Luca Trevisani
Exhibition view, Luca Trevisani – In Bocca, photo credit Giulio Boem, courtesy l’artista e Pinksummer

Luca Trevisani, Religamen

Luca Trevisani (Verona, 1979; attivo a Berlino e Milano) presenta In bocca, la sua quarta mostra personale alla Pinksummer Contemporary Art di Genova, dopo, risalendo nel tempo, 38° 11′ 13.32” N 13° 21′ 4.44” E 44° 24′ 27.4” N 8° 55′ 60.0” E, nel 2018, The truth is that the truth changes, nel 2009, Clinamen, nel 2006.

È immediatamente percepibile, oltrepassando la soglia della galleria, che l’artista ha isolato un gesto del suo lavoro estetico che ricolloca, nello spazio di un’archeologia risorgiva, l’opera d’arte nell’aura della sacralità. Anticipato da un sacrificio  –  termine derivato dal latino sacrum facere – celebrato tramite la masticazione di cibo vegetale, consegnato poi al rituale esterno dell’essiccazione, che crea, per lenta evaporazione del tessuto acquoso, tangibili reperti di accoglienti, vissute, capsule “temporali”, questo Gesto di Religamen restituisce all’opera d’arte una condizione di sacertà per cui sale, per così dire, sull’altare, non casualmente d’oro. In tale delocazione la spoglia organica, prodotta dall’artista, diventa reliquia, innalzando, intenzionalmente, il corpo fisico a una supposta dignità metafisica. 

A questa pratica di conoscenze alimentari, dietetiche, farmaceutiche, chimiche, filosofiche, non è estraneo il processo alchemico, segnato da possibili ascendenze esoteriche, forse anche di scuola steineriana. Quando infatti Trevisani parla del nutrimento del corpo tramite il cibo come di una “scultura sociale” il riferimento automatico è a Beuys e alla sua figura sciamanica.

In uno spazio espositivo di un bianco abbagliante, la mostra si articola in una presentazione del ciclo Ciotole di tempo – teche in perspex, poggianti su basi in legno  Okumè, con frutta e verdura essiccati e stabilizzati, in equilibrio su basamenti in foglia d’oro 24 carati su legno preparato – sono Still life, che rivestendo la funzione delle Vanitas nella pittura del Seicento, diventano allusioni simboliche alla nostra impermanenza. Segue il ciclo In bocca – carte cotone tinte con avanzi di cibo e stampate con agrumi – rinviante, nella geometria aperta di elementi gestuali ripetitivi, a quelle elaborazioni compositive, di valore rituale e meditativo, che prendono il nome di “mandala”. Sulla base di ocre dorate e bruciate, queste carte-cotone mettono in contiguità l’alimentazione del corpo e della mente e, quindi, anche il cibo e il pensiero, il sapore e il sapere, la sete e la fame di conoscenza. Approdando, con il ciclo Occhi freddi  – stampe analogiche su carta multigrade baritata – a una sua modalità archeologica, l’artista riporta, agambenianamente, il passato in un presente di ascendenza fossile, segnato da incisioni rupestri su foglie di cactus (grotta dell’Addaura) di possibile coloritura magico-simbolica.

«Voglio trasformare la fragilità biologica del cibo – ha occasione di affermare Luca Trevisani – in un laboratorio materico innovativo, in una fantasmagoria ludica, ma anche etica, e politica». «I lavori che vanno a informare la mostra In Bocca – interloquiscono, a loro volta,le galleriste Antonella Berruti e Francesca Pennone – sembrano rimandare alla necessità del passaggio da una posizione Ego a una posizione Eco». 

In una sospensione spazio-luministico-temporale, lo spettatore è chiamato a confrontarsi con gli esiti di un processo scaturito da una situazione cronologico-lineare (Kronos) per approdare all’immobilità di una forma residuale come forza vitale (Aiòn). Eppure l’artista con cui si confronta l’osservatore è sempre quel Luca Trevisani che ha fatto delle sue opere un’icona della fenomenologia metamorfica della materia, dell’essere. Elaborando, nel suo processo creativo, il rapporto tra la componente concettuale, materiale, corporale, mette in evidenzia, con consapevolezza, conoscenza scientifico/umanistica, curiosità, il potenziale di vitalità-trasformabilità-degradabilità-rigenerabilità del dato materico. Fare del cibo una scultura è ritrovare un ritmo biologico, assumere una cadenza stagionale, creare un precipitato sociale, scrivere una pagina di storia materiale. A partire, infatti, dalla scelta di una dieta giocano fattori inerenti a gusto, identità, appartenenza, ideologia. Illuminante un suo aforisma: «È bene usare i concetti come strumenti e non strumentalizzarli».

Non cessando di praticare lo sconfinamento da un territorio all’altro (scultura e video, arti grafiche e performative, design e cinema di ricerca) Luca Trevisani sembra sottoscrivere l’opera d’arte come fatto esperienziale, mai soltanto formale, pur se identificabile in un suo design di scultura e architettura che coniuga natura/cultura/politiké/epistème. Connotato da uno statuto estetico metaforicamente camaleontico, l’artista veronese non cessa di stimolare, nel suo percorso di ricerca, l’interazione tra facoltà intuitive, cognitive, manuali, performative, filmiche, instaurando altresì una relazione tra sistema neurale e immaginario. 

Il passaggio dell’opera dalla bidimensione alla tridimensione assimila, tramite il fattore temporale della durata, anche la quarta dimensione. Si inaugura così, nel suo lavoro, una solidarietà, di segno foucaultiano, tra eterotopie, ed eterocronie.

Luca Trevisani,
In bocca
Pinksummer Contemporary Art, 2021
Genova