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Matteo Fato

Matteo Fato intervistato da Lorenzo Kamerlengo per The Hermit Purple, Luoghi remoti e arte contemporanea su Segnonline.

Parlami di un tuo maestro, o di una persona che è stata importante per la tua crescita.

Questa è la domanda che forse da sempre più mi spaventa sono sincero…ed il motivo è proprio la paura di non riuscire ad essere sincero. Perchè qualsiasi cosa ti dicessi sarebbe una verità mancata; anche se ci sono tanti amici, tanti amori (ma gli amori non sempre sono maestri, a volte sono cieli pericolosi)
che lo sono e lo sono stati; forse il modo migliore per omaggiarli è dirti che il più grande maestro è l’incontro con noi stessi, attraverso tutti loro. Il maestro è la vita stessa e come decidiamo di omaggiarla. In questo momento sei tu il mio maestro, che mi stai facendo questa domanda e quindi mi stai insegnando qualcosa e per questo ti ringrazio; è la luce che ci abbaglia quando guardiamo in alto e ci suggerisce di chiudere gli occhi un istante per ricordare quell’abbaglio; la mia famiglia, la mia terra; le nuvole sono dei meravigliosi maestri, le nuvole ci insegnano tanto perchè la nuvola è sempre “una” nuvola, è sempre se stessa ma allo stesso tempo non è mai uguale a se stessa, ha la capacità di mutare ma di “restare”, come la parola; una nuvola è un’immagine onomatopeica, a seconda di come la pronunci (guardi) decidi cosa vederci; a seconda di come pronunci “nuvola” l’immagine che hai cambia. Così a seconda di come pronunci Vita o Maestro, l’immagine cambierà sempre. Conosci il Paradosso di Eubulide? (o del mentitore): Un uomo dice: “Io sto mentendo”. Mente o dice il vero?
Ecco se ti citassi qualche nome ti starei dipingendo l’immagine di una verità che dura il tempo di una nuvola.

Quali sono secondo te il tuo lavoro/mostra migliore ed il tuo lavoro/mostra peggiore? E perché?

Il migliore non so davvero dirtelo; perchè per me le mostre servono a dimenticare un lavoro, per poterlo conoscere davvero; ma rappresentano anche una momentanea liberazione dalla schiavità del nostro egoismo, del nostro egocentrismo e del nostro narcisismo; per questo è importante esporsi, per non amarsi.
Il peggiore è quello che non riesco a dimenticare.

Se ti ritrovassi su un’isola deserta, proseguiresti la tua ricerca artistica? Se sì, in che modo?

Ma non credo che cambierebbe molto, praticamente ci sono già da parecchio, e a volte me ne accorgo e ho voglia di scappare; ma poi appena metto un piede fuori (o in acqua) con l’idea di lasciare la mia isola che è il mio studio, ne sento subito la mancanza; ormai ho capito da un pò che le scelte che ho fatto (giuste o sbagliate ma perlopiù sbagliate) mi hanno portato ad accettare una condizione indispensabile per me del fare, una necessaria ricerca di libertà per essere più solo. Poi queste parole valgono poco belle o brutte che siano, trovarsi davvero su un’isola deserta è qualcosa che non riesco ad immaginare, e che forse la nostra epoca non ci permette di concepire; probabilmente l’attitudine di chiudere a volte il mondo fuori deriva proprio da questo. Ma anche questa è una mezza verità perchè abbiamo tutti delle responsabilità di tanti tipi che non ci permettono di farlo per davvero; la solitudine è una cosa preziosa ma solo se è una scelta e ultimamente penso che lo abbiamo percepito tutti. C’è una bellissima canzone che dice Alone, Is Alone, Not alive. (Solo, è Solo, Non vivo); e questo è vero si devo riconoscerlo, ma è anche vero almeno per me, che vivo Solo per il mio lavoro.
In che modo? Ricordandomi più spesso di guardare il cielo.

In che modo sta influendo l’isolamento di questo periodo su di te?

Mi ha insegnato a ricordare il ritratto di chi ero, e a credere di potermene dimenticare nuovamente; a chiudere gli occhi più spesso, e a capire quindi il vero significato della parola fede, in fondo quello che facciamo è una questione di fede cieca. La definizione di fede è:
Il fatto di credere con assoluta convinzione nella verità e giustezza di un assunto. Abbiamo assunto tutti questo silenzio necessario a forza; ma dietro ogni costrizione si nasconde una forza altrettanto necessaria, ed una fede che ci permette di assumerci nuovamente la responsabilità di quello in cui crediamo.