La rassegna Noismi. Per un futuro senza ismi, affiancando capolavori di maestri storici come Umberto Boccioni, Leoncillo Leonardi, Mario Schifano, Tano Festa e Vettor Pisani a opere di talenti contemporanei come Luigi Citarrella, Angelo Andrea Citro, Mario Ferrante, Alessia Forconi, Ignazio Fresu, Paolo Garau, Angelo Giordano, MiTch Laurenzana, Franco Losvizzero, Fulvio Merolli, Giuseppe Negro, Francesco Pennacchi, Giuseppe Palermo, Biljana Petrovic, Marzia Ratti, Francesco Scialò, Aniello Scotto ed Emanuele Scuotto, indaga le continuità, le rotture e le reinterpretazioni che i principi estetici futuristi hanno ispirato di generazione in generazione.


In che modo si inserisce l’intervento dei contemporanei nel contesto storico e artistico della Reggia di Portici?
Inserire il contemporaneo in un luogo dalla densità storica come la Reggia di Portici è sempre una sfida di equilibrio. PerNoismi, la mia scelta è stata quella di lavorare non per contrapposizione violenta, ma per “osmosi”.
Nell’allestimento ho ricercato una continuità quasi simbiotica, puntando su una naturalezza cromatica e formale che permettesse alle opere di “abitare” le sale del MUSA senza aggredirle.
C’è un paradosso affascinante in questa mostra, anzi, diversi: 1) “pace visiva”: sebbene, come abbiamo detto, la mostra nasca da un’urgenza di rottura e di ribellione agli schemi, agli occhi del visitatore essa si manifesta in modo pacato, equilibrato e bilanciato. Non c’è rumore visivo; c’è una misura che rispetta l’armonia architettonica della Reggia. 2)“Contrasto interiore”: il vero contrasto non è estetico, ma risiede nell’anima delle opere. Il “corpo’ dell’allestimento è armonico, mentre il suo “spirito” è rivoluzionario. È una ribellione sussurrata, che non ha bisogno di gridare per scardinare le certezze del passato. 3) “Dialogo tra epoche”: vedere le sperimentazioni intermediali dei contemporanei (ad esempio le opere di MiTch Laurenza o di Marzia Ratti) dialogare con le pareti affrescate o con i reperti storici del MUSA crea un ponte temporale che annulla gli “ismi” della cronologia.
In fondo, il senso di “progettare un futuro senza ismi” passa proprio da qui: dalla capacità di far convivere il nuovo e l’antico in una sintesi che non sia un compromesso, ma “una nuova forma di bellezza condivisa”. Il contrasto, dunque, è una tensione latente che il visitatore percepisce sottopelle, mentre i suoi occhi godono di un insieme pensato per essere, innanzitutto, autentico.
Parliamo dell’allestimento. Esiste un percorso o gli autori sono isole in un flusso continuo di idee e suggestioni?
L’allestimento è stato concepito proprio per scardinare la tirannia della linea del tempo. Più che un percorso lineare, ho immaginato un’alternanza quasi ritmica, un respiro costante tra ciò che definiamo «classico» e ciò che chiamiamo «contemporaneo». Ma è una distinzione che, all’interno di NOISMI, perde di significato.
Il mio intento fondamentale è stato quello di annullare il tempo cronologico: sono convinto che il tempo sia una categoria utile alla Storia, ma del tutto estranea allo Spirito. E l’Arte, quella vera, appartiene allo Spirito. Lo Spirito non appartiene al passato e non attende il futuro: lo Spirito è un presente eterno.
Pertanto, non è solo una mostra di oggetti o “arte-fatti”, ma di “idee”, di “concetti”, di “valori”, di “pensieri”. Si riflette sull’“annullamento del tempo”: vedere un’opera del Futurismo accanto a una ricerca multimediale odierna non deve generare uno sbalzo temporale, ma la consapevolezza che entrambe vibrano della stessa urgenza, cioè che l’arte non invecchia, resta un’affermazione di “attualità assoluta”. Sul rapporto “isola” e “continente”: ogni autore è, come suggerisci, un’isola per la sua identità unica e irripetibile, ma è al contempo un continente perché fa parte di una massa critica di pensiero e sensibilità che ci unisce tutti. Ed è ciò che permette l’avverarsi di un dialogo silenzioso dove ogni opera esposta dialoga con le altre, a volte in modo esplicito, altre in modo più sottile e sotterraneo. Questo dialogo costante serve a ricordare al visitatore che l’arte è un continuum universale.
In sintesi, non si troverà una sezione dedicata al “vecchio” e al “nuovo”. Troverete solo l’Arte che afferma se stessa, dimostrando che la bellezza e la ribellione non hanno data di scadenza.
Alcune opere sono state realizzate espressamente per la mostra. Come hai guidato il lavoro degli artisti?
È una domanda che tocca il cuore del mio metodo curatoriale. Personalmente, nutro un profondo rispetto per l’autonomia creativa: ritengo infatti che un artista non vada mai “guidato” nel senso direttivo del termine, ma piuttosto accompagnato in quel delicato processo di “dis-velamento” di se stesso e della propria poiesi.
In occasione delle opere realizzate espressamente per questa mostra, il mio approccio è stato guidato da alcuni principi cardine:
- Suggerire invece di consigliare: il mio ruolo non è stato quello di fornire istruzioni tecniche o tematiche, ma di lanciare suggestioni. Ho cercato di essere uno specchio o un sasso gettato in uno stagno, lasciando che le onde della ricerca dell’artista si propagassero liberamente.
- Naturalizzare invece di forzare: non credo nell’arte “su commissione” che costringe la mano dell’autore. Al contrario, ho lavorato affinché l’opera nascesse in modo organico. L’obiettivo era “naturalizzare” l’intervento nel contesto di NOISMI, facendo sì che l’artista sentisse il progetto come un’estensione naturale del proprio percorso.
- La genuinità filosofica: il mio scopo primario è stato scoprire la “genuinità filosofica” del loro agire pratico. Mi interessava far emergere quella coerenza profonda tra il pensiero dell’artista e la materia che plasma, assicurandomi che l’opera fosse un’espressione pura e autentica di quella necessità interiore di cui parlavamo prima. In questo senso, il mio lavoro è stato quello di creare un ambiente fertile — intellettuale ed emotivo — affinché le opere potessero manifestarsi con quella stessa “attualità assoluta” che cerchiamo nei classici. È stato un atto di fiducia reciproca: io ho offerto una visione, loro hanno disvelato un mondo.



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