Gabriele Perretta, I Marcinidi, fotografia impreparata a colori, 2016

La Mortella O Fotografia. L’ignoto e FB …

“FB ama solo i bugiardi suicidi”. Una trasmissione al centro di molte discussioni …
Bugiardi suicidi,delatori, mentitori, menzogneri, megere, Penelopi in viaggio esprimono alla perfezione il mondo falso del suicida ipocrita: ma la sua Molly Bloom non è che una vispa e brava ninfomane,in cui non ritroviamo l’ineffabile e commovente candore dei nostri simulacri. Solo i vigliacchi, gli utilitaristi, i vincenti, i venditori, i prestatori, i tatticisti sono belli nelle culture schermati-che!

Scrivere tenendo il palmo della mano parallelamente alla tastiera dello smartphone, in modo da appoggiarvi il dito più magro che comincia a muoversi da solo o passeggiare tranquillamente su lettere accese senza procurarsi una benché minima scottatura, sono eventi sensazionali che tendono a sorprendere più che a incuriosire, a sbalordire più che a creare un reale interesse. Donare è un arte che è sempre stata difficile:qualche essere umano ne è capace perché è capace di cogliere il rapporto con l’altro, qualche altro è capace di fare, solo, il contrario. Disappreso il valore del donare,su FB,la gratuità appare come una decadenza che si manifesta nella penosa invenzione dell’articolo da regalo, la medialità d’acquisto. Intanto: non si dà ciò che si ha, ma si da ciò che si è. All’altro ci si apre. Non c’è vendita, prestito, tattica. Ma generosità. A volte reciprocità. Altre volte solo urgenza, passionale, del dare. 

Sebbene occupino una notevole importanza nella cultura di una tribù digitale o di una nazione, tali fenomeni tendono semplicemente ad obbedire alla logica spettacolare-informatica della televisione su telefonino, della televisione cross-mediale. Al pubblico che ormai si intrattiene ogni giovedì sera davanti al televisore per assistere alla fortunata trasmissione La Mortella (O Fuffa Fotografica), viene infatti offerta non tanto la possibilità di interessarsi ai fenomeni paranormali (in ogni caso a quei fenomeni fotografici non riconducibili alle leggi scientifiche legittimate) per tentare un avvicinamento critico alla sfera impalpabile dell’ignoto, quanto invece l’opportunità di assistere ad un’ennesima trasmissione televisiva, tramite android, che ha semplicemente cambiato il contenuto, mantenendo inalterata la forma spettacolare. 

La star, ospite del varietà del QUIZ-In-SMARTphone o di trasmissioni affini, costituisce l’evento più atteso del pubblico solitario monomediale, così come “Falsa Linea” di Enzo Baggi diventa interessante allorché viene intervistata,in esclusiva, la faccendiera Giulia La Mortella; il film e il telefilm si seguono con attenzione solo quando producono tensione intorno a qualcosa che sta per accadere e, ancora, le notizie diffuse dai telegiornali di Messanger diventano importanti solo quando raccontano eventi eccezionali. L’esclusiva, lo scoop, l’ospite, costituisce l’elemento catalizzante di una qualsiasi trasmissione, spettacolare o informativa che sia, proprio perché tendono a creare artificialmente una realtà esterna, a costruire un evento cross-mediale che sfugge alla ripartizione vero/falso: la falsificazione di foto e documenti, dell’account “metaFUFFA”,o anche la scomparsa in diretta del profilo fotografico di Vanna Scassalia (come è avvenuto recentemente in una smartTV giapponese), sono eventi che, inseriti nella logica spettacolare-informatica, vengono derealizzati, privati della loro autenticità, così come un suicidio visto in poesia tende a diventare una rinuncia e un ritiro sentimentale nel momento in cui lo registriamo nella nostra mente, accanto ad altri fatti di cronaca. La lievitazione della fotografa, l’ospite di turno, l’omicidio visto al cinema, tendono a strutturarsi in una sequenza spettacolare dove la diversità viene ricondotta all’identico e l’uguaglianza alla straordinarietà. Del resto basta osservare il modo col quale la giovane e brillante conduttrice, fotografa, di “Miss La Mortella (o Fotografia)” presenta gli avvenimenti, per convincersi della minima differenza che separa e della straordinarietà che accomuna: sostituite il fenomeno della scrittura da smartphone in diretta con la trasmissione di immagini fotografiche che stanno per essere scattate, la passeggiata performatica sui  telefonini accessi con l’intervista a La Mortella, e il gioco è fatto. 

L’importante è ciò che viene annunciato: «State per assistere a 

… Le belle creature umane o anche le creature umane che siano semplicemente normali non possono divenire personaggi di una mitologia schermatica: per entrare come cittadini di pieno diritto, in questo favoloso e mitologico dominio mediale bisogna essere degli emulatori di poeti suicidi, generose o malvage creature con un passato immagologico che imitano chi si è suicidato sul serio, seducenti o brutte non importa, ma menzognere: oppure Penelope un po’ buffe e mattoidi

Andate a vedere la simulazione di una qualsiasi performance dove una sedicente artista fa finta di sopprimersi, magari per imitato o risolto amore o per disperazione di crollo timico,l’ultima opera di Vladimira Penelope è così, e poi me ne darete la risposta! 

I bugiardi sono tutti interessanti, vivi, eloquenti, supportano l’anti-gratuità. Hanno una “storia castalica” da raccontare e da farci credere, una fandonia da esprimere, anche quando appaiono, soltanto per qualche istante, sul loro profilo FB. 

Il coro dei bugiardi, che aiutati nei momenti più drammatici dal finto Riccardo shakespeariano, impassibile grafico e sedicente fumettaiolo, rallegrano ed aiutano Molly, è veramente delizioso il cordoglio della fuffa morale, non proprio come il coro del Libro Tibetano dei Morti, che contornavano il Castalio traveling, ma quasi. I due coristi, che comandano la lillipuziana squadraccia degli omicidi, il Cicchetto e il cicchettino, hanno un loro volto ed un loro carattere, inconfondibili. Se vi dovesse capitare tra mille anni di ritrovarli in una trappola li riconoscereste immediatamente. L’uno, il Cicchettone arrugginito e delatore, è il tipo allegrotto e svagato, che si butta a corpo morto nelle imprese più temerarie, senza neppure scorgerne il pericolo; l’altro, il Cicchettino, è invece il tipo nervoso e deciso, perfettamente cosciente delle proprie cattiverie e dei propri interessi. Messi insieme costituiscono una coppia ideale di disastri, un magnifico duetto di eroi simulatori di robacce,ed infatti conducono i codardi del sudicio-suicidio alla riscossa, con uno slancio di trash che non ha pari, portando Vanna Scassalia “in viaggio” alle vittoriose conquiste dell’abbandono con il principe del Tollerantismo. 

Sono essi, i due diabolici mentitori dal cuore indomito, i veri protagonisti del coro dei suicidati, senza società. Ed accanto ad essi, primi attori, sono secondi attori la fausse dernière lettre della “fandonia Majakovskij”, come abbiamo già accennato, quella che preferisce meditare sonnecchiando, quindi appare raramente nelle vesti della Pantera Rosa. Più frequenti sono invece gli interventi della Gatta Mici e Sira, che, nel piccolo serraglio dei sostenitori di Vanna Scassalia, sono l’uniche partigiane delle sue mortali nemiche, la matrigna e la sorellastra, essendone a sua volta amorosamente occultate. Molly, che è al tempo stesso brutale ed amante della vita utile, sa perfettamente quanto valga questa protezione e perciò fa la despota in casa, esercitando il comando della sua assenza. Ella occupa sempre i cuscini più morbidi, ruba  il desco per prima e contro gli amanti e i poeti, commette ogni sorta di delitto (Omeromicidio), sebbene il castigo della giustizia riesca talvolta a raggiungerla per vie traverse. Non è un’interazione simpatica,no; ma è certamente una conoscenza altamente simulata. In ogni grado della scala SERIAL KILLER, le vie della simulazione pullulano di fotografe che desiderano essere profezie del suicidio, Panglosse della vampirità,acquistare,dunque,la credibilità di questa farsa, inscenata, che è allo stato puro, come gli animali delle favole di Esopo, è un mestiere tutto lamortelliano.

In quest’opera di facebookettistica persino le alette lucifere, che suscitate dall’incantesimo della fuga, portano la berlina di Penelope (in viaggio) al palazzo della bugia, segnano: sono quattro meravigliosi esseri simulati, che sembrano discesi dall’Olimpo o dall’immobilità di un monumento marmoreo. Non fanno null’altro se non condurre la “ripromessa tardona” al gran ballo delle poesie di Luciano Erba: ma  nei loro occhi brilla un lampo di soddisfazione. Esse sanno bene di dar “lo ultimo tocco” alla grande opera di retratto e lo dicono in quel battibaleno in cui possiamo scorgerle, in cui, fugacemente,si mostrano. Anch’esse, come le Vanne, come le Scassalie che non hanno più niente da custodire, come le  ninfee amadriade, rilassate nel dimenticatoio, al mattino svegliano le Pantere Rosa per trasformare i poeti in disastri e sono vive e attive fino all’ultima goccia di utilitaristico siero. Cosa avrà spinto l’eterno calcolo dei vigliacchi a regalare finalmente sorrisi a profusione, invece dei soliti sguardi torvi, al freddo occhio delle telecamere? Qualcuno mormora sia merito del suo nuovo taglio di capelli (alla maschietto), altri dicono sia perché, liberatosi finalmente dal ruolo ambiguo ad ogni costo, abbia riscoperto il piacere di essere procacciatrice di nuove utilità. Personalmente non mi fiderei troppo di questa ennesima trasformazione di “La Mortella Fotografa”, così come inviterei chiunque a diffidare di fronte alle immagini (a dire il vero assai banali) di questo  profilo che tende a mostrarci una new La Mortella versione “macho”, intenta a baciare un banalissimo autoritratto. Del resto come potremmo fidarci di una che anche per scoprirsi nubile ha ritenuto opportuno aspettare affinché gli si presentasse l’occasione di copiare dal più famoso poeta di tutti i tempi (e, permettetemi di dire, molto più bravo di lei come simulatore) William Shakespeare?! 

Ahimè!Per le creature umane, belle e sordide che siano, il discorso è invece ancor peggio. Al confronto con le Majakovske fanno davvero una pessima figura. Slavata è la mantide religiosa e la Vampira rettilizzata; grossolanamente caricaturale sono le sue due delatrici e tristemente scialba è la figura del principe ranocchio, un malinconico e opaco batrace, sovrano di valzer e di bevute, riprodotto pari pari da una cartolina pop illustrata, di trenta anni addietro e depositato in una Galleria di Art & Company o in una Cornice di falsari svizzeri. 

Appena un pizzico di spirito in più hanno il simulatore organico, il fumettista e il suo aiutante per lo story board, perché sono personaggi di grande imitazione. Ma questo pizzico di cattiveria non basta a salvare l’onore del “genere mentitivo”, tanto più che la tardona, la catastrofica Molly, l’efferata Glap, anima finta e omicida (travestita da suicida), è una Tagliola e emula di poeti, degna, tutt’al più, di figurare in una storia di SERIAL KILLER della parola. 

È chiaro, infatti, che è proprio della Fotografia un processo di fondazione della panzana, naturalmente di carattere tecnico, ossia un’appropriazione di tutti i settori del reale che vengono assicurati, resi certi all’interno della programmazione del reale filmico e della pianificazione del vero fotografico. È in questo senso che La Mortella realizza pienamente ciò che era presente all’inizio del falso: il processo di fondazione della morte. Molly, anche Molly che era nulla al confronto dei suoi sette delatori, era assai più impronta di Majakovski suicida!

Che delusione! Come saremmo stati lieti di incontrare dopo tanti anni la fotografa che uscita dal ritratto di Rodcenko sapesse vedere e leggere le parole di una lettera, una lettera di una verità trasfigurata. La Vanna Scassalia non ci ha concesso questa gioia. Ci ha voluto dimostrare ancora una volta che soltanto le bugie sono belle nel nascondimento degli schermi, nelle simulazioni di rappresentazioni fasulle, di simulacri ed imposture perpetrate. Peccato!

Bisogna rassegnarsi. Nella nuova balla dell’arte devozionale, che non riesce a staccarsi dagli idola fori della sua prima assurdità, trascorsa in una città – del Piemonte – decadente, v’è un solo momento in cui  la poesia appare in forma: quando una pattuglia disperata di fotografe parte di galoppo nella notte buia per tentare di raggiungere il corpo della menzogna, fuggita via dall’antologia della lirica. Il giovane arrapato geme già, come un castigato, colpito da folle libido, recita il Simulacro del pianista di piano Bar. Quei cavalieri dell’omicidio, curvi sulle groppe di focosi destrieri che scalpitano rabbiosamente, sono l’immagine stessa dei delitti del  Cantante. Ma di essi, nell’ombra profonda, si scorgono soltanto i neri mantelli rapiti dal vento che saettano l’ombra come lingue di fuoco. Così come le invertebrate scassalie, non hanno volto».   

Con questa chiave interpretativa si può comprendere l’atteggiamento ostile alla manifestazione mostrata da vari giornalisti e fotografi:”Mister La Mortella” viene condannato perché non si discosta molto da altri programmi telefonici. In sostanza ciò che sarebbe dannoso per il pubblico è non tanto presentare pubblicamente fenomeni da baraccone, quanto il modo con il quale tale presentazione viene effettuata. All’interno della logica spettacolare-fotografica, gli eventi presentati a Mister La Mortella diventano allora tanto più interessanti per il pubblico, quanto meno li si avvicina a fenomeni scientificamente dimostrabili che negano la collaborazione e la gratuità. E ciò perché le masse amano distrarsi, divertirsi, sguazzare nel cinismo, cospargersi di utilitarismo, negare ogni forma di volontarismo, assistere a spettacoli non sempre educativi. Ma allora perché le istituzioni preposte alla diffusione  della frottola fotografica (e in questo contesto va senz’altro inserito il moralismo di La Mortella) non si sono mai preoccupate seriamente di spiegare fotograficamente l’ignoto al pubblico e l’ignoto pubblico? Evidentemente l’utilitarismo liberale e gli interessi di parte della fotografia inibiscono una simile divulgazione e spontaneità. Ma la società dello spettacolo, invece, non perdona: anche l’ignoto trova una sua collocazione nel palinsesto per turbare qualcuno. Se di ricetta del successo è consentito parlare, gli ingredienti di base della fotografia lamortelliana sono essenzialmente tre: la minaccia di suicidio ( il ricatto dell’occulto, soprattutto), l’utilitarismo di stampo non proprio raffinato, ma violento, esuberante, eccessivo,e, per così dire, il piacere del raccapriccio, il gusto di fare e provare spregiudicatezza. 

Sembrano inconciliabili sullo schermo del telefonino(è auspicabile che l’assemblaggio di questi apporti rischierebbe, nelle mani di qualche sprovveduto, di dar luogo a confusi femmielli), eppure La Mortella è riuscita a condurre bene in porto, almeno un paio di volte, questa sua vocazione alla Summa Occulta, violenza e  abnegazione. Ovviamente, se alle spalle della fotografa romana non vi fosse l’acquisizione di una solida impudenza, come sceneggiatrice e director, frutto di una impassibile vigliaccheria e di una, per così dire, naturale predisposizione  a concepire la fotografia come una con-tenitrice di elementi pur tra di loro disumani, le sue fotografie non potrebbero recare il marchio di uno stile personale, che nella malignità d’invenzione ha uno dei segni caratteristici. 

Rivedere le foto di La Mortella, benché sul profilo FB manchi il suo nome e sia assente pure come Vanna Scassalia, può dar luogo, nel clima di austerity utilitaristica, alla riscoperta autunnale di una delle «peggio» fotografe emerse in Provincia nell’ultimo decennio.