Romina Bassu, Rise and Fall, acrilico su tela, 2018. Courtesy FourteenArTellaro

La superficie accidentata: focus Bellantoni, Berta, Bassu

Arriva a conclusione, dopo circa un anno e mezzo di vita, La superficie Accidentata, rassegna ideata e curata da Gino D’Ugo ed ospitata presso lo spazio FourteenArTellaro a Lerici (SP).

Incentrata sul concetto di “superficie accidentata” – definita dal curatore come «superficie che non presenta più la caratteristica dell’immacolato, del semplice, dell’inespressivo e del vacuo. Ha i segni e la memoria di accadimenti, è un luogo sconnesso e impervio, ha i suoi rilievi e le sue profondità, le sue scomodità se non i suoi tormenti. Spalanca le finestre e abbatte le superfici per vedere cosa c’è dentro sé non dietro. Non consente che qualsivoglia cosa attecchisca facilmente e maggiore è la sua profondità maggiore diventa il lavoro volto a svelare i suoi enigmi e le sue memorie» – la manifestazione si pone l’obiettivo di proporre una strada alternativa all’esigenza contemporanea di allontanarsi da ciò che oggi, per esigenze personali o istituzionali, è programmato, stantio, studiato e assolutamente calcolato. In fondo l’arte, già per definizione, nasce per proporre una via verso la libertà e l’indipendenza dai vincoli istituiti dalla società e dalla ragione umana.

Tale pensiero è stato il fil rouge che ha guidato i molteplici interventi elaborati da altrettante interessanti personalità del panorama artistico contemporaneo qui susseguite attraverso due cicli. Il primo, iniziato nel 2018 con Mauro Folci, si è concluso con Corinne Mazzoli per poi momentaneamente arrestarsi per via di un intermezzo segnato dalla una rassegna video che ha inaugurato l’oratorio sconsacrato di Tellaro, donato grazie alla gentile concessione del Comune di Lerici, ed in cui si sono avvicendati ben 31 artisti con filmati proiettati in loop nelle serate del 18 e 19 Maggio 2019: Giovanni Gaggia, Iginio De Luca, Alessandro Brighetti, Sandro Mele, Sonia Andresano, Radio Zero, Elena Bellantoni,, Alice Schivardi, Daniela Spaletra,  Federica Gonnelli, Elena Nonnis, Fabrizio  Cicero, Giampaolo Penco (installazione di Alfredo Pirri), Laura Pinta Cazzaniga, Nicoletta Braga, Massimo Mazzone, Fiorella Iacono, Calixto Ramirez Correa, Alain Urrutia, Philipp Gufler, colectivo Democracia, Filippo Berta,  Christian Ciampoli/ Silvia Sbordoni, Simone Cametti, Franco LoSvizzero, Marina Paris, Silvia Giambrone, Luca Monzani, Mauro Folci, Luca Vitone. Ad esso è immediatamente seguita la seconda serie espositiva con Igor Grubic, Riccardo Gemma e Arianna De Nicola. Ora, che tale iniziativa giunge a compimento, occorrerebbe soffermarsi un momento ad osservare e riflettere su tutti i lavori presentati ma, per via della loro mole, ho preferito incentrarmi sugli ultimi tre progetti realizzati, in ordine cronologico, da Elena Bellantoni, Filippo Berta e Romina Bassu.

Elena Bellantoni ha proposto, dal 17 al 30 agosto, CeMento: un’installazione già esibita nel febbraio/marzo di quest’anno presso la Galleria Nazionale di Roma per l’evento “You Got To Burn To Shine” e qui riesposta per la specificità del contesto. Vincitrice della IV edizione del bando Italian Council (2018) con il progetto itinerante On The Breadline, promosso da Wunderbar Cultural Projects e che l’ha vista nell’ultimo anno protagonista di un tour che percorre “la strada del pane” attraverso quattro città europee (Belgrado, Atene, Istanbul e Palermo), la Bellantoni ha immesso all’interno della whitecube ligure una serie di sculture incentrate sul tema del gioco, della spensieratezza e dell’ingenuità realizzate con, appunto, il cemento. La leggerezza del pallone e degli utensili impiegati per realizzare fragili castelli di sabbia è qui sovvertita dalla pesantezza del materiale industriale impiegato per produrle. Un lavoro da Elena definito “sulla menzogna” poiché, attraverso questo semplice espediente, pone l’attenzione dello spettatore verso questioni importanti come lei stessa dichiara: «Dal mio punto di vista, la menzogna così come il mentire hanno connotato molti dei discorsi politici dell’ultimo ventennio e non solo in Italia. Nello specifico, il cemento a partire dagli anni ’70 ha rappresentato il materiale che ha falciato e distrutto il Belpaese; nel nostro immaginario collettivo sta anche per il materiale usato negli omicidi di mafia, adoperato per cementificare i corpi, farli scomparire nella colatura per poi gettarli chissà dove. Dal boom economico in poi, il cemento è stato utilizzato nelle grandi opere pubbliche che avrebbero dovuto rappresentare la rinascita dell’Italia. Un materiale che non dura più di 60 anni, come per dire che il nostro Paese si poggia sul nulla… CeMento assume quindi diverse connotazioni di natura visiva, concettuale e politica». Un progetto, questo, nato dalla sua ricerca palermitana Ho annegato il mare realizzata la scorsa estate in occasione di Manifesta12 Collateral per superarla ed aprire gli occhi verso l’abuso edilizio inteso come problematica concernente l’intero territorio italiano, non ultimo il ponte Morandi di Genova. Proprio grazie all’apparente poeticità delle forme impiegate, la Bellantoni crea un corto circuito, uno shock per sottolineare come anche la libertà del linguaggio espressivo possa essere cementificato e reso sterile. Inoltre, continua Bellantoni «CeMento vuole essere infine una riflessione sul ruolo dell’artista che prende una posizione dura, lapidaria, rispetto alla realtà che ha di fronte.»

Sulla retta via” (2014) è, invece, la penultima esposizione presentata a FourteenArTellaro da Filippo Berta, vincitore della V edizione del bando Italian Council (2019) con il progetto One by One promosso da Nomas Foundation e ideato con l’impossibile obiettivo di contare tutte le spine dei fili metallici di recinzione che ancora oggi creano divisioni e polarizzazioni geopolitiche e culturali in diversi Stati nel mondo (Slovenia, Croazia, Ungheria, Serbia, Macedonia, Grecia, Turchia, Corea, Messico e Stati Uniti). Consistente nella proiezione a loop del video che dà titolo alla personale dell’artista bergamasco, l’opera – visibile attraverso il vetro dello spazio tramite uno schermo televisivo di 40 pollici – mostra una fila di persone che cammina lungo il bagnasciuga di una spiaggia deserta. Ogni individuo cerca di procedere seguendo il labile confine definito dalle onde del mare con lo scopo di mantenere quell’effimera traccia che delimita l’acqua dalla terra ferma. Obiettivo, questo, che risulta irrealizzabile per via dei movimenti perpetui e irregolari della liquida sostanza divenendo, tuttavia, metafora dell’impossibilità dell’essere umano di trovare un equilibrio tra la propria indole intuitiva-emotiva e il ruolo della società che ne condiziona e corrompe l’essenza individuale. Su questa continua tensione s’incentra fin da sempre la ricerca di Filippo Berta: un’indagine sviluppata attraverso micro azioni performative per investigare la condizione umana di fronte a restrizioni, meccanismi e dinamiche della società svelandone un dualismo inconciliabile. In “Sulla retta via” l’uomo risulta essere (de)formato e plasmato dalla società che lo circonda penetrando la sua coscienza individuale, condizionando i suoi comportamenti mentali e indirizzandolo verso ruoli standardizzati nonché verso un’intrinseca competizione. Con il suo lavoro Berta ci pone di fronte alle cause e alle condizioni che inducono incoscientemente il singolo a certe mutazioni, evidenziando la fragilità insita nella natura umana.

L’attenzione verso l’individuo ritorna anche nell’esposizione finale ed ancora in corso presso la location di Lerici: Rise and Fall di Romina Bassu. Il progetto pittorico presentato dall’artista romana ci immette in un mondo inconsueto e paradossale che racconta, in modo assolutamente allegorico, i continui sali e scendi che caratterizzano la vita quotidiana, come lo stesso titolo ci suggerisce. I tre lavori esposti ben rappresentano il legame esistente tra tre elementi – donna, corpo e vulnerabilità – che costituiscono la perpetua ricerca di equilibrio tra l’essere umano e le pressioni sociali. Dipinti che mettono a nudo debolezze, emotività e influenzabilità proprie dell’individuo di fronte a ciò che lo inquieta. Opere conseguite attraverso una narrazione insolita, risolta tramite la presa in prestito della modalità cinematografica dei piani sequenza, per dar luogo ad un’unica scena che racconta l’evento inaspettato evidenziandone e scandendone i tre momenti fondamentali. Ed è proprio lo shock provocato dall’imprevisto avvenimento a suscitare un disagio indefinibile nell’intima coscienza dell’individuo e che lo fa sprofondare in un vortice, in un abisso da cui non riesce ad uscire. Solo l’accettazione e la presa di coscienza dei propri limiti gli permetterà di ri-emergere. É ciò che accade soprattutto all’identità femminile, definita e giudicata nella società del consumo in base a una idealizzata perfezione, bellezza e vitalità infinita. Parametri impossibili da rispettare per via del trascorrere del tempo, sinonimo dell’inarrestabile cambiamento cui il corpo è soggetto e della caducità che appartiene all’essere umano. Imperniata su tali tematiche, la poetica della Bassu ci pone di fronte a noi stesse grazie agli alter ego delle sue protagoniste bidimensionali: vittime sacrificali di un universo di plastica, di bassi stereotipi che umiliano l’identità psicologica femminile. 

“La superficie accidentata”

rassegna a cura di Gino D’Ugo

2018 – 2019

Fourteen Artellaro – Osservatorio per l’arte contemporanea

Piazza Figoli, 14 – 19032 – Tellaro di Lerici (SP)

info: fourteenartellaro@gmail.com

sito fb: FourteenArtellaro

Maila Buglioni

Storico dell’arte e curatore. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’arte Contemporanea presso Università La Sapienza di Roma frequenta lo stage di Operatrice Didattica presso il Servizio Educativo del MAXXI. Ha collaborato con Barbara Martusciello all’interno dei Book Corner Arti promossi da Art A Part of Cult(ure); a MEMORIE URBANE Street Art Festival a Gaeta e Terracina nel 2013 e con il progetto Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (PG). Ha fatto parte del collettivo curatoriale ARTNOISE e del relativo web-magazine. Ha collaborato con varie riviste specializzate del settore artistico. È ideatrice e curatrice del progetto espositivo APPIA ANTICA ART PROJECT. È Capo Redattore di Segnonline, coordinando l'attività dei collaboratori per la stesura e l’organizzazione degli articoli, oltre che referente per la selezione delle news, delle inaugurazioni e degli eventi d’arte. Mail maila@segnonline.it; maila@rivistasegno.eu