Girolamo
Spazio C.O.S.M.O. Milano
05.10.2025 — 30.12.2025

