«Ho voluto comporre un progetto espositivo coinvolgendo un gruppo di artisti che ha avuto un ruolo importante nel mio percorso professionale», queste le parole della curatrice nello spiegare le motivazioni delle sue scelte, ribadendo però che ogni autore si è confrontato liberamente con la tematica, rimanendo totalmente aderente al proprio modus operandi e alla propria visione estetica.
I protagonisti di questa collettiva sono Marco Paganini, Aran Ndimurwanko, Emma Scarafiotti, Michela Longone, Luca Armigero, Claudia Mangone, Marco Emmanuele e Martina Cioffi, mentre il testo critico che accompagna la mostra è a firma di Alice Vangelisti.
Incandescenze e Maree descrivono fenomeni naturali capaci di trasformare il paesaggio e di alterare la materia perché sia l’acqua che il fuoco, attraverso la propria forza creatrice e distruttiva, hanno il potere di rendere lo spazio mutevole. Su questi presupposti è costruito tutto il percorso espositivo che si rivela un vero e proprio viaggio nell’instabilità dove nulla è ciò che sembra davvero.



Marco Paganini, un po’ alchimista e un po’ scienziato, affronta questa tematica utilizzando alambicchi e sistemi elettrici volti a riprodurre il fenomeno dell’incandescenza e del passaggio dell’elemento acqua da uno stato liquido a uno gassoso. Nonostante la costruzione maniacale dei sui interventi installativi i risultati appaiono incontrollabili e variabili. Aran Ndimurwanko, con pratiche primitive, presenta due opere in cui l’incandescenza è memoria di tecniche che rimandano ad un rapporto diretto con la natura: il fuoco, nel suo caso, segna e cristallizza la materia. Le formazioni cristalline sono, invece, l’elemento distintivo dei lavori di Michela Longone, espressione dell’interruzione dello sviluppo ciclico attraverso il congelamento del tempo in cui il flusso della vita s’interrompe lentamente. L’opera video di Emma Scarafiotti è una riflessione sul confine tra identità e corpo; la “conchiglia” è abbandonata nel momento in cui risulta stretta e quindi sostituita da un nuovo guscio più aderente alle necessità del sé. Luca Armigero, attraverso un’abilità compositiva, gioca sul valore e l’impatto della parola nella comunicazione di massa: i suoi Barcodes danno informazioni precise celate da una grafica “spietata”, il suo lavoro, infatti, esige un’osservazione attenta e non superficiale. Martina Cioffi, con l’allestimento di un wunderkammer, offre al visitatore una camera delle meraviglie in cui il fuoco e l’acqua scolpiscono carcasse vegetali da cui fioriscono nuovi esseri ibridi. Marco Emmanuele recupera del vetro abbandonato sulle spiagge per regalare al pubblico uno scarto dimenticato e perduto carico di luce e di memoria. Infine, Claudia Mangone trascina a terra “nuvole pesanti” di acque sporche che si tramutano in forme dal design minimale e sofisticato. Le singole proposte in una lettura corale invitano l’osservatore a prendere coscienza del fatto che il divenire permea su ogni cosa e ogni trasformazione nasconde sempre una vita nuova.
La mostra potrà essere visitata su appuntamento fino al 10 maggio: info@yag-garage.it

