Nel foyer Carlo Scarpa del MAXXI, la mostra dedicata alla memoria di Lucia Spadano si configura come un dispositivo critico oltre che celebrativo: L’archivio della rivista segno. Attualità Internazionali d’Arte Contemporanea, 1976–2026 non si limita a restituire una storia editoriale, ma la riattiva come campo aperto di interrogazione sul presente.
L’allestimento curato da Paolo Balmas sceglie una misura precisa, quasi filologica, evitando ogni deriva spettacolare per concentrarsi sulla densità documentaria dell’archivio. La costruzione dello spazio – realizzata dall’architetta Letizia Germani – lavora per sottrazione: superfici pulite, scansioni ordinate, una leggibilità che accompagna il visitatore senza imporre gerarchie rigide. In questo equilibrio tra rigore e accessibilità si inserisce il lavoro organizzativo di Giulia Pedace, responsabile del Centro Archivi MAXXI Arte, insieme a Giulia Cappelletti, che restituiscono al pubblico un patrimonio stratificato senza appiattirne le complessità.

L’archivio di segno emerge qui come organismo vivo. Non un deposito statico, ma una trama di relazioni, corrispondenze, geografie culturali che attraversano cinquant’anni di arte contemporanea. Le riviste, i materiali redazionali, le tracce di una pratica editoriale militante costruiscono un racconto che è insieme memoria e strumento critico. In questo processo si inserisce con chiarezza la direzione editoriale di Roberto Sala, che ha seguito l’intero percorso di acquisizione dell’archivio, accompagnandone il trasferimento e la valorizzazione all’interno del museo, in dialogo costante con il team di lavoro del MAXXI. Il riferimento a Lucia Spadano non si esaurisce nella commemorazione, ma si traduce in una presenza metodologica: uno sguardo capace di connettere, selezionare, anticipare.
Particolarmente efficace è l’integrazione dell’archivio digitale, accessibile attraverso due touchscreen che permettono la consultazione di tutti i numeri della rivista dal 1976 a oggi, in costante aggiornamento. Qui l’esperienza si fa attiva: il pubblico può navigare, cercare, costruire percorsi personali dentro il corpus editoriale. È un passaggio cruciale, perché sposta l’archivio dalla dimensione contemplativa a quella operativa, rendendolo uno strumento di ricerca aperto.

Il catalogo accompagna coerentemente il progetto espositivo. Pubblicato da Cimorelli editore in edizione bilingue italiano/inglese e parte della collana MAXXI Arte Collection Focus Series, il volume si configura come estensione critica della mostra. I testi di Paolo Balmas, Giulia Pedace e Giulia Cappelletti articolano prospettive complementari: dalla ricostruzione storica della rivista al lavoro sul fondo archivistico, fino alla mappatura dei luoghi documentati da segno in Italia e all’estero. A questi si aggiunge l’intervista inedita a Umberto Sala, che introduce una dimensione più diretta, quasi testimoniale, restituendo la tensione originaria del progetto editoriale condiviso con Lucia Spadano.
Nel suo insieme, il focus al MAXXI non celebra soltanto un anniversario, ma rilancia una domanda: cosa significa oggi fare archivio? La risposta non è univoca, ma emerge proprio nella relazione tra materiali, spazio e strumenti di accesso. L’archivio di segno, acquisito dal museo, si rivela così non come punto di arrivo, ma come innesco per nuove prospettive di ricerca, capace di interrogare ancora il presente dell’arte contemporanea.


