sabeperlarte
Mario Schifano, "Senza titolo", 1990, Smalto su tela, 130x130 cm, Galleria Lombardi - Roma

Mario Schifano. La primarietà del reale.

La mostra monografica “Mario Schifano | Io guardo”, a cura di Lorenzo e di Enrico Lombardi, con testo critico in catalogo di Silvia Pegoraro, visitabile fino al 16 maggio, presso la sede romana della Galleria Lombardi, condensa trent’anni dell’attività di Mario Schifano, dai primi anni ‘60 ai primi anni ’90. L’esposizione si svolge in contemporanea alla grande retrospettiva, dedicata all’artista, in corso a Palazzo delle Esposizioni.

L’abilità del genio artistico di Mario Schifano trasmuta gli anni ’60-’90, ferventi di sperimentazione di linguaggi e tecniche, subitaneamente, in periodo di densa maturazione degli stessi. Così, si può riassumere l’attitudine artistica acuta e singolare del maestro che non si è mai ispirato a ciò che lo circondava, non ha mai sentito tale necessità inetta per trovare il cuore di ciò che dipoi dovesse diventare soggetto delle sue opere. L’artista esplicita, in una sua affermazione, la negazione dell’ispirazione, sostituendola con l’azione del guardare: “Non mi ispiro. Io osservo, guardo… Il mio lavoro nasce dall’esterno, dalla realtà che riesco a captare attraverso i media. Il video per me rappresenta una finestra sul mondo”. Dalla celebre espressione, la monografica prende il titolo, sposando efficacemente uno tra i principi fondamentali dell’operare di Schifano.

La voracità della ricerca dell’essenza delle immagini, estratta prima dai particolari del paesaggio urbano e non urbano, poi dai libri, dall’interno dei frammenti di programmi televisivi, di riviste e della memoria, è pupilla di un’anima in grado di anticipare l’immagine di quella sintesi per analizzarla con saggia maestria nel momento del ritrovamento e restituirne un’immagine finale, sintesi consapevole dotata di forza evocativa di tutto il sentimento e della storia che custodisce il nocciolo germinale di quella figura.
Il procedimento della Pop Art americana è, dunque, rielaborato, secondo un processo creativo personalissimo, profondo e mai eguale all’iter degli artisti che operavano in quegli anni, se non simile per gli aspetti poetici della Scuola di Piazza del Popolo, come l’intenzionalità di fondere agilmente Pop Art, cinema, fotografia e pittura. La riproducibilità industriale della Pop Art, tuttavia, è abbandonata per una pittura manuale e colta.


Se è mia prassi procedere in ordine cronologico, ci sono opere di una forza innata per soggetto, forma e colore conferiti, all’interno del lavoro dell’artista libico e presenti in mostra, che mi spingono all’eccezione di leggere l’esposizione a partire dalle caratteristiche sopra descritte e con un criterio più libero, sciolto. Partirei dall’immagine che più mi lega al lavoro del maestro, quella del vulcano e quindi dall’opera Senza titolo del 1990, uno smalto su tela che ci porta verso la conclusione della parentesi esposta in mostra e ci obbliga involontariamente a un percorso a ritroso. Schifano sceglie il simbolo del Vulcano, come parentesi immaginifica di una sensazione, quella della percezione di un’energia altissima dell’arte che arriva all’apice. Il vulcano si fa icona per la sua valenza collettiva di rappresentazione del concetto espresso e di una sua dinamicità, resa ancora più evidente dal trattamento del colore, dall’impiego dello smalto che conferisce corpo e vividezza alla pittura, dall’accostamento tonale e dal segno che guida il flusso del colore verso direzioni tese ad irrompere il formato bidimensionale e a far sfavillare quel fuoco oltre i confini designati dalle dimensioni visibili. Luca Massimo Barbero parla di “…vulcanicità che include in sé anche la biografia multiforme e inarginabile dell’uomo Schifano. …”, nel catalogo ragionato della mostra Schifano. Tutte STELLE, in collaborazione tra l’Archivio Mario Schifano e il MdM Museum e Barbero. Tra i miei primi cataloghi ragionati letti nel 2009, ho trovato, al suo interno, diversi momenti cardinali affrontati anche dalla mostra alla Galleria Lombardi e dal suo prezioso catalogo, attraverso i testi di Maurizio Calvesi, di Maurizio Fagiolo dell’Arco e di Silvia Pegoraro. C’è una commozione che trascende la soglia della pittura di Schifano e che si immette in tutta la sua produzione, attentamente vagliata dall’attenzione a elidere il non necessario, che ci rende vicini al suo linguaggio artistico e lega le nostre emozioni e il nostro dialogo interiore ai momenti che in ogni opera e, di volta in volta, ha voluto trasmettere. In tal senso, mi sento di dover riportare le parole di Achille Bonito Oliva quando ci introduce alle sue “…dissonanze del quotidiano come immersione negli squarci della vita. …”
Va chiarito dipoi che l’icona per Schifano non è un’immagine sacra che dura nel tempo, quanto un suo pensiero critico in relazione alla stessa immagine da fermare in un determinato e specifico sigillo visivo, quello dell’opera.

C’è un’altra dimensione in tutte le opere di Schifano che rende l’intera produzione dell’artista fortemente umana ed essenziale, quella del tempo. In uno dei quesiti dell’intervista con Barbero, l’artista afferma che “Le persone che affrontano con impazienza, con difficoltà, il tempo che devono vivere, sono degne di rispetto, perché hanno capito il bisogno che a un certo punto si ha di dignità e di coerenza, ed è già un gran merito che intuiscano quali sono le cose sbagliate, anche se non afferrano completamente l’idea di quelle giuste…”. Dentro questi periodi, c’è la vita del maestro, il suo pensiero, il suo sentimento e il suo essere uomo. Il tempo è una condizione che Schifano sente, lo attraversa nei diversi periodi, da cui trae alcune immagini per dargli il colore del proprio tempo in maniera autentica. In questo processo, si attiva l’unicità dei suoi lavori pittorici, e laddove la pittura non potesse arrivare ad esprimere tutto e fosse limitata, l’irreperibilità dell’opera ottenuta con il cinema e la fotografia, con il transmediale. Opera degli anni ’70 in mostra e che assorbe quanto scritto fino ad ora, è la Venere di Milo, uno smalto su tela che nega l’urgenza dell’accostamento di più colori nello spazio della tela caratteristico degli anni precedenti per farsi monocromo vivissimo. L’immagine resta nell’immaginario collettivo, mentre l’artista la riassume concettualmente nelle trame del giallo e nel suo senso condensato con la contemporaneità. L’immagine, come afferma Calvesi, diviene “campo”, in cui immettere il senso contemporaneo attribuito dall’artista all’opera.

Al di là dei riferimenti possibili e tangibili di quegli anni con gli altri artisti internazionali, come è nettamente evidente in opere ove si fanno espliciti, come Aquatic (1996), a sorprendere è il senso attribuito ad ogni lavoro che modifica nettamente il rapporto tra tecnica e superficie. Nell’opera, si torna non solo alla rilettura del mito e della storia dell’arte, con una dissonanza mitologica accentuata e resa ancora più aspra, attraverso uno sguardo contemporaneo, ma anche all’analisi che la Scuola di Piazza del Popolo faceva, in quegli anni, della Capitale. Se l’opera Senza titolo (1981), in smalto e grafite su tela, ci porta al periodo dei loghi frammentati e in cui le “sgocciolature” divengono segni peculiari del suo fare artistico vicino alla Pop Art con una rilettura dei termini del consumo, l’opera Futurismo rivisitato (1966) con i cinque “Futuristi” ci immette in un binomio tra vicinanza e distaccamento dal Futurismo, è con le visioni paesaggistiche dell’artista che vorrei tracciare una conclusione. In particolare, con 1919 al mare (1965), ove torna un soggetto naturalistico, il mare, che si traduce in iconografico. Qui l’istantaneità e la riproducibilità della Pop Art vengono restituite con una lente umana di traduzione del mondo reale come elemento che affonda le radici nell’interpretazione che ogni cultura vi trasferisce. Un mondo moderno, di cui Schifano rigetta la velocità a tutti i costi.

Mario Schifano | Io guardo
A cura di Lorenzo e di Enrico Lombardi
Testo critico in catalogo di Silvia Pegoraro
Galleria Lombardi – Roma, via di Monte Giordano 40
Visitabile fino al 16 maggio 2026
dal martedì al sabato, ore 11.00 – 19.00
Info: www.gallerialombardi.com
Mail: info@gallerialombardi.com
Tell.: +39 06 31073928 | +39 333 2307817 | +39 338 9430546

×