In Ceramica

In Ceramica

Alberto Garutti, Felice Levini, Donatella Spaziani, H.H. Lim e Gino Sabatini Odoardi sono i protagonisti di In Ceramica al ChinI MUseo di Borgo San Lorenzo (Fi).
La mostra, prodotta da Zerynthia Associazione per l’arte Contemporanea Odv
in collaborazione con MAXXI L’Aquila, Fondazione No Man’s Land, Museo Acerbo delle ceramiche di Castelli, sarà visibile fino al 17 febbraio.
Riproponiamo qui il testo, del curatore Alessandro Cocchieri, pubblicato sul numero 293 della rivista Segno.

La “materia” ceramica permette diverse possibilità di espressione che si prestano alla lettura contemporanea; accreditandosi “così” come uno dei linguaggi “artistici” tornati d’attualità all’interno dell’universo dell’arte. Bisogna “chiaramente” porre distinzione tra chi ha fatto della ceramica il materiale d’elezione per la realizzazione di opere d’arte rispetto all’approccio a questa “materia” da parte di artisti contemporanei che “notoriamente” esprimono la loro poetica utilizzando altri mezzi e materiali. Nonostante “oggi” si è portati a dire “con troppa leggerezza” che l’arte contemporanea ama la ceramica e, grazie “anche” al differente approccio della critica, la ceramica non riveste più il solo status di arte minore e decorativa; va comunque affrontata una profonda analisi sul perché è sempre più frequente l’utilizzo di questa materia come “media” e “traduzione” plastica e visiva di un linguaggio artistico e concettuale prima che contemporaneo. Con questo progetto – presentato in anteprima al MAXXI L’Aquila nello scorso luglio – tentiamo di dare alcune risposte attraverso l’analisi dei lavori in ceramica di Alberto Garutti, Felice Levini, Donatella Spaziani, H.H. Lim, Gino Sabatini Odoardi, gettando “altresì” le basi per un approccio critico in riferimento a questo crescente fenomeno; il tutto innestato tra i capolavori di Galileo Chini nella permanente del Chini Museo.

Donatella Spaziani, Tavolo, 2019. Il piano del tavolo è composto da mattonelle (realizzate e disegnate sul biscotto dall’artista) che dopo la cottura sono risultate ’difettate’. La Spaziani interviene tagliandole secondo linee verticali e diagonali frammentando la superficie per poi ricomporla in un nuovo piano in cui le linee di taglio creano nuovi disegni e nuove prospettive. La struttura del tavolo è ispirata ai tavoli che nelle case di campagna si trovano sotto i pergolati: piano in ceramica e struttura in ferro concepita come un tavolo francescano senza capotavola. Gli sgabelli attorno, che si incastrano sotto lo stesso tavolo, hanno la seduta removibile e rivestita con un tessuto resistente all’acqua. Il tavolo è un invito alla convivialità e al dialogo e a trasformare il difetto in possibilità.

Felice Levini, Gli orecchini di Venere, 2023. Una scultura aggettante che incarna l’idea temporale delle 24h con due mani che reggono il sole e la luna, invitando lo spettatore a riflettere sulla circolarità del tempo.

H.H.Lim, Still Life, 2023. Una bombola di gas arrugginita è immortalata come in una fotografia nel materiale ceramico, racchiudendo in sé tutta la poetica dell’impercettibile tensione di un oggetto potenzialmente esplosivo, ma allo stesso tempo appartenente ad un immaginario di utilizzo quotidiano.

Alberto Garutti, Sehnsucht, 2018. Il titolo dell’opera, Sehnsucht, è una parola chiave che incarna un concetto tipico dello spirito romantico tedesco. Significa desiderio e bramosia d’amore, nostalgia di un bene irraggiungibile, doloroso struggimento nel cercare qualcosa che si ama. I due vasi abitano lo spazio espositivo. Sono vicini e lontani, si pensano e si immaginano senza potersi incontrare. Concepiti come due forme complementari, potrebbero accostarsi alla perfezione a comporre una sola forma, ma vivono in due luoghi diversi.
L’opera è una metafora dell’arte stessa – esiste solo attraverso il desiderio amoroso e vano dello spettatore nel tentativo di avvicinarsi ad essa – ed anche un piccolo racconto sull’incontro, sul vuoto ambiguo e indecifrabile che separa persone e cose.
Rosa come la carnagione umana, la coppia di vasi, nella loro separazione e distanza, contiene una sottile sofferenza: l’opera è la presenza immateriale di ciò che non si tocca, dello spazio tra le cose. La tensione silenziosa tra i due oggetti mette in scacco lo spazio espositivo.

Gino Sabatini Odoardi, Senza titolo, 2023. L’opera di Gino Sabatini Odoardi, invece, richiama uno degli elementi a lui più cari, il bicchiere da osteria che nel supporto ceramico perdona la consueta trasparenza a favore di una trasposizione materica e cromatica. L’installazione si compone di una serie di dodici bicchieri su mensola, undici bianchi e uno rosso sui quali l’artista è intervenuto con un tratto sismografico a matita.