Il rapporto tra Firenze e la Cina è ormai una realtà consolidata; in questa geografia di scambi, la città toscana incarna un’icona dell’Occidente storicamente e idealmente autonoma, scevra da quelle implicazioni di dominio o d’ingerenza politica spesso associate all’ambito anglosassone. Firenze si propone come patria di un Umanesimo senza confini, la cui eredità teorica e formale esercita un’attrazione profonda su quegli artisti orientali intenti a ricercare una sintesi rigorosa tra tradizione e contemporaneità.

È all’interno di questo orizzonte che si colloca il progetto espositivo dedicato a Juan Lin, articolato in due distinti momenti tra le Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi e la Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno. La pittura del giovane artista, maturata tra la China Academy of Art di Hangzhou e l’Accademia di Belle Arti di Roma, trova infatti nel contesto fiorentino un interlocutore d’eccezione anche in ragione di una sintassi formale essenziale, quasi astratta, che rifiuta lo scontro linguistico con le memorie del passato per cercarvi, al contrario, un’ideale consonanza di misura e di spazio. Al centro della sua indagine si pone l’uso quasi esclusivo del blu, inteso, sulle orme di Klein, come principio strutturale e concettuale. Nelle tele ad olio in mostra, la resa del paesaggio cede il passo a una rarefazione grafica e atmosferica: ampie campiture orizzontali, costruite mediante stratificazioni e velature, convivono con improvvise emersioni geometriche, trame sottili e incastri di forme primarie che ordinano la superficie con calibrata severità. Derivati da appunti di viaggio e osservazioni dal vero, i luoghi attraversati da Lin si convertono così in geografia della memoria.



La prima mostra, Visioni in Blu, è visitabile presso Palazzo Medici Riccardi sino al 13 agosto; la seconda, Profondo Blu, presso l’Accademia delle Arti del Disegno dal 18 al 30 agosto.
