ArtVerona 2026
Annalaura Di Luggo - Oculus Spei, Museo del tesoro di San Gennaro - ph di Francesco Begonia

“Oculus-Spei” di Annalaura di Luggo alla Deputazione della Real Cappella del Tesoro di San Gennaro

Il 12 novembre 2025 ha avuto luogo l’inaugurazione di Oculus-Spei, opera multimediale interrativa dell’artista napoletana Annalaura di Luggo, presso la suggestiva cornice della Cappella del Tesoro di San Gennaro di Napoli.

L’intervento, curato da Ivan D’Alberto, ha riscosso un notevole successo tra il pubblico partenopeo, che non ha mancato di far sentire la propria presenza sul posto il giorno dell’apertura. Arte contemporanea, spiritualità e impegno sociale sono le principali anime di una mostra che, aperta fino all’11 febbraio 2026, gode del patrocinio morale del Giubileo 2025 e che è giunta ad un nuovo appuntamento dopo quelli del Pantheon di Roma, del Museo de’ Medici di Firenze e della Cappella della Sindone presso i Musei Reali di Torino, luoghi simbolici di fede, rinascita e innovazione.
Luce, speranza, un messaggio di inclusione. Oculus Spei significa letteralmente “occhio della speranza” ed è un lavoro che, simbolicamente, rimanda alle cinque Porte Sante virtuali ideate da Annalaura di Luggo in occasione del Giubileo. L’opera è immersiva, nel vero senso di un termine talvolta utilizzato fuori contesto per quel che concerne la produzione del contemporaneo. I visitatori vengono infatti invitati a bussare alle cinque Porte Sante virtuali. Ad ogni bussare viene attivato un viaggio fatto di luce e di rivelazione, con un fascio luminoso che illumina una persona con disabilità proveniente da diversi continenti (Asia, Africa, Americhe ed Europa). Al posto del cuore viene mostrato un occhio, un simbolo svelato di visione interiore, emblema della possibilità di guardare oltre i limiti fisici e le apparenze.
La quinta porta rappresenta un crocevia essenziale della mostra napoletana. Davanti ad essa, grazie ad un sistema di telecamere gesture recognition, l’osservatore è proiettato nell’opera, divenendo, per risonanza, parte attiva dell’esperienza: Oculus come sguardo, SPEI come meta di luce capace di illuminare i nostri passi nel mondo. Dedicata al carcere di Rebibbia e voluta da Papa Francesco come simbolo di misericordia, qui il visitatore è immerso in un ambiente dominato da gabbie, metafore delle prigioni interiori che ogni essere umano porta dentro il proprio io. La luce svolge anche in questo caso un ruolo fondamentale, dissolvendo le sbarre e restituendo la consapevolezza che la speranza è sempre possibile, per chiunque.

Il messaggio che emerge dall’opera è che Oculus-Spei rappresenti un nuovo tempo di speranza piuttosto che la chiusura dell’Anno Giubilare. Un anno nuovo che apra le porte a una missione condivisa che pone le basi nei concetti cristiani di inclusione, ascolto e rigenerazione spirituale. Una luce che, incarnandosi nei più fragili, si propaga poi come energia vitale nell’intera comunità umana. Le persone con disabilità divengono dei moderni Virgilio, riflette Ivan D’Alberto, curatore dell’intervento e teorico dell’arte pescarese che aveva già coordinato i precedenti appuntamenti espositivi, illuminati e trasfigurati da quella Luce. Oculus-Spei rappresenta dunque un’esortazione al movimento, non solo intellettuale ma anche fisico, dal momento che per osservare tutti i dispositivi è necessario rivolgersi ai quattro angoli del mondo rappresentati dalle quattro vele del logo del Giubileo.
La prossima tappa del progetto è prevista per il 3 dicembre presso l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona, dove verrà presentato il documentario Oculus-Spei, diretto dalla stessa Annalaura di Luggo e attualmente “in consideration” per gli Oscar 2026. Il film si avvale della fotografia di Cesare Accetta e delle musiche di Ricky Borselli, interpretate dal soprano Ekaterina Shelehova. L’inaugurazione della mostra aveva visto, oltre alla presenza dell’artista, la partecipazione di ospiti quali Rosa Crescenzo, Luca de Magistris, Valeria Della Rocca, Generoso Di Meo, i rappresentanti dell’Associazione La Scintilla, il curatore Marcello Palminteri, Massimo Petirro di Intesa Sanpaolo Private Banking, Antonio Laezza e alcuni protagonisti del documentario, tra cui Salomon Drame e Padre Gayan Fernando dallo Sri Lanka.
Da segnalare inoltre la presenza di Serigne Mobup, dall’Africa, uno dei protagonisti del progetto raffigurati dietro una delle Porte Sante, in particolare quella di San Paolo fuori le mura, testimonianza concreta del respiro internazionale e inclusivo dell’opera. L’installazione è inoltre inserita in un ampio programma di celebrazioni per il 2500° anniversario della fondazione di Napoli, promosso e sostenuto dal Comitato Nazionale Neapolis 2500, istituito congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero della Cultura. Ed è lo stesso Comitato ha fortemente voluto riportare Oculus-Spei nella città partenopea, riconoscendone l’alto valore simbolico e artistico e il suo ruolo nel riaffermare Napoli come crocevia di dialogo internazionale, arte e spiritualità.

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