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L’avvenire del mondo

Uno sguardo retrospettivo sulla mostra “+Divenire” di Gabriele Perretta

Nel vivere l’esperienza dell’esposizione da poco terminata “+ Divenire. Dove inizia il nuovo esodo”, a cura di Gabriele Perretta, si ha avuto l’impressione di addentrarsi all’interno di un tempio metaforico sul frontone del quale ritrovare un’affermazione cardine del Tractatus di Ludwig Wittgenstein: “Il mondo è tutto ciò che accade.” È la vita che avviene a essere stata il punto focale di una mostra capace di evolvere una riflessione originata dall’analisi delle differenze di tipizzazione sociale, psicologica e culturale tra uomini e donne derivante dai primi manifesti femministi, per condurla a una più ampia prospettiva di sdoganamento del concetto stesso di genere. Un’adesione a un invito all’esodo dal proprio sé per inoltrarsi in una dimensione dialogica capace di rivelare la natura polisemica del linguaggio artistico, in bilico incostante tra esperienza e interpretazione.

In questa fase della sua incessante ricerca, Perretta si è mosso nei territori familiari a Geertz, che ricorda all’uomo che “è dalla conquista assai più difficile di vedere noi stessi tra gli altri, come un esempio locale delle forme che la vita umana ha assunto localmente, un caso tra i casi, un mondo tra i mondi, che deriva quella apertura mentale senza la quale l’oggettività è autoincensamento e la tolleranza mistificazione”. Il team curatoriale ha saputo affacciarsi sul concetto di alterità articolando sezioni distinte ma assonanti nel contrapporsi con forza al caos e all’annientamento, evidenziandone le caratteristiche visionarie attraverso un punto di vista che, ben lungi dal rivelarsi squisitamente estetico, ha sposato una prospettiva antropologica intesa come chiave essenziale e funzionale per la comprensione del mondo.

Le opere, tra gli altri, di Luthi, Morimura, Neshat, Sherman, Woodman hanno messo in luce un infinito potenziale che è creazione di spazio di relazione, capace di espandersi e arricchirsi in un processo fluido. Per Perretta, “oggi non è solo il prodotto del divenire che vogliamo vedere, ma la sua storia, il suo fascino empatico, la sua anima panteistica. Lo spazio dell’accadere, la forma fluente non è più lo spazio rappresentato ma lo spazio emotivo, e dunque spazio esistenziale”. Impossibile fruire della visione limitandosi al concetto di rappresentazione: la fissità che crea l’illusione del reale ha ceduto il proprio posto alla presenza di un esistere che altro non è se non un insieme interrelazionale di idee, ambienti, accadimenti.

Il manifestarsi necessario dell’Arte, kunstwollen inarrestabile e carico di urgenza, si è palesato sotto forma di opere di intrinseca natura metamorfica, atte a svolgere la funzione di strutture specchianti pluridirezionali, dialogando con le quali l’uomo possa rintracciare le mappe che costituiscono la propria identità in divenire. Invero, la selezione degli artisti coinvolti da Perretta ha permesso la creazione di uno spazio potenziale multigenere, simile a un universo all’interno del quale i punti occupino una posizione tanto importante quanto il vuoto che li circonda e all’interno del quale essi cambiano collocazione.

I protagonisti di + DIVENIRE “si muovono costantemente, migrano, spingono, spostano, alzano, abbassano, trasferiscono, traducono. L’arte, ricorda il suo passato nomade del gender sapiens; l’esistenza dell’umanità artistica è caratterizzata da sempre dal movimento”. Entro questa prospettiva il rapporto tra la vita e il linguaggio si dipana nella pratica dell’arte, mostrando come le narrazioni possano costituire un sostrato strumentale che sia appannaggio della collettività e che a questa consenta il ricongiungimento con il proprio io più vero e profondo, quello che contiene in sé la sua stessa messa in discussione. L’accettazione della dialettica resta, al termine della mostra, fondamentale per l’evolversi di un confronto costruttivo, foriero di distinzioni, libertà, possibilità.

Ancora una volta, si affaccia alla nostra mente il pensiero di Geertz, che sembra risuonare come un muto leitmotiv: “se vogliamo scoprire in cosa consiste l’uomo, possiamo trovarlo solo in ciò che sono gli uomini: e questi sono soprattutto differenti”.