Castelbasso - Progetto Genesi
Nadia Stefanel
Utopiche seduzioni. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle nuove generazioni - (Mostra collettiva) Plot Francesca Pasquali (fasi di lavoro)

Tessere d’arte | Intrecci tra materia e creazione

La mostra Tessere d’arte – Intrecci tra materia e creazione, inaugurata il 29 aprile scorso, a cura di Nadia Stefanel, è visibile in Fondazione fino al 31 luglio 2026.

Fondata nel 1972 a Forlì da Dino Zoli, l’azienda Dino Zoli Textile è specializzata nella progettazione e realizzazione di tessuti d’eccellenza destinati a diversi ambiti nazionali e internazionali, dall’interior design all’hotellerie o la nautica. Fin dalle origini, si distingue per una vocazione alla ricerca e allo sviluppo che coniuga qualità, innovazione e creatività Made in Italy, che viene esportata oggi in tutto il mondo. L’azienda ha affiancato alla produzione una crescente attenzione ai temi della sostenibilità ambientale, con materie prime recuperate e progettate secondo principi di eco-design, contribuendo allo sviluppo di un’economia circolare, scegliendo anche soluzioni energetiche sostenibili da fonti rinnovabili. Oltre alla dimensione produttiva, vi è un forte impegno verso il territorio e il sociale che si riflette anche nella stretta collaborazione con la Fondazione Dino Zoli, attraverso cui l’azienda sostiene progetti artistici. Infatti, dalle residenze d’artista alle mostre e le iniziative culturali la fondazione sviluppa numerose attività dedicate a temi sociali come il rispetto dell’ambiente, l’inclusione e la parità di genere.

La mostra attualmente visibile restituisce dunque, nel suo percorso espositivo, ciò che ha caratterizzato negli anni il lavoro aziendale nel connubio arte e impresa attraverso tre ambiti principali: Le residenze artistiche. Cuore del confronto tra pratica industriale e linguaggi contemporanei, durante le quali gli artisti che sono stati invitati, hanno trasformato il tessuto e il processo produttivo in dispositivo narrativo e relazionale. Così la residenza di Elena Bellantoni nel 2022 ha coinvolto i dipendenti in workshop partecipativi e nella realizzazione di costumi in lino e velluto prodotti dall’azienda, confluiti nell’opera video Se ci fosse luce sarebbe bellissimo.

Le mostre collettive. Con ad esempio il progetto Utopiche seduzioni. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle nuove generazioni del 2023-24 con l’installazione immersiva Plot di Francesca Pasquali, che testimonia come le referenze tessili, incluse quelle derivanti da materiali di scarto, possano diventare terreno di sperimentazione artistica. O come Trame esplorative del 2024-25 che ha messo in evidenza la capacità del tessuto di generare proposte sensoriali e percorsi esperienziali. Oppure la mostra È QUI, realizzata con gli studenti del Corso di Decorazione per l’architettura dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che hanno progettato pattern tessili per una serie di sedute. Il progetto nato dalle parole, immagini e suoni raccolti tra i ragazzi delle cooperative sociali, La Fraternità e Arca di Noè, ha dato forma a un racconto condiviso di identità e memoria. La stampa È QUI, apposta su una delle sedute realizzate con strutture di recupero, è diventata in questo modo il simbolo dell’insieme delle diverse esperienze coinvolte.

I progetti speciali, come Fragile Sublime di Silvia Camporesi, con 12 fotografie che ricordano l’alluvione in Romagna del 2023. Scattate tutte nello stesso giorno, le immagini mostrano un luogo straniante e onirico, fra silenzio e inaspettata quiete, in cui l’aspetto drammatico abbraccia la poesia della visione. Le fotografie sono state stampate su tessuto conferendo un aspetto materico all’immagine. Il bianco cangiante del tessuto, selezionato dall’artista insieme al team tecnico dell’azienda, aveva valorizzato al meglio l’aspetto liquido e i cromatismi che si ripetevano in tutte le immagini.

Nel progetto Camille di Silvia Bigi, invece, la ricerca sviluppata intorno alla tecnica di stampa a portato a soluzioni innovative grazie al know-how manifatturiero consolidato per i progetti custom del team aziendale. Questa collaborazione ha dato forma a superfici tessili uniche dove un pattern grafico ripetuto ossessivamente, mescolava disegni di piante con frasi legate ai processi dell’Inquisizione poi rielaborati con l’IA. Sei grandi teli in tutto hanno fatto dialogare la materia tattile dei tessuti con una familiarità decorativa, decostruita in uno spazio complesso che accoglie pezzi di storia femminile.

Insieme alla dimensione artistica, la mostra racconta l’impegno di Dino Zoli Textile nel riuso dei materiali di scarto e nelle attività sociali, a supporto delle varie comunità, scuole e realtà del territorio. Tessere d’Arte mette in luce un modello virtuoso dove un’azienda che produce, sviluppa anche una visione in cui la manualità, il sapere tessile, l’innovazione tecnologica, la ricerca concettuale e la collaborazione con gli artisti si fondono. Attraverso fibre, tessiture e materiali non convenzionali, gli artisti offrono sulla base delle loro ricerche e il loro lavoro visivo consolidato, nuove letture del rapporto tra arte e design, sottolineando il valore contemporaneo di un sapere antico reinterpretato con strumenti contemporanei. Le questioni legate al patrimonio e alla memoria, strettamente legate al know-how e alla trasmissione cosi delle conoscenze che mettono in campo altre forme di scambio oltre le appartenenze sociali e di genere, rendono notevole il percorso della Fondazione attraverso l’opera di restituzione di questa mostra.

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