La mostra fotografica collettiva Humus è l’esito di un attraversamento sensibile e articolato del borgo di Civitacampomarano, traducendo in immagini un processo di immersione capace di restituire la complessità del territorio interno molisano inteso come organismo vivo, attraversato da memorie, trasformazioni e tensioni latenti. Allestita negli spazi del Castello Angioino, l’esposizione, a cura dell’Associazione Il Cavaliere di San Biase, costruisce un percorso in cui ogni fotografia agisce come frammento di una narrazione più ampia, articolata secondo una pluralità di sguardi che convergono verso una riflessione condivisa sulla relazione tra identità, luogo e futuro. Il titolo richiama una condizione originaria e fertile, indicando quella materia invisibile che si genera attraverso la sedimentazione del tempo e che, proprio nella sua stratificazione, custodisce la possibilità di nuove forme. In tale prospettiva, il paese emerge come un sistema di livelli sovrapposti, nel quale esperienze, gesti e tracce costruiscono un’identità complessa, continuamente ridefinita dallo scorrere delle generazioni. Le immagini esposte intercettano tali dinamiche restituendo volti, spazi e oggetti quali elementi di una memoria diffusa, mentre il paesaggio stesso si trasforma in campo di forze, segnato da fragilità e permanenze.
Lo sguardo di Marisa Boscia si concentra su dettagli minimi e apparizioni discrete, dove elementi naturali e segni della presenza umana si intrecciano generando immagini che oscillano tra documento e sospensione, restituendo una percezione intima e silenziosa del territorio capace di trasformare ogni frammento in indizio di una storia più ampia. La ricerca di Sandro Di Camillo si orienta verso una dimensione più narrativa e relazionale, in cui ambienti, oggetti e presenze umane si caricano di una qualità evocativa nel mettere in scena una comunità attraversata da dinamiche di trasformazione e perdita, e dove il gesto fotografico diviene strumento di interrogazione critica sul presente. Lello Muzio sperimenta una costruzione visiva essenziale, con oggetti e tracce che emergono come reliquie sospese in uno spazio rarefatto, dando vita a una riflessione sulla memoria materiale e sulla capacità delle cose di custodire e trasmettere impressioni e luce, in una tensione continua tra visibile e invisibile. Il paesaggio dei calanchi viene tradotto da Mauro Presutti in una trama segnica intensa e stratificata, dove il bianco e nero amplifica la dimensione materica della terra trasformandola in superficie incisa e quasi astratta, capace di evocare una geografia interiore percorsa da una natura dura e ancestrale nella sua tenebrosità.
Humus, inserito nel più ampio progetto Civitacampomarano: tra identità e innovazione per guardare al futuro PNRR Missione 1 promosso dall’amministrazione comunale, costruisce un racconto corale nel quale la fotografia si tramuta in dispositivo di conoscenza e strumento di attivazione dello sguardo, invitando a riconoscere nella profondità dei processi lenti e nelle tracce sedimentate la possibilità di immaginare nuove forme di abitare il territorio, di rinvenire nel genius loci una soglia d’azione e di conoscenza fertile, raccolta negli infiniti frammenti di questo “Viaggio in Italia” in miniatura.




