Castelbasso - Progetto Genesi
Officina Malanotte, 2026, Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre

Officina Malanotte: coltivare l’arte

Scrivere di un evento concluso va contro qualsiasi strategia di comunicazione basata sulla Fear Of Missing Out. Niente urgenze, nessuna esclusività, redigere un articolo oggi sull’esperienza della Residenza d’artista Officina Malanotte, terminata lo scorso 5 luglio, permette con buone probabilità una riflessione critica più attenta e oggettiva dell’esperienza. Ideata e curata da Daniele Capra e con la direzione artistica di Nico Covre, presso la tenuta Bonotto Delle Tezze a Tezze di Piave nella Marca trevigiana, l’iniziativa giunta alla 5aed., a mio parere si conferma come uno dei laboratori di rigenerazione più lucidi del nostro panorama contemporaneo. 

Sul luogo
Unico, magico e incredibile. Per chi non c’è mai stato è quasi un miracolo di serenità, una vera e propria pausa dal caos del mondo, dove l’universo della vigna, fatto non solo di bellezza ma anche e soprattutto di duro lavoro, corrisponde alla forza di una famiglia che, pezzetto dopo pezzetto, si è curata di questo luogo salvandone ogni volta un tratto di storia in più. Fino all’ex officina meccanica, spazio in cui si è svolto il progetto 2026 che, trasformato in un ambiente di speculazione concettuale, ha visto protagonisti gli artisti Angelo BellobonoPaolo BiniChiara Peručh e Silvia Vendramel.

Officina Malanotte, 2026, Bonotto Delle Tezze, Vazzola, foto Nico Covre

Sulla mostra e sulla residenza
Vedere una mostra in fase di smontaggio è abbastanza inconsueto, tuttavia proprio questo momento si è rivelato particolarmente intenso, svelando probabilmente l’anima più sensibile di questa esperienza d’arte condivisa. Un’arte nata nella vicinanza ad oggetti, strumenti bloccati dal tempo del loro disuso, un’arte nata, non per illustrare il paesaggio, ma viverlo, attivando un cortocircuito metodologico di rara coerenza, i tra la bidimensionalità della pittura e l’oggettualità della scultura site-specific.

Nel display conclusivo arriva tutta la forza di una mappatura che è prima di tutto uno scavo interiore. Laddove la pittura di Bini stratifica la luce e il colore in campiture che simulano texture atmosferiche, la ricerca antropologica e pittorica di Bellobono alleggerisce la verticalità del territorio riportando sulla tela visioni del vissuto. La componente plastica trova invece una tensione poetica e destabilizzante negli interventi di Vendramel, abili nel ridisegnare i confini fisici dello spazio industriale e agricolo, alterando la percezione dei materiali d’uso e di scarto, esattamente come accade nelle pitture di Peručh, dove le sue caratteristiche visioni oniriche incontrano il territorio locale, originando una tensione fra figurazione emotiva e astrazione materica.

Officina Malanotte non è una semplice mostra; è un ecosistema temporaneo che elude con destrezza le secche del regionalismo, in cui l’opera non si limita a occupare un luogo, ma lo abita, ne assorbe i tempi di sedimentazione e lo riscatta, dimostrando come l’arte contemporanea sia l’unico vero motore capace di riattivare la memoria latente della nostra provincia. La fine di questa residenza d’artista non è una vera conclusione, ma un passaggio di testimone. Il tempo trascorso tra queste mura ha dimostrato che l’arte non chiude i cantieri, semmai li riapre. La produzione ricomincia sotto un’altra forma: quella delle idee, della materia che si trasforma e della creatività che ripopola il vuoto, oggi grazie anche alla presenza della grande quercia che, morta a causa di un fulmine proteggendo la tenuta, oggi vive al suo interno come simbolo di tenacia e nuova vita, nientemeno come una forma d’arte potentissima.

Ci vediamo per la 6aed. nel 2027.

Maria Letizia Paiato

Storico, critico dell’arte e pubblicista iscritta all’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, insegna Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata. Dottore di Ricerca (Ph.D) in Storia dell’Arte Contemporanea, Specializzata in Storia dell’Arte e Arti Minori all’Università degli Studi di Padova e Laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Ferrara, è ricercatore specializzata nel campo dell’illustrazione di Primo ‘900. La trasversalità d’interessi maturata nel tempo la vede impegnata in diversi campi del contemporaneo e della curatela, della comunicazione, del giornalismo e della critica d’arte con all’attivo numerose mostre, contributi critici per cataloghi, oltre a saggi in riviste scientifiche. Dal 2011 collabora e scrive con costanza per Rivista Segno, edizione cartacea e segnonline. letizia@segnonline.it ; letizia@rivistasegno.eu

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