Napoli sta vivendo una nuova stagione culturale di straordinario fervore, attraverso molteplici espressioni creative, dal cinema alla televisione, dalla letteratura al teatro, fino alla musica e alla danza. In questo vivace contesto di rinascita, anche l’arte contemporanea ha il dovere di integrarsi appieno e recitare un ruolo da protagonista all’interno della complessiva rigenerazione partenopea. L’occasione può coincidere con la nomina di Eugenio Viola alla direzione della Fondazione Donnaregina – Museo Madre. La scelta, giunta al termine di una procedura di selezione pubblica promossa dalla Regione Campania e dalla Fondazione, ridefinisce le prospettive dell’istituzione di via Settembrini. Per il curatore si tratta di un significativo «ritorno a Napoli», un rientro alle origini professionali proprio all’interno di quelle sale dove ha mosso i primi passi istituzionali, prima di sviluppare un percorso di rilievo tra Europa, America Latina, Asia e Australia. L’ampia esperienza internazionale accumulata all’estero viene ora messa a servizio del territorio, orientando lo sguardo verso le sfide future della produzione culturale.
L’attuale stato dell’arte all’ombra del Vesuvio impone una profonda riflessione sulle dinamiche di crescita e cooperazione. Per superare la frammentazione delle singole realtà e strutturare un sistema per le arti visive solido, si avverte la necessità stringente di attivare una forte e costante collaborazione. È indispensabile un dialogo sinergico tra l’istituzione pubblica, la rete delle gallerie private, le fondazioni e le tante associazioni che operano attivamente nel tessuto locale. Il Museo Madre, in quanto istituzione dipendente e promossa dalla Regione Campania, ha il preciso dovere storico e istituzionale di non limitarsi alla sola dimensione urbana, ma di rivolgere lo sguardo all’interezza del territorio campano. Ogni provincia e ogni area interna devono sentirsi parte integrante di una progettualità diffusa. Solo attraverso questa convergenza strategica il museo potrà raccogliere e valorizzare il meglio delle espressioni nate in questa rinnovata Campania Felix, consolidando la propria identità e confermandosi, al contempo, come un punto di riferimento imprescindibile sulla scena internazionale.
La memoria delle grandi stagioni storiche deve agire come stimolo per la contemporaneità. Quella Napoli straordinaria degli anni Ottanta e Novanta, riconosciuta universalmente come capitale internazionale dell’arte, deve tornare a vivere attraverso una progettualità che ne recuperi lo slancio e l’autorevolezza. La capacità di attrarre i più grandi protagonisti del dibattito globale deve fecondare il presente, offrendo gli strumenti per interpretare le grandi questioni sociali e culturali che attraversano il mondo attuale. Il progetto per il futuro del museo si dovrà articolare su una visione plurale, aperta e sostenibile, capace di connettere stabilmente le dinamiche del territorio con l’orizzonte globale, riallacciando anche i fili del dialogo storico con l’area del Mediterraneo e i Sud del mondo, come indicato anche dalla Biennale di Venezia in corso.
Questa nuova spinta propulsiva trova la propria linfa vitale nell’essenza della Napoli contemporanea, una realtà che fa ricerca e sperimenta nuovi linguaggi senza mai smarrire il legame profondo con i miti e le origini. La creatività partenopea si nutre da sempre di una stratificazione millenaria, dove la memoria archeologica e l’avanguardia più radicale convivono e si alimentano a vicenda. L’indagine sul presente non si compie per astrazioni, ma si innesta sulla materia viva di una tradizione secolare, rileggendo le radici storiche per decodificare le complessità del mondo attuale. Proprio in questa capacità unica di far dialogare l’arcaico con l’inedito risiede la forza di una rigenerazione che rifiuta le nostalgie sterili, preferendo trasformare il mito in uno strumento di indagine critica e di audace sperimentazione per il futuro.
Questo profondo legame tra la città dell’avanguardia e quella delle origini assume una valenza ancora più emblematica oggi, in un momento storico in cui sono ormai trascorsi i duemilacinquecento anni dalla sua fondazione. Proprio sul piano concettuale, un confronto linguistico tra le espressioni «Napoli millenaria» e «Napoli contemporanea» restituisce la reale potenza di questa narrazione. L’aggettivo «millenaria» evoca uno scavo verticale, il radicamento nel tufo e la vastità di un tempo antico. L’attributo «contemporanea», al contrario, descrive un asse orizzontale, la fluidità dell’istante e l’apertura ai flussi globali. L’incontro tra queste due parole crea una sintesi dialettica perfetta: l’eternità che si traduce in attualità. Venticinque secoli di stratificazioni urbane, antropologiche e filosofiche non rappresentano un mero dato cronologico, bensì una condizione dell’anima. La metropoli, nata sotto il segno della sirena Partenope, ha superato le epoche mantenendo inalterata la propria attitudine alla metamorfosi. La scena culturale di oggi affronta le sfide globali portando con sé il peso specifico di una storia lunghissima, in cui ogni frammento di memoria dialoga costantemente con i linguaggi multimediali del presente. È in questo cortocircuito temporale che l’istituzione museale trova la missione più alta: dimostrare come la ricerca più radicale sia l’evoluzione naturale di una civiltà che da duemilacinquecento anni non ha mai smesso di interrogarsi sul senso profondo dell’immagine e del mito.

